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È un farmaco su cui oggi non si ripongono grandi speranze, visti gli studi clinici che non danno prova della sua efficacia contro il Covid, ma nel periodo più duro della pandemia è quello che ha avuto l’incremento di utilizzo di gran lunga maggiore rispetto ai mesi precedenti: +4.661% in ospedale e +35% sul territorio. L’idrossiclorochina è uno dei medicinali presi in esame da Aifa, l’Agenzia del farmaco che ha presentato il “Rapporto sull’uso dei farmaci durante l’epidemia”. I numeri raccontano degli attesi incrementi per i medicinali oggetto di studi, sui quali si è lavorato per trovare una soluzione farmacologica contro il coronavirus, purtroppo senza grandi successi. È anche il caso del Tocilizumab (sulle cui capacità di curare i casi gravi ancora restano dubbi) che ha avuto una crescita nei mesi di marzo aprile e maggio del 54% rispetto ai tre mesi precedenti, quando non c’era il coronavirus. Anche l’azitromicina è cresciuta, del 195%.

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Restano stabili i consumi dei medicinali per le malattie croniche, e questa per Aifa è un’ottima notizia perché dimostra come i pazienti che devono prendere costantemente farmaci, come i diabetici, hanno continuato ad essere seguiti e a curarsi malgrado la pandemia, che come noto ha tenuto molti cittadini a distanza dalle strutture sanitarie. Ma dai numeri di Aifa si desume anche che non ha fatto muovere molto il dato degli ansiolitici. Si temeva un aumento legato alle preoccupazioni per il lockdown e i suoi effetti, oltre che per la malattia, ma in realtà l’incremento osservato, sempre nei tre mesi, è del 3,83%. Andranno comunque monitorati anche i prossimi mesi perché gli effetti di quanto successo sulla psiche degli italiani si potrebbero anche vedere più avanti. Gli antipsicotici hanno segnato una crescita del 2,32%. Il consumo più alto è stato a marzo.

Infine c’è un dato che racconta altro del lockdown, e sfocia pure in aspetti sociali. Riguarda la categoria di farmaci come gli inibitori della fosfodiesterasi, cioè Viagra, Cialis, Levitra e simili, che si usano per trattare la disfunzione erettile e che da anni non conoscono crisi, anzi, semmai vedono incrementi di consumi. Ebbene, a marzo aprile e maggio il loro consumo si è ridotto di oltre un terzo, cioè del 37,38%. Evidentemente l’essere chiusi in casa ha ridotto per molti uomini la possibilità di utilizzarli. Anche fans e antipiretici calano, di oltre il 40%, ma questo potrebbe essere collegato anche con le notizie uscite all’inizio della pandemia, e poi smentite, riguardo a un effetto negativo di certi medicinali di questa categoria sui malati di Covid.

Il direttore di Aifa, Nicola Magrini, riguardo all’idrossiclorochina ha detto che le persone in certi casi se la sono comprata da sole in farmacia. “Le posizioni su questo farmaco – ha aggiunto – sono omogenee in tutto il mondo oggi. Nella comunità scientifica internazionale c’è consenso sulla sostanziale inutilità del farmaco. Su alcune posizioni politiche non mi soffermo, ma sui metodi e gli approcci appare importante sentirsi parte della comunità internazionale e l’Italia credo abbia figurato bene. Una riflessione su una maggior capacità di fare ricerca internazionale potrebbe essere utile. Ritengo che tutti hanno guardato alle proprie emergenze e poco al di là del confine. Alcune volte invece era dalla visione europea e internazionale che si trovava conforto, come ad esempio è successo per l’idrossiclorochina”.

Aifa durante la pandemia ha valutato molti studi scientifici sui farmaci, come spiega Patrizia Popoli, presidente della commissione tecnico-scientifica dell’agenzia. “A lunedì scorso erano 156, la maggior parte concentrati nel periodo da metà marzo fino a fine aprile. Di questi studi ne sono stati approvati il 3%”. Popoli aggiunge che “c’è stata una selezione severa, per il 70% si è trattato di studi no profit, segno della volontà di partecipare da parte dell’accademia e della comunità scientifica, che non si è tirata indietro. Essere profit o no profit non ha influenzato il tasso di successo. Cioè anche da proponenti no profit c’è stata la stessa chance di approvazione”.

Fonte: Repubblica

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