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“È un insolente, sfrontato abuso di potere da parte del presidente degli Stati Uniti”: così la vice presidente eletta Kamala Harris ha commentato le pressioni e le minacce di Donald Trump verso il segretario di stato della Georgia allo scopo di ribaltare la vittoria di Joe Biden. La Harris è in Georgia per sostenere i candidati dem nei due ballottaggi al Senato del 5 gennaio.

“Da impeachment. Probabilmente illegale. È un colpo di Stato”: è il titolo di un editoriale del Washington Post che accusa Donald Trump per le sue pressioni e minacce sul segretario di stato della Georgia allo scopo di ribaltare la vittoria di Joe Biden. Secondo la columnist Jennifer Rubin, con il suo comportamento il presidente potrebbe aver violato la legge federale per estorsione e per aver sollecitato un dirigente elettorale a cambiare il conteggio dei voti, nonché la legge statale (in tal caso Trump non potrebbe ricevere la grazia). “Deve esserci una risposta – scrive – ad un presidente che sfrutta la sua carica allo scopo di rovesciare l’esito di un’elezione. La prova è nella registrazione. Il prossimo attorney general dovrebbe procedere, se non altro per impedire ulteriori tentativi come questa riprovevole condotta”. Rubin suggerirebbe anche l’impeachment, che potrebbe includere il divieto di cariche pubbliche in futuro, “ma – spiega – sappiamo già che i repubblicani difenderanno qualsiasi cosa Trump faccia”.

Il tempo per contestare i risultati elettorali è passato e non c’è alcun ruolo delle forze armate nel tentativo di cambiarli. È il messaggio lanciato dalle colonne del Washington Post da tutti i 10 ex capi del Pentagono, compresi i due nominati e poi rimossi da Donald Trump, Jim Mattis e Mark Esper. Un sonoro rimprovero al presidente e ai suoi alleati che insistono nelle accuse di elezioni fraudolente, sullo sfondo dei timori che Trump possa usare l’esercito per restare al potere. “Le nostre elezioni si sono tenute. Sono stati effettuati riconteggi e controlli. Appropriati ricorsi legali sono stati esaminati dai tribunali. I governatori hanno certificato i risultati. E il collegio elettorale ha votato”, scrivono. “Il tempo per contestare i risultati è passato: ora è arrivato il tempo per il conteggio formale dei voti del collegio elettorale, come prescrivono la costituzione e lo statuto”, proseguono.

Anche gli esperti contattati dal New York Times ritengono che Trump con la sua telefonata potrebbe aver violato le leggi che proibiscono interferenze nelle elezioni statali e federali, ma pensano che sia difficile incriminarlo. La natura tortuosa del colloquio e il fatto che il presidente non abbia fatto alcun apparente tentativo di cancellare le sue azioni mentre altre persone ascoltavano la telefonata potrebbe consentire a Trump di argomentare che non intendeva violare la legge o che ignorava l’esistenza di legge che vietassero questa iniziativa, secondo il giornale. Inoltre, aggiunge, la legge federale molto probabilmente richiederebbe di provare che il presidente sapeva di sollecitare il segretario di stato della Georgia a cambiare fraudolentemente il voto. In ogni caso i dem al Congresso hanno preannunciato che esamineranno le implicazioni legali della telefonata.

Fonte: Repubblica

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