Condividi:

Dall’Italia agli Stati Uniti, dall’Europa alle Americhe, il negazionismo No Vax ha nel mondo cattolico più conservatore – e dunque nelle fila degli antagonisti del pontificato di Francesco – un robusto affluente. Come del resto, non più tardi di due mesi fa, ha reso esplicito lo spesso Pontefice sul volo che lo riportava a Roma di ritorno dal viaggio in Ungheria e Slovacchia: “Anche nel collegio cardinalizio ci sono alcuni negazionisti”. Per semplificazione giornalistica e narcisismo del protagonista, la proiezione pubblica di questo grumo ha finito per assumere, almeno all’interno dei nostri confini, il volto di Monsignor Carlo Maria Viganò, 80 anni, ex nunzio della Santa Sede a Washington. Ma, a ben vedere, la parte non emersa di questo partito che considera il papato di Francesco, cominciato il 13 marzo del 2013, una parentesi come tale destinata a chiudersi, ha la sua forza proprio nella sua straordinaria capacità di non esporsi. Di lavorare felpato nelle retrovie della Curia come in quelle delle diocesi sparse nel mondo. Il che spiega la paradossale soddisfazione suscitata Oltretevere tra i fedelissimi di Francesco dopo l’ultima uscita televisiva di Viganò sul virus. Definire il Covid una “psico-pandemia” – è il ragionamento che si raccoglie in Vaticano – squalifica Viganò e il suo mondo. E in ogni caso, “Un bel silenzio non fu mai detto”, ha sottolineato Marco Tarquino su Avvenire, organo ufficiale dei vescovi italiani, che nello stigmatizzare le “follie” e i “deliri” dell’ex nunzio che durante il primo Vatileaks lasciò il Vaticano per gli Stati Uniti convinto che la sua promozione fosse l’esito di una macchinazione per metterlo in cattiva luce presso l’allora Segretario di Stato Tarcisio Bertone, ha reso esplicito, qualora vi fossero dubbi, da che parte intende stare la Cei nella speranza che tutti i presuli seguano.

Papa Francesco: “Negazionisti anche tra i cardinali, uno è ricoverato poverino”

802104 thumb rep papasuinegazionisti - Eminenze nere

Il 15 settembre 2021 in volo, tornando dal viaggio in Ungheria e Slovacchia, Papa Francesco parlando dei negazionisti allude al cardinal Raymond Burke, ricoverato in terapia intensiva. Ammette che nel collegio cardinalizio c’è chi rifiuta l’immunizzazione e aggiunge: “in Vaticano siamo tutti vaccinati tranne un piccolo gruppetto”. E cerca di spiegarsi perché alcuni rifiutino i vaccini anche se “l’umanità ha una storia di amicizia con i vaccini”

 

La messa di Forza Nuova

In Italia (come del resto in Europa), il mondo cattolico antibergogliano mette insieme sovranisti, populisti, negazionisti e ha nel voto alla Lega e a Fratelli d’Italia, nel flirt spesso ostentato con le sigle della destra neofascista, la sua proiezione politica. Nel novembre di un anno fa, il 2020, a Roma, in piena seconda ondata della pandemia, durante una manifestazione negazionista, padre Floriano Abrahamowicz, prete lefebvriano, celebra messa in piazza della Bocca della Verità alla presenza di alcune decine di militanti. La definiscono una messa “contro la tirannia”, celebrata su un altare ricoperto da una bandiera italiana, sotto lo sguardo compiaciuto e compreso di Roberto Fiore, leader nazionale della neofascista Forza Nuova. “Oggi, Roma e i romani si sono ritrovati a piazza Bocca della Libertà per una Santa Messa per l’Italia”, scrive in quei frangenti Giuliano Castellino, leader romano di Forza Nuova. Lo stesso che, il 9 ottobre di un anno dopo, ritroveremo alla testa dell’assalto squadrista alla sede della Cgil e architetto del fallito piano di presa di Montecitorio. E ancora: “La messa di sempre, per il futuro della nostra nazione e del nostro popolo. Inginocchiati di fronte alla Croce simbolo di Fede, Tradizione e Vittoria. Un’altra azione, questa volta spirituale e comunitaria, contro la tirannia criminale del Covid, per chiamare gli italiani ad alzare la testa. Oggi siamo più forti e determinati. Grazie a Don Floriano che è sceso con il popolo”.

 

Pro vita, Family Day e No Vax

È un dato che il mondo tradizionalista cattolico giochi la sua partita innanzitutto sulle sponde del Tevere. Per carità, non dobbiamo immaginare un esercito dai numeri esorbitanti. E, tuttavia, parliamo di militanti tetragoni nei convincimenti e anche piuttosto agguerriti. Che ritengono il primo Papa gesuita un eretico e la sua decisione di far vaccinare immediatamente tutti i dipendenti della Santa Sede una follia.

“Il Green Pass è il Marchio della Bestia”, ha detto Viganò. E così facendo ha chiamato a raccolta, intorno alle parole d’ordine del negazionismo, parte significativa di quanti, nel nostro Paese, hanno lavorato negli ultimi anni per sabotare la legge sulle unioni civili rinverdendo il Family Day e la campagna contro il referendum delle Staminali fra il 2005 e il 2007. Fra gli altri, non caso, è stato il cattolico Massimo Gandolfini, presidente dell’associazione Family Day, a scrivere: “Riteniamo inaccettabile imporre una sorta di “obbligatorietà vaccinale” operando una illegittima discriminazione fra gli studenti stessi. Il diritto allo studio è di tutti e qualsiasi odiosa discriminazione fra studenti “vaccinati e non” susciterà pericolose condizioni di conflitto sociale dentro la comunità nazionale”. Mentre Simone Pillon, politico leghista e figura di spicco dello stesso Family Day, ha dichiarato che “non si può costringere alla somministrazione di  vaccini che sono ancora nella fase sperimentale”. Ancora: è stata l’associazione Pro Vita e Famiglia, conosciuta soprattutto perché ogni anno organizza la Marcia della Vita, a sostenere la scorsa estate che “imporre il Green Pass ai minorenni significa creare un esercito di sdraiati psicopatici” e a fare del tema una campagna. Ha scritto in un tweet Jacopo Coghe, portavoce dell’associazione: “È necessario condannare fermamente un sistema che sfrutta linee cellulari di bambini abortiti nella ricerca, produzione o sperimentazione dei vaccini, farmaci e prodotti cosmetici”.

Certo, non tutti i critici di Francesco – e fra i nomi più noti si possono citare il giornalista Antonio Socci e l’intellettuale Roberto de Mattei – hanno posizioni No Vax. Entrambi, infatti, e con loro anche il cardinale Eijk (medico internista prima di entrare in seminario) che aderì ai Dubia su “Amoris Laetitia”, sono favorevoli ai vaccini. Eijk, ad esempio, è arrivato a sostenere che vaccinarsi probabilmente è addirittura “un obbligo morale” per il bene comune. A dimostrazione che la linea anti-Bergoglio non è perfettamente sovrapponibile con quella negazionista dei No Vax.

 

Il vaccino e i feti da aborto

Alcuni preti e vescovi la mettono sul piano teologico e dottrinale. Dicono che i vaccini sono moralmente illegittimi per l’uso che verrebbe fatto di feti abortiti. Cinque vescovi cattolici, in particolare, hanno condannato i vaccini per il Covid sostenendo che utilizzano nella loro composizione tessuto proveniente da materiale biologico frutto di interruzioni di gravidanza. Il vescovo ausiliare Athanasius Schneider e l’arcivescovo Tomasz Peta di Astana in Kazakhstan, il cardinale Janis Pujats di Riga in Lettonia, l’arcivescovo emerito Jan Pawel Lenga di Karaganda e il vescovo Joseph Strickland di Tyler in Texas, insieme a un gruppo internazionale di scienziati e medici, hanno infatti sottoscritto la dichiarazione che rifiuta “il crescente coro di conferenze episcopali, singoli vescovi e preti che permettono questi vaccini”. Che, dicono, vanno respinti perché categoricamente inaccettabili come lo è, “oltre ogni ombra di dubbio”, “l’aborto”, un “atto maligno moralmente grave, che chiede vendetta al cielo”.

Secondo il documento sottoscritto dai cinque prelati, infatti, l’aborto – considerato “il genocidio peggiore conosciuto dall’umanità” – è un tema centrale da tenere in forte considerazione nel giudizio sui vaccini anti-Covid. E a nulla è valsa la decisione della Congregazione per la Dottrina della Fede che, con il consenso di Papa Francesco, ha dato il via libera, in questo tempo di pandemia, alle vaccinazioni prodotte utilizzando proprio linee cellulari provenienti da due feti abortiti negli anni Sessanta. Con un argomento inequivocabile nella sua nettezza: è “moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione”. Il vescovo Sneider ha comunque esortato i credenti a non vaccinarsi ed a “continuare su questa strada che avete scelto per testimoniare la verità che la vita non ancora nata è sacra e che il traffico di parti del corpo fetale è un’industria malvagia che invoca Dio Onnipotente per la Sua giustizia!”.

 

La madre superiora di Montegalda

Si sono schierati anche diversi preti e suore. Padre Livio Fanzaga di Radio Maria, pur non contrario al vaccino, ha sostenuto che anche se “può essere utile – e certamente è stato utile nel passato – non è la salvezza”. E, un anno fa, ha stigmatizzato come uno “sfregio” la circostanza che l’Unione Europea abbia presentato il Vax-Day, il giorno della vaccinazione proprio a Natale, come se il vaccino fosse il nuovo Gesù Bambino”. È “una chiara dichiarazione di guerra”, ha detto. E ancora: “Di guerra a Dio”. Più di recente, è stata madre Angela Brugnaro, superiora del monastero di Montegalda (Vicenza), parte della diocesi di Padova, ad essere segnalata alla Curia con l’accusa di fare propaganda contro la vaccinazione. A denunciarla è stata il fratello Primo, un medico di 72 anni in pensione che vaccina come volontario all’ospedale militare padovano. “Nonostante l’appello al vaccino del Papa, dei vescovi e del presidente Mattarella, avete un covo di No Vax che spinge in tal senso anche con foto e appelli al limite del ridicolo”, ha scritto il fratello della suora in una lettera. E ancora: “È il monastero a Montegalda con la madre superiora che vive di cellulare e di quotidiana e sciocca propaganda No Vax. Il colmo è che è mia sorella. Ora mi rivolgo al vescovo affinché prenda un provvedimento”.

Nella chiesa di Francesco i pastori si fanno lupi

802107 thumb rep mix novaxvaticano161121 - Eminenze nere

Da Roma a Benevento, passando per Assisi e Cesena sono decine i sacerdoti italiani che in questa lunga pandemia hanno proclamato tesi anti scientifiche per giustificare le loro posizioni no vax. Ma in tanti hanno anche attaccato il ministero di Bergoglio, arrivando a negare “il valore dottrinale delle parole del Papa” (video dal web)

 

Parroci

Tra le migliaia di cattolici conservatori No vax, è anche il parroco di San Giuseppe a Capo le Case, nel rione Colonna, a Roma, don Giorgio Ghio, che spesso recita messa con il rito antico. “Vaccinarsi è peccato”, ha sostenuto. Quindi, “disubbidire è lecito”. Più duro ancora è stato don Pietro Cutuli, sacerdote della diocesi di Mileto-Nicoletta-Tropea, che ha detto che dietro i vaccini ha visto “la promozione di Satana”. Don Fabio, invece, parroco a Latisana in provincia di Udine, ha scelto i social per il suo proselitismo negazionista. “Quanti spergiuri!”, ha scritto, riportando il passo del giuramento di Ippocrate in cui i medici dichiarano “non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio”. Mentre in un altro post ha osservato: “Ci hanno mentito fin dall’inizio”. E poi: “Non avrai altro dio all’infuori del vax! (Col cavolo!)”. Don Fabio ha poi un po’ corretto il tiro: “Mi vaccinerò ma sono scettico sulla narrazione ufficiale che è stata data della pandemia”. Mentre ha scatenato un diluvio di polemiche l’enormità pronunciata durante l’omelia da un prete di Cesena, don Paolo Pasolini, che davanti ai fedeli attoniti, ha tuonato dal pulpito: “Ci sono donne ingravidate da aziende statali o private per farle abortire, asportare loro il feto vivo e usarne gli organi per la sperimentazione dei vaccini anti-Covid”.

A Monterosso, i fedeli della parrocchia di padre Rocco Grippo si sono invece ritrovati volantini affissi all’ingresso della Chiesa che minimizzavano i pericoli del Covid. In questo caso è sceso in campo anche il vescovo, monsignor Luigi Palletti, che ha intimato al religioso di “non fare esternazioni personali su argomenti di tale importanza e urgenza sociale e sanitaria come il Covid e i vaccini”.

Oltretevere, oltre oceano

La rete integralista e negazionista di una parte del mondo cattolico ed episcopale italiano si salda con l’ampio fronte dei cattolici conservatori americani, che non sono semplicemente attestati su posizioni critiche di Papa Francesco. Ma hanno attivamente manovrato e complottato per farlo cadere e comunque lavorato a boicottare il suo pontificato. In quest’ottica, l’opposizione alle misure contro il Covid è solo l’ultima manifestazione di questa avversione che è molto profonda e tiene insieme teologia e politica. È curioso che la fronda si sia sviluppata in maniera così marcata negli Stati Uniti, il paese che, non solo insieme alla Germania è il principale finanziatore della Santa Sede, ma che nel conclave del 2013, attraverso i suoi cardinali, aveva determinato la svolta che aveva bloccato i candidati italiani (Scola su tutti), aprendo a Bergoglio la strada verso il soglio di Pietro. I conservatori più affidabili dell’era di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, come George di Chicago e Dolan di New York, avevano infatti favorito l’argentino sconfitto proprio da Ratzinger nel 2005. Adesso, forse, la maggior parte di loro si è pentita di quella scelta, e magari accarezza l’idea di cancellarla.

I personaggi

 

Il gruppo “first thing”

A Chicago, George aveva preso il posto di Bernardin per volontà di Wojtyla, che era stato il catalizzatore di questo gruppo di conservatori, facendolo diventare dominante nella Chiesa cattolica degli Stati Uniti. Oltre ai cardinali, in origine guidati soprattutto da O’Connor di New York e Law di Boston, poi travolto dallo scandalo pedofilia nella sua diocesi, si era formato un forte nucleo di intellettuali laici e religiosi, uniti in gran parte intorno alla rivista “First Things”, fondata dall’ex reverendo luterano Richard John Neuhaus convertito al cattolicesimo proprio per l’influenza del papa polacco. Insieme a lui, con varie sfumature, si erano ritrovati intellettuali ex democratici transitati fra i neocon, come Michael Novak; il biografo di Wojtyla, George Weigel; la professoressa di Legge ad Harvard Mary Ann Glendon, leader della delegazione del Vaticano alla Conferenza sulle donne di Pechino nel 1995, dove si era scontrata con Hillary Clinton, ambasciatrice dell’amministrazione Bush presso la Santa Sede, e infine chiamata anche da Francesco tra i controllori delle attività dello Ior.

Questo gruppo era diventato lo specchio della visione pontificale di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI negli Usa, se non addirittura l’elemento ispiratore, almeno in certi casi. Era appoggiato da personaggi come l’ormai scomparso giudice della Corte Suprema Antonin Scalia, leader indiscusso dei magistrati conservatori nel massimo tribunale Usa, uomo cattolicissimo e padre di nove figli, fra cui il sacerdote Paul. Le loro idee erano poi spesso amplificate dall’Eternal Word Television Network di Mother Angelica, diventata la tv di riferimento per chiunque si riconoscesse nella visione più tradizionalista della fede.

A questo gruppo erano legati anche dei giovani che poi avrebbero fatto strada, come il futuro segretario di Stato Mike Pompeo, italiano non cattolico, ma allievo di Glendon ad Harvard. Infatti, quando era venuto a Roma come capo della diplomazia Usa, aveva scelto di pubblicare proprio su “First Things” un articolo che aveva molto irritato la Santa Sede, sollecitandola ad abbandonare l’accordo con la Cina sulla nomina dei vescovi. Oppure Steve Bannon, che ha avuto un curioso legame con la famiglia dell’ex ambasciatrice presso la Santa Sede Mary Ann Glendon. Infatti, una volta a Roma la figlia di Glendon, Elizabeth Lev, aveva avuto una relazione con il sacerdote dei Legionari di Cristo Thomas Williams, da cui era nato un bambino. Alla fine lui era stato costretto a lasciare l’abito talare e l’aveva sposata, trovando poi lavoro come il corrispondente dalla Città Eterna di Breitbart, ossia il sito super conservatore guidato proprio dal futuro manager della campagna presidenziale di Trump.

172554857 bfb39936 4f82 4e6a 9950 becd1bc2cf80 - Eminenze nere
Elizabeth Lev e suo marito Thomas Williams alla cena annuale del North American College. Roma, 9 maggio 2019. In alto a destra: Thomas Williams nel 2017, quando vestiva ancora l’abito talare 

 

Da aristocratici a marginali

Questo mondo aveva rappresentato l’aristocrazia americana del Vaticano, con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ma si era visto emarginare da Francesco. Da una parte, aveva sofferto la perdita di peso politico e di cariche. Dall’altra, coltivava una sincera avversione teologica e intellettuale verso il papa argentino. Durante una cena al Café Milano di Washington per la riunione dell’Alfalfa Club, davanti ad un bicchiere di vino e un magnifico piatto di pasta con i frutti di mare, Scalia si era infatti lasciato andare a questa confidenza: “Io sono cattolico, e quindi obbedisco: chiunque sia il Papa è il Papa, e comanda. Questo però non è il mio papa. E quando dice che non dobbiamo figliare come conigli, mi offende personalmente”. Monsignor Carlo Maria Viganò era entrato in questo mondo nel 2011, come nunzio di Ratzinger. Dove però era arrivato – inviato a Washington – con una classica promozione finalizzata alla rimozione, dopo lo scandalo Vati-Leaks sulla corruzione in Vaticano, di cui era stato la fonte principale.

Era quindi dagli Usa che aveva visto l’elezione di Bergoglio, restandone quanto meno perplesso. Si era saldato rapidamente con la corrente dei conservatori scontenti, ma in una posizione di potere, perché la prassi vuole che sia il nunzio a proporre la terna di candidati da cui il Papa sceglie i vescovi in ogni paese, quando c’è da nominarne qualcuno. Perciò Viganò aveva almeno una certa capacità di condizionare, o almeno indirizzare, le scelte sulla leadership cattolica americana. Clamoroso, poi, era stato lo sgambetto che aveva fatto nel 2015 alle spalle di Bergoglio. Durante la sua visita negli Usa lo aveva fatto incontrare con Kim Davis, l’ex impiegata della Rowan County del Kentucky finita in prigione, perché si era rifiutata di applicare la legge federale e consegnare le licenze matrimoniali a persone dello stesso sesso.

154526237 e2beeec4 025e 40cd 9a96 0b7f57728344 - Eminenze nere
Kim Davis 

 

Burke e Viganò

Raymond Burke non era invece una creatura di Viganò, perché era stato consacrato vescovo da Wojtyla e creato cardinale da Ratzinger, ma le affinità elettive tra i due erano diventate evidenti fin dal principio, trasformandoli in punti di riferimento dell’opposizione conservatrice a Francesco. Il primo, sottoscrivendo i “dubia” sull’esortazione Amoris laetitia, avrebbe in sostanza messo in discussione l’infallibilità del papa, chiedendo che fosse corretto. Il secondo è arrivato ad accusare Bergoglio di aver protetto i pedofili nella chiesa. Poi, il 7 giugno del 2020, aveva scritto un’appassionata lettera al presidente americano Trump, dicendogli in pratica che era l’uomo inviato dalla provvidenza per salvare il mondo dal complotto globalista contro Dio. In questo quadro erano comparse anche le critiche alle restrizioni per fermare il Covid, come parte della battaglia finale tra la luce e la tenebra, la libertà e la schiavitù. Perciò Donald, rifiutandosi di indossare la maschera e mandando svariate migliaia di cittadini al sacrificio, stava in realtà lavorando a maggior gloria del progetto divino per gli uomini, messo a repentaglio dai miscredenti.

