Condividi:

In vista delle elezioni federali del 26 settembre il quadro si sta talmente ingarbugliando che fonti della Cdu parlano di uno “scenario dei due cancellieri” che potrebbe emergere dalla domenica del voto. L’ultimo sondaggio Forsa dà il candidato conservatore, Armin Laschet, in lieve recupero, al 21% e Olaf Scholz, lo sfidante socialdemocratico, fermo al 25%. Tanto che Markus Soeder, il leader Csu alleato di Laschet, ha detto di “intravedere un’inversione di tendenza” e “la possibilità di riacchiappare la Spd”. Il risultato, insomma, potrebbe essere sul filo. 
 
La conseguenza è ovvia: anche se uno dei due favoriti attuali, Olaf Scholz (Spd) o Armin Laschet (Cdu/Csu) dovesse incassare più voti dell’altro, l’epilogo dei negoziati potrebbe incoronare anche il secondo arrivato. Tutto dipenderà dai negoziati che si apriranno a partire dal 27 settembre – il giorno, peraltro, che Angela Merkel diventerà ufficialmente la cancelliera più longeva di tutti i tempi, superando il record di Helmut Kohl. E alcuni commentatori scommettono su negoziati per il nuovo governo talmente lunghi da protrarsi fino all’anno prossimo. Sarà ancora Angela Merkel, sostengono, a fare il discorso di Capodanno, tradizionalmente riservato ai cancellieri.

“Penso che alla Cdu farebbe bene stare un po’ all’opposizione”. Intanto, martedì sera, Olaf Scholz sembra aver escluso una riedizione della Grande coalizione. Sarebbe la soluzione più semplice, numeri alla mano: la Cdu/Csu e la Spd sono gli unici due partiti che, sommati, possono aspirare a una maggioranza dei voti nel nuovo Bundestag. Ma i duellanti Scholz e Laschet pensano che i tedeschi siano stanchi di dodici anni degli ultimi sedici di governo rosso-nero e puntano piuttosto ad un’alternativa con altre forze politiche. E sono in pochi, pur alla luce di una maggioranza piuttosto esigua che una Grosse Koalition potrebbe raggiungere, a credere a a un’opzione “Grande coalizione più”, a un’alleanza “Kenya” (nero-rosso-verde), dunque Cdu/Csu, Spd e  Verdi.
 
Per la prima volta nella storia, comunque, la Germania potrebbe essere guidata da tre partiti invece che da due. La scelta più ovvia per il junior partner, per Scholz, è una coalizione con i Verdi: è l’unico partito con cui il vicecancelliere ha già dichiarato ufficialmente di voler tentare un negoziato. Ma il partito di Annalena Baerbock arranca al 17% – probabilmente non basta, per un nuovo governo rosso-verde. E da settimane i rivali conservatori hanno dunque cominciato una campagna contro “l’onda rossa” che potrebbe emergere da un esecutivo che includesse anche la Linke. Ma l’opzione favorita da Scholz è probabilmente un esecutivo “semaforo” (rosso-verde-giallo) con i Liberali della Fdp. Che hanno già cominciato ad alzare l’asticella.

Governo Scholz: Semaforo o Rosso?

 
“Mi manca la fantasia” per un’alleanza con la Spd e i Verdi: il leader della Fdp sembra aver escluso una coalizione con Scholz cancelliere e Baerbock. Ma il suo vice, Wolfgang Kubicki, lo ha già contraddetto. E in un’intervista al Financial Times, Lindner ha corretto il tiro chiarendo che “il prerequisito per accettare qualsiasi coalizione è che non ci siano aumenti delle tasse e che il pareggio di bilancio sia rispettato”. Sia i Verdi sia la Spd vorrebbero aumentare le tasse ai ricchi e il partito di Baerbock chiede da tempo di ammorbidire la regola dello “zero deficit” per consentire maggiori investimenti. Ma non sembrano condizioni impossibili né inemendabili, quelle di Lindner. Anche perché per abbassare le tasse o i prezzi energetici – promessa elettorale della Fdp – il nuovo governo, gravato da 400 miliardi di nuovi debiti da pandemia, dovrebbe rinunciare a qualcosa. O alla promessa elettorale o al pareggio di bilancio, almeno per un po’. La matematica non è un’opinione.
 
Chi conosce bene Scholz, sa che quella dell’esecutivo “semaforo” è la sua opzione preferita. E, stando ai sondaggi, anche quella della maggioranza dei tedeschi. Ma se Lindner dovesse far fallire i negoziati – accadde già nel 2017 – la Spd e i Verdi dovrebbero sedersi al tavolo con la Linke. Peraltro, è il motivo per cui il vicecancelliere non può escludere sin d’ora una coalizione con la sinistra radicale: ridurrebbe drasticamente i suoi margini di negoziato con la Fdp.
 
La Linke, nel frattempo, manda continui segnali di dialogo. Scholz ha chiarito anche ieri che “la permanenza nella Nato e le missioni all’estero della Bundeswehr non sono negoziabili”. In teoria, la sinistra radicale chiede ancora che la Germania esca dall’Alleanza atlantica. Ma sia la Spitzenkandidatin Janine Wissler, sia il capogruppo Dietmar Bartsch hanno precisato che “non accadrà mai che l’uscita dalla Nato sarà una condizione per un negoziato per un governo rosso-rosso-verde”, come ha specificato Bartsch. Tuttavia, il recente voto contrario della sinistra radicale sul prolungamento della missione in Afghanistan per le operazioni di evacuazione ha irritato profondamente sia Scholz sia Baerbock. In un’intervista alla Sueddeutsche Zeitung, la candidata dei Verdi ha dichiarato che “non ci sono le condizioni per formare un governo se qualcuno mette a rischio la sua capacità di agire all’estero”. Anche sull’atteggiamento verso la Russia, i Verdi, ipercritici, e la Linke, più dialogante, sono su sponde opposte.  

Governo Laschet: Giamaica o Germania?
 

Come sarebbe invece un governo a guida Laschet? Il leader dei liberali Lindner non fa mistero di preferire un accordo con i conservatori: “La Cdu/Csu ha nominato Laschet, che conosciamo e stimiano in virtù della collaborazione di successo in Nordreno-Westfalia”, il land governato dallo spitzenkandidat della Cdu/Csu. Ma è quasi impossibile che la Fdp, attualmente all’11% nei sondaggi, possa garantire una maggioranza ai conservatori, che sono al 21%. Lo scenario favorito da Lindner e Laschet è dunque quello di una coalizione a tre con i Verdi. E se su temi come l’ambiente o il sociale i liberali sembrano anni luce dagli ambientalisti, ci sono temi come la difesa dei diritti civili o la privacy su cui i due partiti sono da sempre in grande sintonia. Un po’ meno con la Cdu/Csu.
 
Un’altra opzione, meno probabile, è quella di un’intesa tra Cdu/Csu, Spd e Fdp (cosiddetta Germania: nero-rosso-gialla). Ma l’ostacolo potrebbe essere la Spd, che sarebbe stretta da due partiti che su ambiente, tasse, politiche per la casa, conti pubblici e su rilevanti temi economici e finanziari ha idee decisamente lontane da quelle dei conservatori e dei liberali.

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy