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172351456 f89464ab 208d 4c68 acec c94731e46d17 - Effetto bonus e Covid, così l'Italia rimane senza biciclette

«È appena andato via un cliente al quale ho dovuto dire che non avevo la bici che cercava, né potevo ordinarla. Mi ha raccontato che si è sentito ripetere la stessa cosa in tutti i negozi di Firenze e dintorni». Tommaso Gori Conti è l’ultimo tra i gestori di uno storico negozio di Firenze, aperto nel 1927: «I miei mi dicono che non hanno mai visto una cosa simile: non si riesce a stare dietro agli ordini, né delle bici, né dei ricambi. Alcuni fornitori parlano di consegnarci alcuni componenti, come camere d’aria speciali, nel 2022». Succede la stessa cosa a Roma, dove Claudio Castellaccio, titolare di un negozio specializzato esordisce sconcertato: «È drammatico, le aziende non consegnano e la programmazione è completamente falsata, ci saranno problemi nel riassortimento per tutto il 2021 almeno. E non è una questione di prezzo, chiedono le bici da 300 come da mille euro, le richieste sono triplicate».

A Milano c’è chi ha messo un cartello in vetrina per il tutto esaurito, a Palermo Giulia Daricello, dell’omonimo negozio, conferma: «Tra la primavera e l’estate abbiamo venduto 500 pezzi, altri 170 nelle due settimane dopo il click day del bonus mobilità. In sei mesi abbiamo piazzato la merce che vendiamo in più di due anni». Una grande catena come Decathlon in questi giorni di sconti ha dovuto organizzare una fila separata all’ingresso per chi va al reparto biciclette.

È l’effetto del bonus mobilità, ma non soltanto: «Le palestre sono chiuse, il calcetto vietato, il ciclismo è l’ultimo sport rimasto – osserva Giancarlo Valentini, che ha un negozio a Castiglione del Lago, in Umbria – in questo momento la penuria di scorte è più evidente perché di solito novembre era un mese morto per le vendite, soltanto i semiprofessionisti chiedevano bici d’alta gamma, ma adesso mi arriva gente da Perugia e da tutto il circondario. Purtroppo devo dire che non ho scorte, anche se in estate ne avevo ordinate molte più del solito». Il signor Russolillo, a Napoli, si scusa per la fretta: «Sì, le confermo che abbiamo problemi a esaudire le richieste, ma mi scusi, ora non posso stare al telefono, ho sempre il negozio pieno». C’è anche chi ha aperto liste d’attesa: «Mai vista una cosa del genere – dice Filippo, al lavoro nel negozio Dieffe di Verona, la città italiana con il maggior numero di iscritti alla Federazione amici della bicicletta – non stanno arrivando neanche gli ordini fatti sei mesi fa e i fornitori non ci fanno ordinare bici in aggiunta a quelle che avevamo già chiesto. Alcune aziende hanno istituito una sorta di lista d’attesa e altrettanto abbiamo fatto noi in negozio».

Le ultime stime fatte a settembre dall’Ancma, l’associazione nazionale ciclo e motociclo di Confindustria, sembrano a questo punto superate. Due mesi fa si prevedeva che entro la fine del 2020 si sarebbero vendute in Italia 2 milioni di biciclette (comprese quelle elettriche) con un aumento rispetto al 2019 di circa 300mila pezzi. «Ma non ci si aspettava un novembre così – dice Piero Nigrelli, responsabile settore bici di Ancma – Di solito questo è un mese morto, molti rivenditori sono addirittura chiusi e invece il bonus mobilità, ma non soltanto, sta portando a una domanda mai vista prima, per quest’anno ci aspettiamo fatturati in crescita di 10milioni». Nigrelli spiega che il fenomeno non può essere legato soltanto al bonus mobilità, perché la carenza riguarda tutta l’Europa. «Ci sono diversi fattori che hanno contribuito sia all’aumento della domanda, sia alla scarsità dell’offerta. La pandemia ha sicuramente aperto prospettive e riflessioni nuove sulla mobilità e sarebbe opportuno che gli amministratori ne prendessero atto. Le aziende si erano trovate in difficoltà già a maggio, dopo il lockdown che aveva interrotto la produzione soprattutto in Oriente, ma hanno risposto con un aumento dell’8 per cento del personale».

Tuttavia, nonostante l’aumento di richieste, i produttori sono cauti: «È troppo presto per capire se si tratta di una bolla o di una tendenza costante, un’azienda non può modificare o ampliare tutta la sua linea produttiva sulla base di un periodo limitato» conclude Nigrelli. Per molti non resta che restaurare la vecchia bici mezzo arrugginita e dimenticata in garage: il recupero, pur senza bonus, è di tendenza quasi quanto l’acquisto.

 

Fonte: Repubblica

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