Allo stesso modo Burke aveva minimizzato la pandemia come una specie di imbroglio, e si era opposto al vaccino, salvo poi ammalarsi di Covid e finire ad un passo dalla tomba. All’inizio aveva detto che “il misterioso virus di Wuhan è stato utilizzato da alcune forze, nemiche delle famiglie e della libertà degli stati, per portare avanti il   loro programma malvagio”. Poi se l’era presa con i rimedi scientifici per fermarlo: “La vaccinazione in sé non può essere imposta in modo totalitario ai cittadini. Quando lo stato adotta una pratica del genere, viola l’integrità dei suoi membri. Mentre il governo può fornire regolamenti ragionevoli per la salvaguardia della salute, non è l’ultimo fornitore di salute, lo è solo Dio. Qualunque cosa lo stato proponga deve rispettare Dio e la sua legge”. Infine, aveva abbracciato pure le teorie cospirative più irragionevoli: “C’è un certo movimento per insistere sul fatto che ora tutti debbano essere vaccinati contro il Coronavirus Covid-19, e anche che una specie di microchip vada posto sotto la pelle di tutte le persone, in modo che in ogni momento possano essere controllate riguardo alla salute e ad altre questioni, che possiamo solo immaginare come un oggetto di controllo da parte dello Stato”.

154433665 65775e3b 297c 41b5 8ba8 5e836858de33 - Eminenze nere
Il cardinale Raymond Burke 

 

La Tv del diavolo

Entrambi, tanto Burke quanto Viganò, sono stati ripresi e rilanciati dall’Eternal Word Television Network. E questo spiega perché Francesco abbia accusato la tv fondata da Mother Angela di “fare il lavoro del diavolo”, oltra al fatto di vedersi attaccato e criticato in continuazione.  Questa progressione della storia, e dei contrasti tra i conservatori americani e Francesco, aiuta forse a comprendere come l’approccio alla pandemia sia solo la piccola punta di un enorme iceberg, che ormai da anni cerca di affondare la nave del papa per motivi assai più profondi e non negoziabili del Covid. Poi, certo, negli Stati Uniti ci sono anche gli ingenui che non riescono a distinguere la luna dietro al dito. Come il reverendo James Altman, della St. James the Less Catholic Church di La Crosse, in Wisconsin, che ha sollecitato i fedeli a non trasformarsi in cavie. Oppure il vescovo Joseph Strickland di Tyler, in Texas, che ha scritto una lettera per chiedere ai cattolici di “rifiutare qualsiasi vaccino che utilizzi i resti di bambini abortiti nella ricerca, nei test, nello sviluppo o nella produzione”. Perciò Timothy Broglio, arcivescovo dei Servizi militari Usa, ha affermato che i soldati cattolici devono avere il diritto di rifiutare la puntura al braccio come forma di obiezione di coscienza, se il contenuto è stato prodotto usando tessuti fetali. Ancora una volta, si scrive vaccino, ma si legge opposizione integrale al pontificato di Francesco.

L’arringa choc di Mons. Viganò: “Il Covid è un inganno e il vaccino ci rende organismi geneticamente modificati”

802094 thumb rep vigano161121 - Eminenze nere

Il 9 ottobre 2021, l’ex nunzio apostolico a Washington, Mons. Carlo Maria Viganò, invia ai manifestanti no vax di Roma, dell’Italia e del mondo intero, un videomessaggio. “Siete centinaia di migliaia di persone che protestano contro una tirannide globale. Ci hanno fatto credere che una normale influenza stagionale potesse uccidere migliaia di persone”. E poi, ancora: “I camion di Bergamo contenevano poche bare. L’assurdità di portare mascherine che provocano malattie gravi. Il vaccino è un farmaco sperimentale che ci rende organismi geneticamente modificati” (video da Facebook)

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy