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Sono ricercatori universitari e lavorano su temi simili: questioni legate al genere l’uno, diritti femminili l’altro. Entrambi hanno scelto di studiare all’estero: a Bologna e a Vienna. Sono amici e sono stati arrestati a quasi un anno di distanza l’uno dall’altro, il 7 febbraio 2020 e il primo febbraio 2021. Stessa accusa: propaganda contro lo Stato egiziano. Da qualche giorno Patrick George Zaky e Ahmed Samir Santawy condividono anche la permanenza a Tora, nei pressi del Cairo, il più famigerato carcere egiziano. In questa conversazione con Repubblica, la fidanzata di Santawy, Souheila Yildiz, lancia un appello che suona molto simile a quelli già fatti dalla sorella di Patrick, Marise: “Liberatelo, non ha fatto nulla di male”.

Quando ha sentito Ahmed l’ultima volta?

“Il giorno in cui è scomparso, quando è stato convocato alla stazione di polizia. Era preoccupato ma non più di tanto: pensava che lo avrebbero interrogato sulla sua permanenza all’estero e sui suoi studi. Ma era certo che dopo qualche ora sarebbe tornato a casa: non aveva nulla di cui preoccuparsi, mi ha detto. Non è stato così”.

Dov’è detenuto?

“A Tora. I suoi avvocati lo hanno visto per qualche minuto quando ha incontrato il giudice che ha confermato il suo arresto. Ha detto di essere stato picchiato. Aveva segni sul volto e dolori per tutto il corpo. Ha chiesto di vedere un medico. Da allora, e sono passati diversi giorni, non abbiamo saputo più nulla”.

Ha idea del perché sia stato fermato?

“No. Non è un attivista: lo è stato nella fase della Rivoluzione, dieci anni fa, come migliaia di altri giovani egiziani. Poi si è concentrato sui suoi studi. Sappiamo che da tempo è in corso una repressione nei confronti dei ricercatori e in generale della libertà di espressione: ma Ahmed nelle sue ricerche è molto lontano dai temi della politica, quindi non avremmo mai pensato che potesse essere coinvolto”.

Che cosa studia?

“La questione femminile e in particolare il tema dell’aborto, ma non in termini legati all’attualità politica. Fa ricerca antropologica e ha spiegato come il tema venga affrontato nella giurisprudenza islamica”.

Lui e Patrick sono amici…

“Più che amici, sono conoscenti. Non credo si siano mai incontrati da soli. Ma Ahmed ha fatto campagna per il suo rilascio a Vienna e a Budapest insieme ad altri amici e ricercatori universitari”.

Può essere questo uno dei motivi dell’arresto?

“Non ne ho idea”

Ora tocca a voi muovervi per lui…

“È un ricercatore europeo perché fa ricerca in Europa: ha diritto come studioso di poter tornare al suo lavoro. Lo ha detto anche la sua università in un messaggio del rettore Michael Ignatieff diffuso subito dopo il suo arresto. Non ha fatto nulla contro l’Egitto e ama il suo Paese: perché è in carcere?”.

Il giudice ha confermato la detenzione per 15 giorni: ha paura che entri nel tunnel della carcerazione preventiva come Patrick?

“Certo che ne ho paura. Siamo tutti preoccupati. Io, i suoi amici e la sua famiglia. Vogliamo solo che torni a casa”.

Fonte: Repubblica

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