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Una tassa sul panino. E’ l’ultima provocazione del direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt, che in un’intervista a La Nazione spiega: “C’è una cosa che credo si possa dire per tutte le città d’arte e quindi anche a Firenze: sarebbe giusto introdurre una tassa aggiuntiva per i locali di street food che costringono i loro clienti a mangiare per strada. E chi mangia per strada causa dei costi alla collettività perché le strade vanno poi pulite. Noi agli Uffizi – prosegue – puliamo il loggiato due volte al giorno, olio e ketchup non fanno bene alla pietra serena e se non li togli subito entrano in profondità e rimane la macchia”.

Ma i panini non sono l’unica battaglia di Schmidt. Nei giorni scorsi il direttore, appoggiato da Cecilie Hollberg, direttrice della Galleria dell’Accademia, si è scontrato con Alia, la società dei rifiuti, per l’uso improprio e illecito delle immagini di opere d’arte in una campagna social. “Molti — sottolinea Schmidt — sono gli operatori economici che utilizzano le riproduzioni per fini di lucro senza versare il canone che aiuta i musei e le soprintendenze a sostenere i restauri”; “tante da noi le cause aperte per abusi” aggiunge Hollberg. Il caso più eclatante sono i souvenir “che purtroppo circolano su un mercato globale. Una lotta impari” sospira Schmidt. Anche perché in questa materia delicata e scivolosa, l’Italia si colloca a metà strada “tra paesi rigorosissimi, dove esistono agenzie legali che hanno il compito sistematico di controllare e sollecitare il pagamento di immagini, e altri dove invece l’utilizzo è libero ai fini di un effetto promozionale più marcato. Dovremmo imparare dal calcio, dove i diritti d’immagine costituiscono il 50 per cento degli introiti: quanta tutela in più…”.

Non esistono deroghe. Anche se la campagna ha un contenuto sociale, deve essere diffusa previa autorizzazione dell’istituzione a cui appartengono le immagini utilizzate, poi sarà deciso se l’utilizzo (visto il motivo etico) sarà a titolo gratuito: “Alia ha sbagliato nel metodo, non nel merito — spiega Schmidt — credo però che tutto quel mescolare capolavori con la spazzatura potesse rappresentare un’immagine fuorviante della città. Firenze soffre del degrado del turismo di massa, rifiuti compresi, soprattutto quelli generati da fast e street food. Sarebbe stato come un’autoaccusa, quindi un autogol proprio nel momento della ripresa”.

L’idea di utilizzare la Nascita di Venere per una critica ecologica non è neanche nuova, “l’artista Vik Muniz ha sostituito il paesaggio botticelliano con le carcasse di computer. Le immagini di Alia rappresentavano invece un fallimento comunicativo, c’era una scollatura fra quello che dicevano e quello che ambivano a esprimere”. A cominciare dal David con la scopa in mano: “C’è la necessità da parte dell’amministrazione di controllare l’utilizzo delle immagini per evitare una svendita — aggiunge Hollberg — Collocare il capolavoro di Michelangelo nella spazzatura o sui grembiuli da cucina, significa privarlo della sua dignità. Il David però è icona simbolo non solo come capolavoro scultoreo e bene culturale, ambasciatore dell’Italia ma rappresenta tantissimi valori e contenuti. L’interesse economico delle aziende si sovrappone all’opera che viene degradata a immagine a scopo consumistico e di profitto”.

Agli Uffizi, La Venere, la Primavera, la Medusa di Caravaggio e da Giuditta Oloferme di Artemisia Gentileschi sono le opere più abusate in campagne illegali, contro cui c’è il Codice dei beni culturali, eppure i musei vengono abbandonati a sé stessi. E i social? “Non hanno né migliorato né peggiorato l’utilizzo improprio di immagini, ma hanno aumentato la visibilità delle opere d’arte. Se i giovani scattano selfie con opere d’arte significa che vi si identificano. E c’è dunque anche anche una funzione sociale”.

Fonte: Repubblica

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