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214026962 5c55b94f 9636 4854 bd02 9ea3dd29ca06 - Ecologia e buongoverno, è exploit Verde. Una ricetta per la Germania post-Merkel

BERLINO – «È un super esordio nel super anno elettorale»: il commento entusiasta del leader dei Verdi tedeschi, Robert Habeck, all’ottimo risultato incassato alle prime regionali del 2021 è condiviso anche dall’altra numero uno degli ambientalisti, Annalena Baerbock. Anche in tempi difficili, ha fatto sapere già domenica sera, quando sugli schermi televisivi scorrevano i primi exit poll, i Verdi «riescono a conquistare la fiducia degli elettori». Ma quando un cronista ha provato a incalzarla per capire chi potrebbe essere il prossimo candidato cancelliere dei Gruenen, Baerbock gli ha risposto con un sorriso: «Non fatemi sempre questa domanda: decideremo tra Pasqua e Pentecoste». Insomma, se l’onda lunga del successo degli ambientalisti reggerà fino a settembre, non è escluso che alla cancelliera donna più longeva della storia possa succedere un’altra cancelliera donna. Fino ad allora sono ancora parecchi i tasselli che devono andare in ordine.

Intanto, proprio uno sguardo alle regionali inviterebbe alla cautela. Primo, in Renania-Palatinato i Verdi hanno raddoppiato quasi i voti ma si sono fermati comunque sotto al 10%. Secondo, è vero che nel Baden-Wuerttenberg, nell’opulenta regione che vanta buste paga di un terzo più ricche del resto d’Europa, il Verde Winfried Kretschmann ha incassato il miglior risultato regionale di tutti i tempi. Proiettato sulla poltrona da governatore dieci anni fa, sull’onda del trauma di Fukushima da un elettorato tradizionalmente conservatore, Kretschmann ha avviato in Svevia un esperimento di coabitazione con la Cdu che tanti ritengono possa funzionare anche a livello federale. Ma Kretschmann è considerata un’anomalia, il politico Verde più a destra della Germania, e ha già cominciato a subire gli effetti del fianco scoperto a sinistra. 

La “Klimaliste” composta da esponenti dei Fridays for Future e militanti giovani, ha incassato un considerevole 3,6%. E come ha notato ieri l’europarlamentare italiana dei Verdi, Monica Frassoni, il pragmatismo dimostrato nelle numerose esperienze di governo a livello regionale e la prospettiva di tornare in un esecutivo a Berlino, persino con la Cdu, rischia di «aprire spazi elettorali a posizioni più radicali». Soprattutto in un’era di grande impegno ecologista da parte delle nuove generazioni ma anche di una leadership, quella del duo Baerbock-Habeck, che è espressione dell’ala più pragmatica, quella dei cosiddetti “Realos”. 

Tuttavia, se la Cdu si preparava, ancora in epoca Merkel, e con sondaggi che veleggiavano intorno al 38-40%, a coabitare a Berlino con i Verdi, le elezioni di domenica potrebbero anche aver svelato un trend capace di spingere il Paese in una direzione diversa. A Berlino persino il leader dei cristianodemocratici, Armin Laschet ha tuonato ieri – più per spronare i suoi – che «un cancelliere Cdu non è un dono di dio». Una Cdu troppo fiaccata potrebbe anche aprire scenari nuovi, ad esempio una coalizione a guida Verde e con la Spd e la Fdp come junior partner. Il segretario generale della Spd, Lars Klingbeil, lo ha detto a chiare lettere, ieri: “una coalizione ‘semaforo’ si può fare anche al livello federale”. Ma la strada per il verde-giallo-rosso è ancora irta di ostacoli. E sei mesi sono un tempo lunghissimo, in politica.

Fonte: Repubblica

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