Condividi:

PARIGI – La Francia rivive la terribile notte del 13 Novembre, la cavalcata della morte dei terroristi venuti nella capitale per uccidere nei dehors dei café, allo Stade de France e nella strage al Bataclan dove fu uccisa anche l’italiana Valeria Solesin. Sei anni dopo, comincia il maxi-processo che deve far luce sui tanti misteri che circondano ancora l’assalto di jihadisti mandati dall’Isis e che in quell’autunno 2015 fecero 130 morti e centinaia di feriti, il più cruento attacco in Francia dal dopoguerra.

Il processo dei record

A impressionare sono i numeri: 1800 parti civili tra parenti delle vittime, feriti o sopravvissuti, 330 avvocati. Quattro magistrati dell’anti-terrorismo che hanno lavorato producendo 542 tomi che messi in fila misurano più di 53 metri. Il processo che comincia oggi nel vecchio Palazzo della Giustizia dell’Île de la Cité durerà nove mesi ed è circondato da imponenti misure di sicurezza.

La nuova aula

Per poter garantire l’accoglienza di famigliari, avvocati e giornalisti (più di 141 testate accreditate di cui un terzo straniere), si era inizialmente pensato di utilizzzare una sala esterna come il Belgio che ha scelto ex edifici della Nato per il futuro processo degli attacchi di Bruxelles. Ma per ragioni simboliche è stato deciso che la risposta della giustizia ai terroristi doveva avvenire nel cuore di Parigi. E così è stata costruita una gigantesca aula di tribunale. Il cantiere per la nuova sala “Grand Procès” è costato 7,5 milioni di euro. Servirà anche per altri processi di terrorismo, come quello per gli attentati di Nizza del 2016.

Filmati e webradio

In una dozzina di altre sale nel Palazzo di Giustizia sono stati allestiti schermi in cui si potrà assistere in diretta alle udienze. Per la prima volta è stata organizzata una webradio criptata che permetterà alle parti civili di ascoltare le udienze da casa o dall’estero per i famigliari delle vittime che non possono spostarsi. Le immagini all’interno dei procedimenti penali in Francia sono vietate ma come per il processo degli attacchi a Charlie Hebdo, saranno fatte delle riprese poi consultabili presso l’Archivio nazionale.

Imputati e fantasmi

Nel grande box in vetro ci saranno quattordici imputati (undici detenuti e tre sotto sorveglianza giudiziaria), tra cui il trentenne franco-marocchino Salah Abdeslam, l’unico sopravvissuto tra i dieci membri del commando del 13 Novembre che finora non ha mai voluto collaborare con i magistrati. Altri sei imputati saranno processati in contumacia, compresi cinque dirigenti dell’Isis che potrebbero essere morti nella zona iracheno-siriana. Cinque magistrati professionisti compongono la corte d’assise, mentre l’accusa è rappresentata da tre pubblici ministeri della procura nazionale anti-terrorismo (Pnat).

Lo shock delle testimonianze

Nel processo sfileranno le vittime ma anche tanti dirigenti dello Stato che, secondo alcuni famigliari delle vittime, avevano sottovalutato all’epoca la minaccia dell’Isis. Sarà chiamato a testimoniare François Hollande, presidente all’epoca degli attentati, così come l’ex ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve, i due ex direttori delle agenzie d’intelligence Dgsi e Dgse, l’ex procuratore di Parigi François Molins. Vista la portata del processo e lo shock che potrebbe venire da alcune testimonianze è stata anche organizzata un’unità di assistenza psicologica per famigliari delle vittime ma anche per i giornalisti che dovranno seguire le udienze.

I misteri da chiarire

Nonostante l’approfondita inchiesta durata quasi cinque anni, ramificata tra Francia e Belgio, fino a Grecia, Italia, Turchia e Siria, ci sono ancora molti punti da chiarire nell’inchiesta. Dal perché il coordinatore degli attentati, il belga-marocchino Abdelhamid Abaaoud, non sia stato fermato nei suoi viaggi tra Siria e Europa nonostante varie allerte, al motivo per cui Abdeslam non si è fatto esplodere come gli altri kamikaze del commando, ad un eventuale undicesimo complice che avrebbe partecipare a un attentato nel diciottesimo arrondissement rivendicato dall’Isis ma mai avvenuto. Nelle varie ramificazioni europee, i jihadisti progettavano forse altri attacchi ancora, in particolare all’aeroporto di Amsterdam. Sotto accusa anche i ritardi nell’intervento delle forze speciali al Bataclan. La ricerca della verità prosegue. Qualche mese fa è stato fermato a Bari un algerino accusato di aver fornito falsi documenti ad alcuni dei jihadisti del 13 Novembre.

L’allerta sicurezza

Il processo è circondato da timori per nuove azioni di jihadisti com’era successo l’anno scorso per quello sugli attentati di Charlie Hebdo, durante il quale ci furono due nuovi attentati, tra cui l’esecuzione del professore Samuel Paty. Il contesto internazionale, con il ritorno dei talebani a Kabul, rafforza le preoccupazioni dei servizi di sicurezza, così come la concomittanza con l’anniversario dei vent’anni degli attacchi dell’11 Settembre.

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy