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BOLOGNA – Fu direttamente Licio Gelli a consegnare ai Nar l’anticipo di denaro per l’esecuzione della strage di Bologna. Ne sono convinti i magistrati della Procura generale che hanno indagato su mandanti e finanziatori dell’attentato del 2 agosto 1980 (come esecutori sono già stati condannati in via definitiva Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, mentre per concorso in strage è stato condannato in primo grado Gilberto Cavallini). Il venerabile capo della P2, accompagnato da un suo factotum, alcuni giorni prima della bomba alla stazione, incontrò alcuni esponenti della destra eversiva a cui consegno un milione di dollari in contanti. Gli inquirenti sono riusciti a stabilire con certezza la presenza di Gelli e dei terroristi, nello stesso giorno e in una precisa località. La vicenda è stata ricostruita nelle indagini condotte da Digos, Guardia di Finanza e Ros, analizzando i flussi di denaro che tra il 1979 e il 1982, partivano dal Banco Ambrosiano per arrivare sui conti cifrati svizzeri e, dopo una serie di passaggi schermati, a Gelli.

Dai conti del capo della P2 inoltre arrivarono importanti somme di denaro sia a Federico Umberto D’Amato, ex piduista e direttore dell’Ufficio affari riservati del ministero dell’Interno legato alla Cia, sia a Mario Tedeschi, ex senatore del Msi e direttore de Il Borghese. D’Amato era in contatto diretto con Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale, che – sempre secondo i magistrati – era il punto di contatto con le diverse fazioni del terrorismo di destra. Tedeschi dal canto suo ha avuto un ruolo importante nel tentativo di depistare le indagini sul fronte dell’informazione. Grazie a lui “vennero sistematicamente inventate piste alternative” al fine di salvaguardare i Nar. Dopo la strage ci furono altri pagamenti “a saldo” dell’attentato costata la vita a 85 persone e il ferimento di altri 200. In questo caso alcune operazioni furono fatte estero su estero.

Fonte: Repubblica

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