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VENEZIA – Dante morto il 25 marzo 1321. La storia non doveva proprio essere la materia preferita dell’assessora regionale all’Istruzione del Veneto Elena Donazzan (Fratelli d’Italia) che, anche quando dopo due giorni si è accorta di aver sbagliato data, ha inviato una nota ripetendo l’errore.

Dopo aver cantato a gennaio con tranquillità Faccetta nera al programma radiofonico “La Zanzara” e aver giudicato le critiche come “un attacco squadrista”, due giorni fa l’assessora ha inviato un comunicato alle scuole ricordando che il 25 marzo 2021 è una data importantissima perché “il 25 marzo 1321 muore Dante, dopo aver visitato in esilio larga parte del Veneto”.

L’errore è rimbalzato ieri nei social, per esempio su quello dello scrittore Giuseppe Mendicino che su FB ieri ha postato il commento: “Non ci sono parole, viene un senso di sconforto e di desolazione”. E così venerdì mattina, dopo due giorni lavorativi e quando già l’errore veniva condiviso, è arrivato alle scuole un’altra comunicazione via mail con oggetto “Errata corrige. Invio nota assessore Donazzan Dantedì e 1600 anni”.

Peccato che nel documento (tra l’altro con lo stesso numero di protocollo di due giorni ma modificato) si sia corretto il passaggio nel mirino cambiandolo con “nel 1321 muore Dante”, ma si sia ripetuto l’errore all’inizio: “Carissimi” si legge “il 25 marzo è una data importante per la cultura italiana e la storia del mondo. Si celebreranno i 1600 anni dalla nascita di Venezia e i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta Dante”.

Insomma, un pasticcio nel pasticcio, senza contare che errata corrige si legge solo nell’oggetto della mail e non nel testo che continua con un sta “a noi il compito di essere consapevoli custodi di questo patrimonio materiale ed immateriale irripetibile (…) della nostra nazione. Tutto passa attraverso la conoscenza e la consapevolezza e la scuola resta il luogo per antonomasia per animare cultura e conoscenza”.

Premesso che da giorni e giorni su giornali, televisioni e radio si continua a ripetere che per commemorare il Sommo non è stata scelta la data effettiva della sua morte, avvenuta il 14 settembre 1321 a Ravenna, bensì quella che molti studiosi collocano come l’inizio della sua discesa agli Inferi nella Divina Commedia, ci si domanda come possa l’assessora non essersi accorta di nulla per due volte e come non abbi mai pensato di guardare almeno Wikipedia.

E sulla vicenda è arrivato anche il commento di Vanessa Camani, vice capogruppo del Partito Democratico Veneto: “Mettendola sul ridere chissà in quale girone l’avrebbe messa Dante! Viene però meno da ironizzare se pensiamo che Elena Donazzan, assessora all’Istruzione, ha inviato una lettera al mondo della scuola veneta, dai docenti agli studenti, decidendo che il 25 marzo non è la data che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia, bensì il giorno della morte del Sommo Poeta. Un errore da matita blu che era evitabilissimo”.

Insomma passi per la nascita di Venezia che comunque l’assessora non specifica mai che è un mito di fondazione e non storia e non indica nemmeno se 421 sia prima o dopo Cristo, ma il doppio strafalcione su Dante grida vendetta, soprattutto se si pensa allo sforzo di tanti studenti nell’anno della pandemia e al fatto che è stato inviato un documento sbagliato per ben due volte a tutte le scuole venete.

Che voto avrebbe preso Donazzan in un’interrogazione se non avesse saputo quando è morto il Sommo? Sicuramente da alunna una tiratina di orecchie, ma quando a scriverlo è un’assessora all’Istruzione…

Fonte: Repubblica

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