Condividi:
063057447 5de00fe1 7250 447b ac11 eb2f6bb31f9f - Il Boris d'Asia e la lotta a Russia e Cina: ecco la politica estera del Regno Unito dopo Brexit

LONDRA. Il Boris d’Asia. Perché ora, per Johnson, tocca ristabilirsi pesantemente in Oriente e sfidare a viso aperto la Cina, il principale avversario del Regno Unito dopo la Russia “nemico numero uno”. Qui a Londra oggi è un giorno importante, per il governo Johnson e per il Paese, perché verrà pubblicata la “Integrated Review”, ossia la bibbia della politica estera del Regno Unito per i prossimi dieci anni, nella prima era post Brexit e post Europa. Con Londra che si allineerà decisamente agli Stati Uniti di Joe Biden e si staccherà dal credo di molte altre cancellerie europee.

Ci sono tre punti fondamentali: il primo, il ritorno a Est. Come ha scritto il Guardian, erano più di 50 anni che il Regno Unito non si spingeva oltre il Canale di Suez, quando il Ministro della difesa britannico Denis Healey suonò le trombe della ritirata. Ora, invece, come verrà esplicitato nel libro bianco “Global Britain in a Competitive Age” che il primo ministro presenterà oggi in Parlamento, per il governo Johnson è necessario ristabilire la presenza britannica nell’area indo-asiatica, per due motivi essenzialmente: innanzitutto, il contenimento dell’influenza e dell’espansione cinese nel Mar Cinese meridionale e dintorni. Cosa che ovviamente non è piaciuta a Pechino. 

Non a caso, il Regno Unito spedirà nel giro di settimane, precisamente a inizio maggio, la nuova portaerei HMS Queen Elizabeth in coordinamento con gli Stati Uniti di Joe Biden, tanto che ospiterà i caccia F35 dei Marine Corps americani per “mostrare che Uk e Usa possono operare fianco a fianco anche in quest’area”. Mosse simili sono attese anche da Francia e Germania. L’obiettivo è (ri)stabilire una presenza occidentale in Asia, attrarre partner e alleati e sottrarli a Pechino, che tuttavia Johnson non vuole etichettare ancora come nemico, ma come “concorrente”, nonostante una guerra fredda in corso tra i due Paesi piuttosto evidente.

 In ogni caso, l’approccio del primo ministro britannico è molto simile a quello degli Stati Uniti di Biden e non a caso anche Johnson ha invitato al prossimo G7 in Cornovaglia proprio i tre Paesi che il presidente americano considera baluardi democratici dell’area contro la Cina, ossia India, Australia e Corea del Sud. 

Poi c’è la questione commerciale: il Regno Unito, dopo l’addio al mercato unico europeo, ha bisogno di un grosso sfogo di libero scambio. Il mercato asiatico, per l’imponente popolazione, è lo scenario perfetto per un’operazione simile e cercare così di bilanciare le perdite della Brexit. Il problema è che non sarà così facile raggiungere intese commerciali di un certo livello. L’obiettivo principe di Londra è di entrare nel Cptpp, ossia il Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership, il vecchio Ttip abbandonato dagli Stati Uniti. Per il governo Johnson è una miniera d’oro: oltre 10 miliardi di euro di commercio da iniettare nel proprio Pil. E poi c’è sempre la possibilità di un accordo di libero scambio con l’India. Ma questo, come quello con gli Stati Uniti d’America, è una questione ancora più complicata, visto che l’India non ha un’intesa simile con Paesi terzi dalla sua fondazione nel 1947. Ma Johnson sarà a New Delhi alla fine del prossimo mese, per il suo primo vero viaggio internazionale dopo la concretizzazione della Brexit, e vedremo se ci saranno scatti in avanti. 

Il secondo punto capitale è la lotta alla Russia, che nella Integrated Review sarà considerato il nemico numero 1 del Regno Unito. I vari casi di avvelenamento, come quello di Salisbury contro l’ex spia doppiogiochista Sergej Skripal e anche i casi di hackeraggio molto spesso contro strutture sanitarie o di ricerca per il vaccino anti Covid, non sono stati perdonati da Londra, che quindi si opporrà a ogni riammissione di Mosca a grandi del G7 e del G20. La Nato, nonostante lo spostamento del Regno Unito ad Est, sarà sempre assolutamente centrale per Londra, così come lo sarà con la mini-alleanza “E3” con Francia e Germania su alcuni temi specifici, vedi Iran e Libia. 

Terzo e ultimo punto, la lotta proprio sulla cybersicurezza dove Johnson investirà decine di milioni di sterline supplementari nei prossimi anni, insieme al più grande investimento nella Difesa tradizionale dopo la fine della Guerra Fredda. “Sono assolutamente ottimista del posto che il Regno Unito andrà a occupare nel mondo e delle opportunità che potrà sfruttare”, dirà il premier stamattina in Parlamento, “l’ingegno dei cittadini britannici e la nostra forza come Regno Unito si combinerà con le nostre partnership internazionali, forze armate sempre più moderne e una nuova agenda ambientalista. Sono fiducioso per il futuro”.

Fonte: Repubblica

Condividi:

Di

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy