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filippine proteste e appelli contro la controversa legge anti terrorismo di duterte - Filippine, proteste e appelli contro la controversa legge anti-terrorismo di Duterte

BANGKOK – Una nuova legge, destinata nelle intenzioni del governo di Rodrigo Duterte a combattere il terrorismo, sta scatenando da giorni una vasta reazione indignata in diverse città dell’arcipelago filippino dove i manifestanti sono scesi in piazza con lunghi cortei e slogan allarmati.

Memori delle conseguenze della famigerata “guerra alla droga” con migliaia di vittime, spesso innocenti, uccise dalla polizia e da forze paramilitari in falsi “conflitti a fuoco”, organizzazioni dei diritti umani, intellettuali e semplici cittadini stanno tentando di bloccare questo nuovo provvedimento.

Il regolamento è visto come un tentativo di affidare alle forze dell’ordine il potere, pressoché illimitato, di arrestare e fermare per settimane chiunque senza giustificazione, compresi gli oppositori, con il semplice sospetto di sostenere uno dei gruppi terroristici islamici o comunisti che operano nel Sud dell’arcipelago.

A rendere ancora più ambigue le motivazioni della legge è l’affidamento dell’esecuzione di mandati e arresti a un Consiglio speciale composto da membri del gabinetto di Duterte con pieni poteri. Un ulteriore pericoloso precedente nell’attuale clima di intimidazione contro attivisti sociali politici e media, come hanno dimostrato la chiusura della rete tv Abs-Cbn e i processi contro il sito di news online Rappler e la sua fondatrice Maria Ressa.

La più influente associazione di avvocati e numerosi docenti di diritto ha già presentato un appello alla Corte Suprema per bloccare la legge prima della sua entrata in vigore il 18 luglio, sostenendo la sua incostituzionalità perché estende il periodo di detenzione preventivo senza accuse specifiche ben oltre i tre giorni prescritti dalla Carta magna. “La definizione di terrorismo – scrivono – è così vaga e ampia da poter includere raduni e manifestazioni legittime e illegittime”.

Diversi membri del governo hanno difeso i provvedimenti dicendo che offrono abbastanza garanzie per prevenire gli abusi e sono strumenti necessari per combattere gruppi di militanti islamici come il famigerato Abu Sayyaf contro i quali però esiste già una severa legislazione. Ma il direttore di Amnesty International Nicholas Bequelin l’ha definita “una nuova arma per marchiare e perseguitare tutti coloro he sono percepiti come nemici dello stato”.

La legge consente infatti al “Consiglio”, alle forze dell’ordine e ai militari di trattenere ogni “sospetto” senza alcun mandato di arresto per 14 giorni che possono essere prorogati di altri 10. I sospetti possono anche essere tenuti sotto sorveglianza fino a due mesi salvo ulteriori proroghe di altri 30 giorni.

Anche la responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani Michelle Bachelet ha espresso la sua preoccupazione per una legge che “potrebbe offuscare la distinzione tra critica e criminalità”, in un Paese dove gli stessi parlamentari dell’opposizione, come la senatrice Leila de Lima, sono stati arrestati con dubbie accuse come il traffico di droga.

La commissione dell’Onu ha descritto in dettaglio nel suo rapporto sulle Filippine le numerosi esecuzioni extragiudiziali e altre violazioni commesse in nome della cosiddetta “guerra alla droga” lanciata fin dal suo insediamento nel giugno del 2016 da Duterte che ha personalmente invitato a usare la forza “anche letale”.

Numerosi giornalisti e attivisti stanno già scontando pene detentive e arresti per aver attaccato le politiche del governo, ultima in ordine di tempo la retata contro un gruppo di manifestanti a Cabuyao City per la protesta pacifica contro la nuova legge antiterrorismo. La polizia li accusa di aver violato le norme del 1985 contro gli assembramenti pubblici e le ordinanze locali sulla quarantena per il coronavirus nonostante avessero rispettato le distanze sociali.

Fonte: Repubblica

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