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Il guardaroba della Marina Militare italiana si è arricchito di alcuni capi pre-maman, dedicati alle donne in servizio – attualmente sono 3.240, Capitaneria di Porto compresa – che durante i mesi della maternità non vogliono rinunciare a indossare la divisa. È una novità assoluta per le nostre forze armate. Proprio nei giorni scorsi, ad esempio, le soldatesse Usa che diventano mamme hanno avuto il permesso di poter restare in borghese fino ad un anno dopo aver dato alla luce il loro bambino. “Invece alcune delle nostre marinaie ci hanno chiesto esplicitamente di potersi vestire più a lungo possibile con le uniformi”, spiega l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare. Che “prima sorpreso, poi inorgoglito” ha dato il via libera ad una nuova linea di giacche e pantaloni. “Non ci vedo nulla di strano: il personale in servizio è fondamentale, dobbiamo dedicargli la massima attenzione senza sottovalutare alcuna richiesta. E poi, i tempi cambiano”. È con la legge 380 del 20 ottobre 1999 che l’Italia si è allineata ai Paesi della Nato, aprendo le forze armate al reclutamento femminile: “Grandi professionalità e capacità spesso superiori alla media. All’inizio il sistema ha dovuto inevitabilmente adeguarsi, oggi per la Marina le donne sono un valore aggiunto decisivo”.

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Il comandante Cristina Peluso, ingegnere, è un ufficiale del corpo del Genio Navale. Venti anni di servizio, più di 10 a bordo di navi militari, si occupa dello sviluppo dei programmi per la realizzazione delle nuove unità che costituiranno la flotta del futuro. È lei che ha provato i modelli pre-maman e posato per le fotografie. “In divisa fino a pochi giorni dal parto. L’altra settimana è nata Flaminia, la mia prima figlia”. Sposata con un commercialista (“Da fidanzati mi inseguiva da un porto all’altro, poverino”), si era diplomata a Napoli proprio nel 1999 (“Un chiaro segno del destino”): “Mai stata discriminata. Da noi sono molto attenti, su questo tema. Mi sono dovuta confrontare coi pregiudizi di qualcuno. E non è stato facile gestire degli uomini con decenni di anni di servizio, subito dopo l’Accademia Navale. Ma è sul campo che dimostri le tue capacità, che crescono con lo studio e l’esperienza. Per me la Marina Militare ha dimostrato di essere più di un lavoro: una famiglia, soprattutto quando sei a lungo lontano da casa e dagli affetti”. Sì ma, l’uniforme durante la maternità? “Siamo autorizzate ad usare gli abiti civili: in concreto non cambia nulla, ma per una come me, orgogliosa di indossare la divisa, farne a meno è come rinunciare ad un pezzetto della propria professionalità. I pre-maman non si discostano dai canoni tradizionali delle attuali uniformi, sono più funzionali e comodi. Le divise per donne c’erano già dal Duemila, questo è solo un completamento – doveroso – della fase di mutamento in atto”.

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L’ammiraglio Cavo Dragone spiega che una forza armata come quella che lui dirige deve essere “snella, pronta a rispondere al cambiamento dello scenario geo-strategico. Andiamo sempre più verso l’innovazione tecnologica, l’intelligenza artificiale, il calcolo quantistico, l’uso di veicoli in remoto: frontiere che non possono più essere disattese ma vanno perseguite con attenzione e convinzione. Ma restiamo attaccati alle nostre radici e tradizioni, al ‘romanticismo’ della nostra Marina con le navi-scuola. Non a caso l’allievo prima classe va in campagna addestrativa sul Vespucci, perché deve imparare a governare direttamente elementi come il mare, il vento, la notte. E poco alla volta gli apparati delle tecnologia con navi adeguate”. È una metamorfosi. Che passa anche dalle divise pre-maman. “Qualche tempo fa, quando comandavo l’Accademia, avevo notato che le scarpe delle donne in servizio erano inadatte, brutte. Scomode. Ne ho parlato con un’ufficiale e una sottufficiale: ‘Facciamo qualcosa’. Hanno messo su una chat di WhatsApp con 150 persone, e alla fine mi hanno sottoposto una lista di miglioramenti: dalle scarpe, naturalmente, a un cappotto più sfiancato con la martingala che prima non c’era, un’altra gonna e un’altra cravatta da indossare con l’uniforme di gala. Fino alla divisa pre-maman. I tempi cambiano”.

Fonte: Repubblica

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