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222325284 b6fc9aba 2cd4 4e59 8744 54bff62f91cc - Elezioni israeliane, "Io premier di tutti": ora Netanyahu corteggia il voto arabo

UMM AL FAHM – A tre giorni dalle quarte elezioni in due anni, con metà della popolazione vaccinata, “l’indice R” in calo, ristoranti e spiagge sovraffollati, gli israeliani sembrano più occupati a riprendere le vecchie abitudini che a perdersi in dissertazioni politiche. Benjamin Netanyahu – 12 anni da premier, un processo pendente con accuse di corruzione e ancora 32 seggi attribuitigli dai sondaggi – ha puntato tutto sul successo dell’operazione vaccini e sugli Accordi di Abramo.

Ma il vero colpo da maestro se l’è giocato con l’elettorato arabo, il 21% della popolazione. “Siamo tutti con te, Abu Yair”, recita una mega insegna elettorale del Likud all’entrata di Umm el Fahm, roccaforte del Movimento islamico. Abu Yair, “il padre di Yair” – secondo l’uso tra gli arabi di appellare con il nome del primogenito – è nato come una battuta sui social, e Netanyahu l’ha adottato nelle innumerevoli comparsate nelle città arabe, per promuovere la campagna vaccinale accanto a quella elettorale.

“Il premier di tutti”, recita uno dei jingle in arabo del Likud. Una metamorfosi di cui si sottolinea il cinismo: nel 2015 lo stesso “Abu Yair” diceva “Il governo della destra è in pericolo, gli arabi accorrono in massa alle urne”. Eppure, due seggi per il Likud potrebbero giungere martedì dall’elettorato arabo, secondo il sondaggista Thabet Abu Rass. “Sono elezioni senza precedenti: il voto arabo è corteggiato da tutti i partiti sionisti e potrebbe essere determinate per la nuova coalizione”, ci spiega.

Uno scenario che si è aperto con l’abbandono della Lista Araba Unita (Lau) da parte del parlamentare Mansour Abbas, che ha rotto un tabù affermando di essere disposto a sostenere il governo che più verrà incontro alle sue domande, a sinistra come a destra. Una linea che trova sempre più consenso e che deriva dalla “delusione per la mancanza di risultati dei parlamentari arabi, che si sono sempre ostinati a ridursi a opposizione”, ci dice Jamal Alkirnawi, attivista per la promozione dell’occupazione nella società beduina. “Anche la nostra società vuole essere influente. Gli israeliani si spostano a destra e dobbiamo sapere dialogare con chiunque per ottenere fatti, non parole”.

Così Netanyahu è riuscito a frammentare il voto arabo: la Leu viene data in calo da 15 a 8 seggi, mentre Abbas si posiziona poco sopra la soglia di sbarramento con 4 seggi, che potrebbero risultare critici per passare eventuali leggi ad personam che tutelerebbero il premier sotto processo. In cambio, fondi per il contrasto della criminalità, approvazione di nuovi piani urbanistici, le piaghe che ora influiscono maggiormente sulle scelte elettorali dei cittadini arabi.

I sussidi economici durante il Covid (compresi due round molto contestati di helicopter money) hanno contribuito a guardare ad “Abu Yair” come opzione, così come le nuove opportunità che si aprono ora con Emirati e altri Paesi musulmani con gli Accordi di Abramo, ci dice Mursi Hija, che coordina il forum delle guide turistiche arabe. “L’approccio di Abbas è coraggioso e interessante, ma mi riservo di vedere cosa porterà”, ci dice l’avvocato Tawfeeq Jabareen, che per ora voterà Lau. Almeno fino al prossimo round, “che con questi ritmi, forse sarà già ad agosto”.

Fonte: Repubblica

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