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ROMA – Il processo per l’omicidio e il sequestro di Giulio Regeni è stato cancellato. Dopo 7 ore di camera di consiglio, i giudici della III corte d’Assise di Roma hanno deciso che il dibattimento non può avere inizio perché non esiste la prova che i 4 imputati conoscano l’esistenza del processo a loro carico. Gli atti dell’inchiesta tornano ora al giudice per l’udienza preliminare che dovrà nuovamente tentare di notifica agli imputati il procedimento a loro carico per poi essere in grado di rinviarli nuovamente a giudizio.

La corte ha dinqune accolto le eccezioni che durante l’udienza in mattinata erano state sollevate dai difensori d’ufficio degli 007 egiziani. Che il processo in assenza non potesse essere celebrato perché mancava la prova che gli imputati vi si fossero sottratti volontariamente.

Video: l’udienza del processo contro gli ufficiali egiziani

(news in aggiornamento)


L’udienza del processo per l’omicidio di Giulio Regeni

“I quattro imputati, i quattro agenti della National Security a processo per le torture, il sequestro e l’assassinio di Giulio Regeni sono dei finti inconsapevoli. Non sono qui in aula per evitare che il processo vada avanti. Sperano che non facendo l’elezione del domicilio, possano fuggire dal processo. Noi crediamo che questo non sia giusto. Il processo deve cominciare perché ci sono tutte le condizioni, anche quelle per il diritto di difesa, perché questo processo si tenga”. Era cominciato così, con le parole del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, il processo per la morte di Giulio Regeni.

Nell’aula bunker del supercarcere di Rebibbia si era aperta l’udienza di un dibattimento che in pochi avrebbero scommesso sarebbe mai cominciato (perché troppo difficile era indagare su un omicidio avvenuto in Egitto) e che, comunque vada, avrà un impatto storico: per la prima volta un paese occidentale processa sì quattro presunti assassini, ma sotto processo finiscono anche i modi di un Paese, l’Egitto di Al Sisi, da sempre sotto accusa per la violazione dei diritti umani.

Per questo, è da considerarsi un atto politicamente fortissimo – forse più ancora del ritiro dell’ambasciatore decisa cinque anni fa dal governo Renzi, per poi però tornare indietro qualche mese dopo – la decisione del premier Mario Draghi di chiedere la costituzione parte civile della Presidenza del Consiglio, e dunque il nostro Paese, nel processo. Così che, accanto alla famiglia Regeni, in questa battaglia di verità e giustizia ci fosse lo Stato.

Caso Regeni, Erri De Luca: “Follia che un italiano possa andare in Egitto dopo quanto accaduto”

796317 thumb rep r211014 deluca regeni - Giulio Regeni, cancellato il processo per l'omicidio: manca la prova di notifica ai 4 imputati

La giornata: “Gli imputati non sono qui in aula per evitare che il processo vada avanti”

La copertura del processo, com’era inevitabile, è internazionale: ci sono media arabi, chiaramente. Inglesi, americani, persino un giornalista argentino. Non c’erano però gli imputati. L’Egitto non ha mai voluto comunicare i loro indirizzi e dunque gli atti non sono stati notificati. “Lo hanno fatto per sottrarsi. E’ un caso di abuso del diritto, con una volontà chiara di sottrazione dal processo” ha spiegato il procuratore Colaiocco. Spiegando come, secondo la Procura, gli imputati sanno certamente che il processo italiano stava per cominciare. Lo sanno, “perché tutti i media mondiali ne hanno parlato” ha spiegato. “La notizia delle indagini è stata oggetto di una copertura internazionale oggettivamente capillare e straordinaria”. E poi perché ci sono dati “incontrovertibili” che lo dimostrano.

“Gli imputati – si leggeva nella memoria che il pm ha depositato alla Corte – sono da considerarsi a tutti gli effetti dei testi qualificati essendo ufficiali di Polizia giudiziaria. Sono stati più volte ascoltati nel corso delle indagini preliminari. E seppur uditi come testimoni agli stessi sono state fatte molteplici contestazioni in ordine alla veridicità e correttezza delle dichiarazioni rese. Comunque sia, già in quella sede ebbero notizia della pendenza di un procedimento penale sulla morte di Regeni”.

“La National Security – si leggeva ancora – cui appartengono i quattro ufficiali, ha partecipato alle indagini, ha fatto parte del team investigativo congiunto e ha piena conoscenza delle prove raccolte nell’indagine italiana”. “Gli indagati sono stati reiteratamente invitati ad eleggere domicilio attraverso atti formali in via rogatoriale”, rogatorie a cui mai è stata una risposta. “Qui gli imputati non ci sono. E non ci sono per due motivi: o perché non lo sanno. O invece lo sanno, e hanno evitato di esserci nella speranza che il processo si blocchi. Sottrarsi al processo che l’Italia vuole loro fare”.

“Questo – ha spiegato sempre il procuratore Colaiocco in aula – fa parte di una strategia complessiva per sottrarre i quattro imputati alla giurisdizione italiana. E bloccare il processo”. A seguire il lunghissimo elenco di depistaggi, delle 40 richieste fatte e mai evase. Delle alterazioni delle prove stesse: sono stati manipolati persino i tabulati telefonici. L’elenco è lungo e, tristemente, noto: finti testimoni hanno provato ad allontanare le attenzioni dalla National security, addirittura cinque innocenti sono stati ammazzati in un conflitto a fuoco, facendo poi ritrovare a casa di uno di loro i documenti di Giulio. Portati, invece, proprio da un poliziotto, così come racconta un testimone. “L’ho visto giocherellare con il passaporto del ragazzo italiano”. E ancora: sono state cancellate le immagini del sistema di videosorveglianza della metropolitana di Dokki dove, secondo la ricostruzione che ne fa la Procura, Regeni è stato sequestrato. Infine, non è mai stata consegnata all’Italia il traffico delle celle che era stato promesso.

Fonte: Repubblica

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