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IL CAIRO – “Una notizia terribile ma non inaspettata: nella prigione di Tora, dove si trova Patrick Zaky, Mohamed Monir si è ammalato di Covid-19, per poi morirne in ospedale, un giornalista che mai avrebbe dovuto mettere piede in un carcere. Il rischio contagio nelle carceri è altissimo. Cosa aspetta il governo italiano per sollecitare il rilascio di Patrick?”. Con questa dichiarazione  il portavoce di Amnesty International, Riccardo Noury, ha annunciato la morte del giornalista egiziano.

Monir era stato arrestato il 15 giugno con l’accusa di far parte di un gruppo terroristico, diffondere notizie false e usare impropriamente i social media. Era in attesa di processo. Dopo essersi ammalato di Covid-19, il 2 luglio era stato rilasciato dalla prigione Tora, dove è incarcerato anche lo studente Patrick Zaky. È morto oggi in un ospedale del Cairo per complicazioni dovute al virus.

I prigionieri politici in Egitto possono essere trattenuti in custodia cautelare, senza processo, per anni, in quelle che i gruppi dei diritti umani descrivono come condizioni malsane senza accesso a cure mediche.

Sessantacinque anni e critico del governo di Al Sisi, Monir era comparso a inizio giugno sulla tv qatarina, vietata in Egitto, Al Jazeera. Subito dopo era stato arrestato.

“Mio padre stava solo esprimento il suo diritto di opinione. Le sue parole non hanno mai incitato alla violenza”, ha detto la figlia Sara. Qualche giorno fa Monir stesso aveva pubblicato su Facebook un video in diretta in cui lamentava di non riuscire a respirare: “Ho biogno di ossigeno. Qualcuno mi aiuti”.

Nel carcere di Tora da febbraio è detenuto anche Zaky, studente di Bologna, accusato di reati di opinione e arrestato di ritorno nel suo Paese per un breve periodo. La mobilitazione, italiana e internazionale, per chiederne la liberazione immediata non si ferma. Nei giorni scorsi il giovane aveva recapitato una lettera alla sua famiglia spiegando di essere in buona salute.

Amnesty International e altre associazioni dei diritti umani hanno ripetutamente invitato Al Sisi a liberare migliaia di prigionieri politici vulnerabili alla diffusione del Covid-19. Ma le autorità egiziane hanno risposte con un’ulteriore stretta sulla libertà d’espressione, arrestando giornalisti e medici critici della gestione della pandemia.

Il ministero della Sanità egiziano ha riferito di 82.070 contagi e 3.858 morti, il bilancio di vittime più alto nel mondo arabo.

Fonte: Repubblica

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