Condividi:
220627404 4d3b9dd6 37ef 4a8c 9f10 b7d2d9ed0ecc - Giorgio Armani: "Dagli Azzurri un messaggio d'integrazione"

Giorgio Armani, siamo i più veloci del mondo. Non le sembra incredibile?
«Guardi, l’emozione che ho provato vedendo la finale della staffetta 4 per cento è stata intensa, con la forte adrenalina di una gara vinta sul filo del rasoio da una squadra magnifica che oltre al gesto atletico ha saputo integrare atleti di ogni provenienza».
In Europa è un oro che mancava da 17 anni. Si può parlare di un Rinascimento italiano che passa anche attraverso lo sport?
«Il nostro Paese non è mai affondato in un oscuro Medioevo. E noi stessi, come italiani, dovremmo avere più consapevolezza delle nostre qualità e maggiore orgoglio per quello che riusciamo a fare. Le nostre qualità, nello sport come in tanti altri campi, sono sempre state altissime. E dovremmo esserne coscienti noi per primi».
Lo sport è sinonimo di squadra. Una lezione al nostro individualismo sempre più marcato?
«Lo sport credo sia l’espressione più alta di unità. Rappresenta la forza, la collaborazione, il risultato che si raggiunge soltanto lavorando, gli uni per gli altri».
Gli Europei, la finale di Berrettini a Wimbledon, le Olimpiadi strepitose. È un segnale incoraggiante per un paese che cerca la ripresa?
«Chissà, forse il futuro riparte proprio dal mondo dello sport, che può insegnare tanto anche ad altri ambiti. Lo sport è un mondo al quale mi sono avvicinato da ragazzino seguendo il basket e successivamente sponsorizzando una squadra, vestendo varie nazionali olimpiche e di calcio, seguendo gli sportivi e vestendoli anche nella vita privata. Ho sempre provato grande ammirazione per la loro forza di volontà, per la dedizione e per lo spirito di sacrificio. Nella mia estetica in fondo mi riallaccio spesso al vecchio adagio della cultura classica: bellezza e virtù nello stesso corpo».
Quattro italiani, tra cui due ragazzi di colore. La realtà è sempre più avanti della politica. Una fortuna in un mondo di contrasti e razzismo?
«Nello sport l’integrazione si realizza in modo naturale, perché quel che conta sono le qualità dell’atleta e non il colore della sua pelle. Nascono amicizie e amori. Quindi spero che dallo sport arrivi un messaggio di unità che supera certe barriere, che purtroppo sono ancora molto diffuse nella cultura e nella società italiane. Credo sia giunto il momento di superarle e di accorgerci che anche una persona con la pelle più scura, nata nel nostro territorio, è un italiano. E non dovremmo ricordarcelo soltanto quando si tratta di atleti che ci fanno vincere una bella medaglia».
Le sue parole sono rivolte anche al governo, ai partiti?
«Alla politica, senza dubbio. La politica dovrebbe andare a lezione soprattutto dallo sport. Invece spesso rimane abbarbicata sulle sue posizioni di pura retorica tesa a raggiungere consensi».
Che cosa è stato per lei il Covid?
«Un enorme shock ma anche un’occasione di riflessione, un momento per rendermi conto di quanto le nostre vite siano indissolubilmente legate al mondo della natura per il quale dovremmo avere maggiore rispetto. E soprattutto ho avuto la conferma che dai grossi problemi si esce solo collaborando. Non penso che stiamo mettendo in pratica tutto questo o lo stiamo facendo con molta fatica. Però cerco di vedere il lato positivo, in un certo senso la pandemia è stata una sveglia che ci ha scosso, costringendoci a riconsiderare quello che non andava nei nostri atteggiamenti e nei nostri comportamenti».
Lei ha realizzato le divise degli azzurri a Tokyo. Chi porta fortuna a chi?
«Mi piacerebbe pensare di aver portato fortuna all’Italia, ma credo che le vittorie azzurre dipendano soltanto dalle qualità dei nostri atleti. Quindi ribalterei la risposta dicendo che sono molto orgoglioso di avere vestito un’Italia così sensazionale in tutte le discipline olimpiche».
Mi dica il nome di un protagonista.
«Lo sono stati tutti, i vincenti come gli sfortunati. Hanno pianto e gioito assieme, dando una immagine di grande umiltà. Non amo dare pagelle, ma questa volta credo di poter fare un’eccezione per Giovanni Malagò, presidente del Coni. Credo che con la sua grande professionalità, il suo entusiasmo e la sua passione sia stato di esempio per tutti i nostri atleti. Ma ho soprattutto ammirato un’Olimpiade speciale non solo da parte degli italiani, a Tokyo si è visto un mondo che vuole uscire da una tragedia con il coraggio e la solidarietà».
 

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy