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205711763 b770bc07 4e31 4145 bb49 91cdd18bb60c - Forze Armate, dopo quasi 20 anni tornano i muli: in versione robot o in carne e ossa

I muli, simbolo degli Alpini italiani e truppe da montagna in generale, stanno tornando. C’è chi, come l’Ue, ne sta sviluppando una versione robotica. Altri, invece, come la Francia, sperimentano la loro reintroduzione in “carne e ossa”. Nel primo caso, l’Agenzia di Difesa Europea (Eda) ha lanciato a fine dicembre del 2020 il progetto Artus (Autonomous Rough-terrain Transport UGV Swarm). L’idea è sviluppare un sistema che garantisca un carico utile aggiuntivo sostanziale per i militari e sia in grado di operare in ambienti difficili, comprese aree densamente boscose o in pendenza.

I muli high-tech dovrebbero operare in gruppi (sciami) ed essere in grado di reagire in modo autonomo a sviluppi imprevisti. Il progetto è gestito da un consorzio di quattro aziende di tre Paesi (Francia, Germania e Austria) ed è finanziato dall’Unione Europea con 1,5 milioni di euro per un periodo di due anni.

Il secondo caso vede coinvolti i militari francesi, che stanno testando il reimpiego di animali veri e propri tra le forze da montagna. Questi, infatti, scomparvero dai reggimenti nel 1975 dopo l’ultimo impiego nella Guerra d’Algeria. I protagonisti del nuovo esperimento, invece, si chiamano “Victorieux” e “Prunelle”, entrambi di razza Poitou. Per alcuni giorni sono stati inquadrati nel Settimo battaglione di cacciatori alpini (7° Bca) della 27esima brigata di fanteria da montagna (27° Bim) con ottimi risultati. Ogni quadrupede è stato capace di trasportare senza problemi oltre 120 chili (di cui una quarantina tra imbragature e attrezzatura), più di tre volte tanto rispetto a un soldato, adattandosi subito ai cambiamenti di altitudine.

La prossima estate, infatti, si pensa di ripetere i test con i mortai (80 chili) e si sta valutando molto seriamente il loro reintegro. L’obiettivo per tutti, che si tratti di animali in carne e ossa o con circuiti stampati, è aumentare la mobilità e la flessibilità delle unità a cui sono assegnati. Ciò in modo da migliorare la loro operatività. Il supporto logistico, soprattutto in fase di trasporto, farà sì che i soldati siano meno stanchi e più reattivi una volta arrivati a destinazione. Inoltre, almeno nel caso dei muli robot, si aggiunge anche più sicurezza per le forze in caso di scontro con nemici, grazie alla protezione e alla manovrabilità immediata garantita dai sistemi.

L’Italia, peraltro, è stato uno degli ultimi Paesi a “mandare in pensione” i muli militari. Lo fece solo nel 1993 quando furono aboliti i reparti salmerie. L’ultimo esemplare degli Alpini, Iroso, è morto solo due anni fa come riportò Repubblica, dopo essere stato in forze alla Brigata Cadore fino al suo scioglimento. La Germania, invece, non li ha mai dismessi. Sono ancora oggi usati insieme ai cavalli, infatti, dalla Brigata di Fanteria di Montagna del Bundeswehr grazie al Einsatz-und Ausbildungszentrum für Gebirgstragtierwesen 230 e dalle forze speciali. Sia in patria sia in missioni all’estero come in Afghanistan o in Kosovo.

Fonte: Repubblica

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