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210916422 f814793b 8037 410f 8dd9 dac151e3e343 - I misteri del caso Pearl, il Pakistan libera il carnefice del reporter

BANGKOK –  A 18 anni dalla sua morte, la vicenda di Daniel Pearl – reporter americano del Wall Street Journal ucciso nel 2002 a Karachi – resta avvolta nel mistero: gli unici quattro uomini finora condannati per la sua agghiacciante decapitazione – ripresa in un video poi inviato alle autorità americane – stanno per uscire dalla prigione pachistana dove sono detenuti. Fra loro un noto estremista islamico di cittadinanza inglese, Ahmed Omar Saeed Sheikh.

Pearl fu sequestrato e poi ucciso a Karachi mentre indagava su Richard Reid – l’uomo che voleva far saltare in aria un volo fra Miami e Parigi con esplosivo nascosto nelle scarpe – e sui legami tra Al Qaeda e i servizi segreti pachistani.

Nel video gli esecutori lo obbligano a dichiarare la sua religione ebraica prima di decapitarlo. I quattro furono condannati ma ad aprile scorso il verdetto venne capovolto in assoluzione.

Sheikh ebbe una nuova sentenza: 7 anni per favoreggiamento del sequestro, un ruolo secondario rispetto a quello che gli era stato attribuito in un primo momento: il governo pachistano aveva ordinato che Sheikh e gli altri restassero in carcere in attesa del ricorso della famiglia Pearl, ma giovedì due giudici dell’Alta corte del Sindh ne hanno ordinato la scarcerazione.

La notizia ha suscitato l’indignazione di Washington e della famiglia. Da tempo il padre di Pearl temeva un rilascio di Sheikh che – disse – avrebbe “motivato i militanti in tutto il mondo a sentirsi liberi di giocare impunemente con le vite umane”. Il procuratore generale del Sindh ha annunciato che tenterà fino all’ultimo di impedire l’uscita dal carcere di Sheikh, che potrebbe però essere già avvenuta.

Tre anni prima dell’omicidio del giornalista, Sheikh era stato rilasciato dall’India dov’era detenuto dal 2014 per il rapimento di alcuni turisti occidentali, con il capo del gruppo islamico Jaish-e-Mohammad, Masood Azhar e un altro militante. Fu il prezzo dello scambio per i 150 passeggeri di un volo Indian Airlines appositamente dirottato da un gruppo di terroristi. Il nome del militante cresciuto ed educato in Inghilterra tornò alla ribalta con il caso Pearl.

Ma la morte del giornalista per mano di estremisti islamici – la prima ad avvenire con una decapitazione ripresa dalle telecamere e immagini poi diffuse su Internet – è sempre stata avvolta dal mistero sia riguardo i sospetti legami tra gruppi estremisti e il servizio d’intelligence pachistano, sia riguardo i reali esecutori: nel 2003, dopo il suo arresto in Pakistan, fu una delle presunte menti dell’11 settembre, Khalid Sheikh Mohammed, ad autoaccusarsi del delitto, ma la confessione non fu ammessa perché avvenne durante un interrogatorio a Guantanamo, dove è detenuto.

A nulla servirono le indagini dei federali sul video, da cui dedussero che le vene della mano di Mohammed corrispondevamo a quelle del killer. Ahmed Omar Saeed Sheikh è rimasto così il principale accusato.

Fonte: Repubblica

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