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È da metà settembre che la Danimarca cerca di vivere come se la pandemia fosse finita. Scuole e luoghi di lavoro sono aperti. Fino a venerdì si poteva andare in un bar, un locale notturno, un ristorante, un cinema, una palestra e uno stadio senza mostrare nessuna prova di vaccinazione. Non c’è nessun distanziamento sociale o restrizione sui grandi eventi, anche al chiuso. Le mascherine sono rare negli spazi pubblici, tranne che negli aeroporti. Sul sito dell’Autorità sanitaria danese c’è un video rap che ringrazia tutti i danesi che hanno completato il ciclo vaccinale, vale a dire l’86 per cento delle persone al di sopra dei 12 anni di età.

Ma solo perché le restrizioni sono quasi del tutto scomparse non significa che sia scomparsa la malattia: i casi sono cresciuti rapidamente da quando è stata tolta ogni restrizione, a settembre, raggiungendo una media di circa 2.600 nuove infezioni dichiarate ogni giorno; ora i ricoverati sono circa 315.

In risposta, il Governo ha reintrodotto il certificato di vaccinazione e immunizzazione per gli spettacoli con più di 200 persone al chiuso e più di 2.000 persone all’aperto. Anche l’obbligo di mascherina potrebbe essere ripristinato, con l’approssimarsi dell’inverno. Più del 90 per cento dei danesi è favorevole alle nuove misure, secondo il nostro sondaggio.

Ma il futuro è incerto. La fiducia (se si manterrà) potrebbe fare la differenza. Molti Paesi affronteranno problemi simili a quelli della Danimarca questo inverno e i successi e i passi falsi della nazione scandinava potranno servire da insegnamento sull’importanza della trasparenza quando ci si trova ad affrontare una situazione di incertezza.

La nostra ricerca continuativa, che include oltre 400.000 questionari sui comportamenti e gli atteggiamenti rispetto al covid-19 in Danimarca, in altri sei Paesi europei e negli Stati Uniti, sembra indicare che la performance del Paese scandinavo fino a questo momento è merito di tre importanti fattori.

Il primo è che la Danimarca ha un elevato livello di fiducia sociale e istituzionale rispetto ad altri Paesi (il 90 per cento dei danesi dice di avere una fiducia elevata o moderata nelle autorità sanitarie del Paese), accompagnato da una forte disponibilità a vaccinarsi. Il secondo è che la Danimarca ha un basso livello di polarizzazione politica e disinformazione. Il terzo, infine, è il samfundssind, una parola danese che si traduce grossomodo come «spirito comunitario» e che gioca un ruolo centrale nella società danese. Anche se incontra qualche difficoltà a includere tutti i residenti in questo concetto, in particolare le comunità immigrate, la Danimarca in generale è una società con un elevato grado di fiducia e una forte etica comunitaria. 

Questa forte fiducia e questo senso della comunità hanno facilitato la gestione delle misure di contrasto all’epidemia. I confinamenti temporanei non hanno incontrato una significativa ostilità in Danimarca. Non c’è mai stato nessun coprifuoco e le limitazioni agli assembramenti nelle case private sono state attuate attraverso raccomandazioni delle autorità sanitarie, largamente accettate, più che attraverso disposizioni legislative. Quando i vaccini sono stati approvati, i danesi sono corsi a vaccinarsi.

Anche gli esiti peggiori del Covid-19 in Danimarca sono stati ben poca cosa, se si fa il confronto con altri Paesi: negli Stati Uniti sono morte per il virus 2.303 persone ogni milione di abitanti e in Gran Bretagna 2.126 per milione; in Danimarca, i morti si contano nell’ordine dei 471 per milione.

Il Governo di Copenaghen ha sfruttato questa fiducia fin dall’inizio della pandemia, attraverso periodiche conferenze stampa, trasmesse a livello nazionale, della premier Mette Frederiksen e di altri importanti esponenti. Le autorità hanno comunicato messaggi coordinati basati su dati concreti riguardo all’epidemia, rimarcando al tempo stesso i doveri morali reciproci della cittadinanza. «Dobbiamo unire le forze mantenendo le distanze», disse la Frederiksen nel marzo 2020 in una conferenza stampa per annunciare il lockdown.

Nel marzo del 2021 l’Autorità sanitaria danese è stata una delle prime nel mondo a sospendere e successivamente interrompere del tutto l’uso dei vaccini AstraZeneca, per i timori legati agli effetti collaterali. Le autorità sanitarie hanno spiegato che la pandemia in Danimarca era sotto controllo e che altri vaccini stavano arrivando. Nulla sembra indicare che questa decisione abbia avuto una qualsivoglia influenza sui tassi di vaccinazione. Questa disponibilità alla trasparenza e a rivedere pubblicamente le misure alla luce di nuovi dati è fondamentale per conservare la fiducia della cittadinanza.

Ma la fiducia, cruciale per il successo della risposta danese alla pandemia può, in alcuni casi, dare alle autorità il potere di spingersi troppo in là senza incontrare resistenza da parte delle istituzioni o della cittadinanza. Dalla nostra ricerca emerge che il calo della fiducia nel Governo più importante si è avuto a seguito di un evento che è stato chiamato il Minkgate, lo scandalo dei visoni.

All’inizio di novembre dello scorso anno, la premier ha annunciato che tutti i visoni del Paese sarebbero stati soppressi per spegnere sul nascere la diffusione di una mutazione del coronavirus fra gli animali. Questa misura ha coinvolto, secondo le stime, 17 milioni di visoni in 1.000 allevamenti. Nel giro di due settimane, circa 11 milioni di visoni sono stati uccisi e un intero settore industriale è stato di fatto cancellato.

Poi però è venuto fuori che il Governo non aveva l’autorità di emettere un’ordinanza del genere. Questa scoperta ha fatto grande scalpore. Il ministro dell’Agricoltura si è dimesso e la decisione del Governo costerà probabilmente circa 3 miliardi di dollari fra spese e compensazioni agli allevatori e all’industria del visone. L’indagine continua e culminerà a dicembre con l’interrogatorio della Frederiksen.

La fiducia dei danesi nel Governo è risalita dopo il Minkgate, ma non è tornata ai livelli precedenti. Lo scandalo dei visoni ha dimostrato che il fatto che l’elettorato a volte sia disposto a concedere alle autorità ampio margine per agire con decisione non significa che questo via libera debba essere dato per scontato.

Con l’aumento dei casi e la reintroduzione delle restrizioni, la Danimarca deve fare nuovamente affidamento sulla fiducia e il senso di comunità della popolazione per uscire dalla pandemia. C’è il rischio che questo sentimento di unità si incrini se la pandemia dovesse tornare a mordere per colpa dei non vaccinati che si ammalano e diffondono il virus. Già adesso le aree con i tassi di vaccinazione più bassi, che spesso hanno una forte popolazione immigrata, vengono messe sotto accusa.

La fiducia rimane un elemento fondamentale per sconfiggere la pandemia. Per arrivarci, serve trasparenza, apertura e disponibilità ad accettare l’incertezza. Questa probabilmente è la sfida più importante per le società nel dopo-Covid, Danimarca inclusa. Speriamo di riuscire a fidarci abbastanza gli uni degli altri da affrontare questa sfida in modo onesto e trasparente.
(Copyright New York Times. Traduzione di Fabio Galimberti)

Fonte: Repubblica

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