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NEW YORK – “Non portare rancore”, “Ha fatto campagna con me e Jill”, “talentuosa”, “grande rispetto per lei”. Sono alcune tra le annotazioni che Joe Biden ha fatto riguardo Kamala Harris, la senatrice della California considerata favorita come vicepresidente in ticket con il candidato democratico per le elezioni di novembre.

I giudizi lusinghieri sono stati catturati da un fotografo dell’Associated Press, Andrew Harnik, che ha ripreso, con il teleobiettivo, il foglio di appunti che Biden, ospite a un evento elettorale a Wilmington, Delaware, stringeva tra le mani. Il candidato non ha fatto niente per nascondere le annotazioni, scritte in modo chiaro e leggibile sul dorso di un foglio in carta rigida con l’intestazione ufficiale, “Joseph R. Biden, Jr”, perché non ci fossero dubbi sull’autore.

Sotto il nome “Kamala Harris” un elenco di diciotto voci, chiuso dall’acronimo chiave, “VP”, che sta per vicepresidente. La rivelazione arriva nei tempi giusti: Biden ha promesso di annunciare la prossima settimana chi sceglierà al suo fainco. A marzo si era impegnato a nominare una donna, una settimana fa aveva rivelato di aver ridotto la scelta a quattro donne afroamericane.

Non aveva fatto nomi, ma gli analisti americani non hanno avuto dubbi: erano Harris, la rappresentante al Congresso Val Demings, la sindaca di Atlanta Keisha Lance Bottoms e l’ex consigliera della sicurezza nazionale durante la presidenza Obama, Susan Rice. Proprio quest’ultima era stata indicata ieri in ascesa dal New York Times che, però, aveva avanzato dubbi sulla forza della candidatura: volto semisconosciuto, esperta di relazioni estere ma in un momento in cui gli americani si trovano alle prese con emergenze interne, dalla pandemia alla disoccupazione alla questione razziale.

La senatrice Harris appare favorita per due motivi: con i suoi 55 anni e l’esuberanza, rinfresca l’immagine stagionata di Biden, 77 anni, ed è forte sul tema dei diritti civili.

Proprio su questo la senatrice si era scontrata con Biden, un anno fa, durante il dibattito televisivo per le primarie democratiche.

Harris, madre indiana e padre giamaicano, aveva attaccato l’ex vicepresidente di Obama, contestandogli la sua opposizione, negli anni 70, al “desegregation busing”, cioè l’utilizzo dei bus per favorire l’integrazione degli studenti neri portandoli nelle scuole più lontane da casa e frequentate dai bianchi.

Quel duro attacco in diretta aveva messo in imbarazzo Biden e ferito la moglie, Jill. Molti hanno pensato che lo scontro avesse fatto sfumare la possibilità di un ticket.

Invece i tre, nelle settimane successive, avevano superato la tensione. Harris è amica da tempo di casa Biden, essendo stata procuratrice federale come il figlio Beau: lei in California, lui nel Delaware.

La senatrice è rimasta in contatto con Beau fino agli ultimi giorni di vita del figlio di Biden, morto nel 2015 per un cancro al cervello. “Lo ha sempre sostenuto”, disse Biden quando fece l’endorsement della senatrice per le elezioni del 2016. Nelle note “rubate” dal fotografo, sotto il titolo “Last 100 days”, riferimento ai cento giorni dal voto del 3 novembre, Biden ha scritto: “dire la verità”, “assumersi la responsabilità”, “ascoltare gli scienziati”.

In coda la parola “Barack”, l’ex presidente, di cui si leggevano, nella foto, solo le lettere “b” e “ck”. Ma è quel “Do not hold grudges”, “non portare rancore”, la chiave della candidatura Harris.

Se Donald Trump punta a dividere, Biden vuole opporre il suo messaggio inclusivo, e accreditarsi come presidente impegnato a “unire” gli americani. Kamala Harris, che negli ultimi tempi ha moltiplicato su Twitter le sue interazioni con i 4 milioni di follower, sarebbe l’ex avversaria che diventa alleata.

Quel “non portare rancore”, in un’America polarizzata, può rappresentare, secondo la campagna Biden, un messaggio rivoluzionario e, sperano, vincente.

Fonte: Repubblica

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