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Quattro ministre per riscrivere le norme sul femminicidio. Al lavoro per chiudere entro sette giorni un pacchetto che comprenderà provvedimenti di fermo più efficaci per gli autori delle violenze, una “scorta” per le donne che hanno denunciato e nuovi aiuti economici che potenzieranno o affiancheranno il “reddito di libertà” già in vigore. Mariastella Gelmini, titolare degli Affari regionali nel governo Draghi, con orgoglio misto a cautela anticipa alcuni dei provvedimenti dell’esecutivo. Che Gelmini idealmente dedicherà a Vanessa Zappalà, la ragazza uccisa ad Acitrezza dall’ex fidanzato che aveva denunciato per stalking: “Non possiamo abbandonare le donne alla ritorsione dei loro carnefici”.

In Italia, ogni giorno, si registrano 89 episodi di violenza sulle donne. Un’emergenza sociale che le leggi sinora non hanno tamponato.
“È purtroppo un dato endemico e allarmante, che ha radici complesse: culturali, economiche, sociali. Estirparle è un processo che richiede tempo e una strategia a 360 gradi”.

La legge sul codice rosso, evidentemente, non ha risolto il problema. Perché?
“Il codice rosso è una misura di fondamentale importanza votata da tutto il Parlamento perché dispone una corsia preferenziale nelle indagini, prescrivendo tempi serrati per l’adozione dei provvedimenti. Ma sapevamo che, da sola, non sarebbe stata risolutiva anche perché presuppone che ci sia stata una denuncia”.

Il governo si appresta a varare nuove norme contro i femminicidi e gli abusi sulle donne. Quali sono le misure allo studio?
“Con le ministre Bonetti, Lamorgese, Cartabia e Carfagna stiamo valutando un pacchetto di misure che puntano, da un lato, alla tutela delle donne che subiscono violenza, dall’altro a rafforzare l’efficacia delle misure sanzionatorie e interdittive”.
In concreto, a cosa pensate?

“Misure di fermo più efficaci per gli autori delle violenze e una protezione per le vittime. Non possiamo lasciare sole le donne che denunciano, senza stravolgere le loro vite”.

La proposta delle “scorte di Stato” è stata oggetto di critiche: le vittime potrebbero vedere limitata la loro libertà.
“È una misura di tutela per i casi estremi e con il consenso di chi subisce violenze: non c’è niente di peggio di una donna che abbia sporto denuncia e poi sia stata abbandonata alla ritorsione del suo carnefice. E poi potenzieremo gli aiuti ecomomici per le vittime. È una priorità di tutto il governo, come ha detto il premier Draghi. Con la legge di bilancio abbiamo intanto stabilizzato le risorse per centri antiviolenza e case rifugio”.

Strutture che la ministra Carfagna propone di realizzare in beni sequestrati alla mafia, con un bando finanziato dal Pnrr.
“Un’iniziativa che condivido in pieno”.

Il presidente vicario del tribunale di Milano, Roia, ha sottolineato l’aumento dei casi fra i giovani di età fra i 18 e i 35 anni. Una riprova che c’è un problema culturale irrisolto, malgrado le campagne di sensibilizzazione.
“Sono stati compiuti molti passi in avanti grazie anche ad un lavoro straordinario nelle scuole. Ma c’è ancora molto da fare per superare, in una parte della società, una visione violenta, maschilista e patriarcale che la pandemia ha acuito”.

Dati e analisi del fenomeno ci dicono che esiste ancora una reticenza delle donne nel denunciare. A cosa è dovuta?
“A molti fattori: alcuni psicologici, perché molte donne vivono gli abusi con incomprensibili sensi di colpa o pensano di riuscire a redimere il partner, altri pratici. A cominciare dall’aspetto economico che le costringe in una situazione di dipendenza dalla quale non vedono uscita. E poi c’è la paura di restare sole e di subire ritorsioni: è lì che dobbiamo intervenire. Le donne che denunciano devono essere protette”.

Sui 192 casi presi in esame dalla commissione parlamentare sui femminicidi, solo 36 vedono come autore uno straniero. Ciò non ribalta molti pregiudizi sul pericolo che verrebbe dall’immigrazione?
“Chi studia questi fenomeni sa bene purtroppo che a praticare la violenza di genere sono uomini di tutte le etnie. Tuttavia non possiamo ignorare che spesso in alcune comunità straniere viene conculcata la libertà delle donne anche con la violenza fisica”.

La stessa commissione indica una risposta istituzionale alla violenza di genere “non adeguata rispetto all’esigenza di interrompere le condotte violente”.
“C’è da lavorare ancora sulla preparazione di professionalità specifiche nella pubblica sicurezza, nei tribunali, negli ospedali: occorre competenza per decifrare i sintomi delle violenze e per affrontare situazioni che richiedono approcci multidisciplinari”.

A volte le soluzioni adottate finiscono per penalizzare le vittime, sottraendo figli alle madri oggetto di abusi o collocando i minori in case rifugio.
“Sì, è un fatto che è stato messo in evidenza dal monitoraggio in Italia della Convenzione di Istanbul ed è semplicemente inaccettabile”.

Si torna a discutere di eutanasia, con il via libera del comitato etico al primo suicidio assistito in Italia. Che giudizio ne dà?
“Sui temi etici ognuno di noi ha un’opinione che è il frutto della propria cultura e del proprio credo. Personalmente continuo a pensare che la nostra vita non appartenga solo a noi”.

Fonte: Repubblica

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