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“Sembra un film di Hollywood scritto male”. Dice così, a metà pomeriggio, la zia paterna Aya Biran. “Siamo sconvolti, l’hanno rapito”. Replica della zia materna Gali Peleg, che ad agosto ha annunciato di aver avviato le pratiche per l’adozione del nipotino: “No, non l’abbiamo rapito: l’abbiamo portato a casa. Siamo stati obbligati, non abbiamo più saputo quali fossero le condizioni mentali e di salute del bambino”. Ancora Aya, la tutrice: “Eitan stava facendo un percorso di recupero: adesso questo percorso è stato interrotto”. No, ribatte Gali Pelag in un’intervista alla radio israeliana: “Il nostro amato Eitan è tornato in Israele dopo aver perso tutta la sua famiglia, così come volevano i suoi genitori. Dal momento in cui è arrivato qui, è in cura presso l’ospedale Sheba Tel Hashomer dove è trattato da uno staff medico di primo livello, a causa delle condizioni complesse e delicate in cui si trova”.

231443427 838aaa17 ef99 4714 be91 cef6ccc820f4 - Eitan, la guerra delle famiglie: “Soffre, fatelo tornare”; “No, la sua casa è qui”
Aya Biran, la zia di Eitan, nella conferenza stampa in cui ha denunciato il rapimento del piccolo 

Due famiglie contrapposte

Due famiglie: quella del papà e quella della mamma di Eitan Biran. Due famiglie e in particolare due zie che, da più di un mese, si contendono il nipotino rimasto orfano. Avvocati, denunce, ricorsi, tribunali: una guerra che pare surreale: un supplemento di pena per Eitan. “Prima il bambino era in condizioni mentali non buone. Al termine delle nostre visite piangeva, chiedeva se aveva fatto qualcosa di male”, ha attaccato Gali Peleg. “Eitan stava benissimo qui con noi, giocava con le sue cuginette ed era pronto ad andare a scuola”, ribatte Aya. Che le due famiglie avessero idee diverse sul futuro di Eitan si era capito già durante i 19 giorni del ricovero in ospedale a Torino. Nonni e zii materni ipotizzavano il trasferimento a Tel Aviv; zia Aya aveva ribattuto: “Abbiamo condiviso la crescita dei bambini, li abbiamo allattati insieme. Sono stati anni di gite con i passeggini, di pomeriggi passati nella piscinetta in giardino. Sono gli scatti dei nostri momenti insieme, tra dubbi, studi, lavoro, le nostre festività, i Shabbat insieme”.

L’intervento del giudice

Poi i rapporti sono degradati. Quando le hanno domandato della tutela del bambino data dal giudice italiano a Aya, Gali Peleg ha risposto: “A noi il lato legale non interessa. Non ci interessa la convenzione dell’Aja. A noi interessa solo il bene di Eitan. Abbiamo agito solo per il suo bene. Cosa avremmo potuto mai dirgli se, da grande, ci avesse rinfacciato di non averlo riportato in Israele?”. Tra un botta e riposta e l’altro, si è aperta un’inchiesta per sequestro di persona. Dice lo zio Or Nirko, marito di Aya: “Io me lo sentivo dall’inizio che quella famiglia avrebbe fatto qualcosa di sporco per aggirare la legge italiana. Ma arrivare al punto di organizzare un sequestro…”. Adesso è battaglia legale. Alla denuncia per sequestro di minorenne presentata sabato da Aya alla polizia italiana, ieri mattina se ne è aggiunta una seconda, sporta in Israele contro Shmuel Peleg, il nonno materno di Eytan che l’ha prelevato da casa di Aya senza farvi più ritorno. La denuncia sul suolo israeliano accelererà l’apertura di un’inchiesta locale, che fino a ieri non era stata avviata in quanto non ancora giunta la richiesta di rogatoria internazionale. Se non interverrà prima l’autorità giudiziaria, il primo confronto tra le parti potrebbe svolgersi il 22 ottobre, quando è convocata al Tribunale per i Minorenni di Milano l’udienza richiesta dalla famiglia Peleg per reclamare la nomina della zia paterna come tutrice del bambino.

Fonte: Repubblica

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