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001554845 db8b05ef c911 4f9a a8b6 ef26b4016465 - Germania, affonda la ricca Baviera: “Qui la gente muore per colpa dei No Vax”

ROSENHEIM (ALTA BAVIERA) – Gli spettri del coronavirus si aggirano per le vie di Rosenheim, in mezzo alle case in stile settecentesco di quest’angolo dell’Alta Baviera famoso per i suoi mercatini di Natale. Una paura impalpabile e inattesa fino a poco tempo fa, che si materializza sotto forma di ambulanze che non vengono fatte fermare al pronto soccorso della RoMed Klinik, l’ospedale principale della città, a un’ora e mezzo di auto a sud di Monaco: “Le terapie intensive sono al completo, siamo costretti a mandare via la maggior parte dei pazienti”, ti spiegano con un ghigno amaro gli addetti all’ingresso della clinica bianca e squadrata circondata dal verde.
Perché Rosenheim è una delle zone a più alta incidenza di contagio della Baviera e della Germania: nella circoscrizione si contano oltre 914 nuove infezioni su 100mila abitanti, quasi il triplo della media tedesca. In città l’incidenza è di 792,6, i decessi si contano a decine. E questo mentre ogni giorno il Paese batte un nuovo record dei contagi giornalieri, l’ultimo a oltre 65 mila casi.

Numeri così non si erano mai visti né in Germania, né in Baviera, la seconda regione più ricca del Paese, uno dei motori economici dell’Europa. Così il governatore Markus Söder ieri ha decretato il lockdown dei mercatini natalizi per tre settimane, con annessa chiusura di bar, discoteche e club. Analoga svolta in Sassonia, altro Land ad altissimo contagio e bassa vaccinazione: anche qui serrande abbassate a discoteche, bar, club, anche qui niente mercatini. Ma a colpire ancora di più è il “caso Baviera”. Tutti i giorni arriva un nuovo grido d’allarme: “La situazione attuale è più drammatica di quanto non sia mai stata durante l’intera pandemia”, spiega ai giornali locali l’amministratore delegato della Società ospedaliera bavarese, Roland Engehausen. Il numero di pazienti Covid in terapia intensiva aumenta in questo Land del 30% a settimana, e anche le operazioni oncologiche rischiano di essere rimandate a tempo indeterminato. Per far fronte alla crisi delle terapie intensive, la cancelleria ha attivata persino la Luftwaffe, l’aeronautica militare, incaricandola di sostenere il trasferimento di pazienti dove si trovano posti liberi. Anche in Italia. Il mondo pare capovolto: un anno e mezzo fa erano gli ospedali tedeschi ad accogliere i malati di Covid italiani.

Nella sola Rosenheim, l’occupazione delle terapie intensive è del 97%. Com’è stato possibile? La prima risposta è ovvia: in questo pezzo di Baviera la quota di vaccinazione è spaventosamente bassa. Su poco più di 200mila abitanti, sono ad oggi poco più di 120mila a vantare una completa immunizzazione, appena la metà della popolazione, una quota di 20 punti più bassa della media nazionale. E quelli che qui hanno ottenuto una terza dose si possono cercare con il lanternino: 9.162. Al RoMed i reparti 6/2 Nord e 6/2 Sud sono quelli dedicati al Covid, blindatissimi. Le regole sono rigidissime: anche i pochi visitatori ammessi devono indossare un grembiule speciale, i guanti di gomma, una mascherina Ffp3 e una visiera. Quando c’è bisogno assoluto di trovare invece posto nelle terapie intensive, i medici devono accollarsi la scelta di decidere chi dei pazienti qui ricoverati possa essere trasferito nel reparto “normale”. “Quando dobbiamo portare via dieci pazienti dalla terapia intensiva può anche succedere che uno o due di loro muoiano”, ha raccontato alla Zeit il direttore della clinica, Jens Deerberg-Wittram.

“La verità è che in questo pezzo di Baviera c’è una diffusa tendenza a diffidare della medicina tradizionale, dei media e figurarsi della politica”, racconta Josef Breiner, che fa il cameriere – senza mascherina – in una birreria a due passi dalla piazza del mercatino natalizio che quest’anno non ci sarà. “Nonostante le terapie intensive piene, prevalgono i dubbi, le paure. Persino nell’ambiente medico”: a parlare è Silvia, che a Rosenheim lavora in un’azienda della tecnologia medica e che preferisce non dire il suo cognome. “Scoprire che anche nel mio settore, dove si conoscono gli studi e i decorsi, c’è una forma di resistenza alla vaccinazione, mi ha lasciata stupefatta. Ed è ancora più incredibile considerando che qui i picchi sono sempre stati più alti che nel resto della Germania”.

C’è chi ti ripete che in questo angolo di Baviera ci sia il più alto numero di “guaritori alternativi” del Paese ed uno smaccato interesse per i rimedi naturali. Eppure, forse, la paura sta cominciando a far breccia anche tra i più scettici: da qualche giorno la fila davanti al centro vaccinale di Rosenheim si sta facendo più lunga. Soprattutto anziani che vogliono la terza dose, ma anche qualche giovane con l’aria di superare solo con fatica la resistenza all’iniezione. Jakob, 22 anni, alza le spalle: “La mia ragazza mi spara se non posso più portarla a ballare”. Le discoteche stanno per chiudere, nessuno ha il coraggio di dirglielo.

Fonte: Repubblica

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