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fecondazione boom di richieste nei centri sono cresciute del 30 - Fecondazione, boom di richieste nei centri: "Sono cresciute del 30%"

Gli aspiranti genitori sono tornati  in forze nei centri di fecondazione, off limits per mesi a causa del Covid. I dati degli esperti parlano di un aumento del 30 %, soprattutto al centro sud, rispetto all’anno scorso.  A compensare quei 35mila trattamenti di fecondazione assistita saltati e le 4500 nascite in meno per colpa della pandemia.

Più richieste di trattamenti da quando i  centri hanno riaperto a maggio che non sono solo appuntamenti da recuperare. “Dopo il coronavirus noto infatti un maggiore desiderio di diventate genitori, senza contare che molti hanno deciso di affrettarsi,  di non rimandare oltre per il timore di nuove ondate di virus che chiudano gli ospedali” dice il professor Antonino Guglielmino presidente della Società per la riproduzione umana.  Troppo forte la paura di perdere tempo quando gli anni che passano rischiano di essere la discriminante tra un figlio da crescere e un desiderio irrealizzato.

Le coppie sono tornate pieni di speranza dopo aver aspettato mesi chiuse nelle loro case, col sogno di diventare genitori rimesso nel cassetto quando sembrava ormai a portata di mano. Dopo aver interrotto le iniezioni di ormoni per favorire la produzione di ovociti, per aumentare le chance di essere madre, divenute ormai inutili vista l’impossibilita di fare la fecondazione assistita in un Italia assediata dai virus. Contando i giorni, sperando che la pandemia durasse il meno possibile. 

 “Il lockdown ha aumentato il desiderio di genitorialità. Tra metà giugno e metà luglio abbiamo visto un aumento in media del 20%, e con picchi del 30% in alcune regioni, di coppie che si sono rivolte ai centri per la Procreazione Medicalmente Assistita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno” dice Guglielmino che è anche delegato italiano della Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia (Eshre)
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 Il boom di richieste di cure per l’infertilità non è dovuto solo da tutte le coppie prenotate nei mesi del lockdown. A pesare, infatti, sono almeno altri due fattori. “Da un lato, la paura di nuove chiusure per eventuali seconde ondate di contagi spinge a voler approfittare del momento attuale. Dall’altro, è indubbio che la pandemia ha suscitato in molte persone una maggior desiderio di famiglia”, chiarisce Guglielmino. Un aspetto indicativo in questo senso è la richiesta di trattamenti anche ad agosto, “periodo in cui normalmente si sospendono i cicli, mentre quest’anno la maggior parte dei centri resterà aperto”. Una necessità dettata anche dall’esigenza di smaltire gli arretrati che sono stati accumulati in oltre tre mesi di chiusura.

E se durante il Covid si è fatto in maniera telematica il lavoro preparatorio. tutto quello che non siano analisi del sangue, prelievi ovocitari, ecografie, trasferimenti di embrioni o ovociti, “Anche ora che i centri hanno riaperto, almeno il 40% delle coppie continua a preferire lo svolgimento degli incontri per la consulenza psicologica e genetica, on line. Questo aiuta a mantenere le strutture meno affollate”.

Fonte: Repubblica

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