Condividi:

il m5s e il ponte morandi due anni di battaglie per la revoca ad autostrade - Il M5S e il ponte Morandi: due anni di battaglie per la revoca ad Autostrade

Dai pugni sul tavolo allo sdegno un po’ imbarazzato di queste ore, e in mezzo due governi, due diverse maggioranze, giravolte in serie. È una storia travagliata, quella del rapporto tra il Movimento Cinque stelle con la vicenda di ponte Morandi e della sua ricostruzione. Nelle ore in cui si diffonde la notizia al sapore di paradosso della consegna del nuovo ponte di Genova ad Aspi, confermata dalla stessa ministra alle Infrastrutture Paola De Micheli (“La gestione va al concessionario, che oggi è Aspi”), non a caso, le reazioni di vertici, parlamentari e volti noti a cinque stelle sono diverse. Squilla a vuoto il telefono di Danilo Toninelli, l’ex ministro caduto nella gaffe del sogno di “un nuovo ponte dove poter giocare e mangiare”, twittano altri nomi del M5s. Dal viceministro all’Economia Stefano Buffagni, che condanna citando Dante e lancia gli hashtag #NonInMioNome e #ViaIBenetton (“Il conto, salato, alla fine si paga sempre. I cittadini ci hanno eletto per cambiare e decidere e non per avere “l’anime triste di coloro che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo”) al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che mette le mani avanti (“Sulla concessione abbiamo lavorato senza sosta, abbiamo il ponte e ora è il momento di decidere, possibilmente entro questa settimana”), fino allo stesso Vito Crimi. Capo politico di un Movimento che sul tema del ponte ha costruito lotte e consenso, ma rischia di perdere anche molto.
“Il ponte di Genova non deve essere riconsegnato nelle mani dei Benetton. Non possiamo permetterlo – è il pensiero diffuso mezzo social da Crimi, già nel guado di un rapporto con l’altro azionista di maggioranza del governo giallorosso che si fa ogni giorno più delicato – Questi irresponsabili devono ancora rendere conto di quanto è successo e non dovrebbero più gestire le autostrade italiane. Su questo il Movimento 5 stelle non arretra di un millimetro”. E se l’assegnazione della gestione del nuovo ponte sulla Valpolcevera pare essere stata tecnicamente inevitabile, trattandosi Aspi dell’“interlocutore per il passaggio di consegne” almeno fino a quando l’esecutivo non deciderà per la revoca della concessione – questo fanno capire dal Ministero – è altrettanto vero che l’ipotesi di revoca, seppur ancora in piedi, rimane appesa ad un filo. E il dibattito che sta già montando in queste ore, alla luce dei social come nei rapporti tra forze politiche di governo, rappresenta l’ennesima tappa di un percorso difficile.
Già le primissime prese di posizione del mondo grillino nei confronti del ponte diventato simbolo, del resto, non sono delle più felici. Risalgono al 2012, quando sul blog di Beppe Grillo viene messo in risalto un comunicato del comitato di coordinamento No Gronda, uno dei “serbatoi” genovesi del primo Movimento, dove si parla della “favoletta dell’imminente crollo del Ponte Morandi”, a detta degli attivisti della vallata una scusa per dare il via alla costruzione della nuova bretella autostradale a monte del ponte. Un pezzo di autostrada che per molti avrebbe potuto alleggerire il Morandi anni di traffico, e forse scongiurare il crollo, ma che lo stesso Grillo attaccava, nel 2014, promettendo: “Li fermeremo con l’esercito!”. Una posizione troppo ingombrante, con il senno di poi, che viene fatta notare nelle prime ore immediatamente successive al disastro del 2018. “Una sciacallata, tirarla fuori ora”, commenterà l’allora ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, senza risparmiare però un forte disagio all’intero mondo grillino.
Due anni fa, a neanche 24 ore dal crollo, è invece il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ad annunciare in Prefettura a Genova la linea dura sulla concessione ad Autostrade. “Non possiamo attendere i tempi della giustizia penale – la sua promessa – Abbiamo l’obbligo di far viaggiare tutti i cittadini in sicurezza, ci muoveremo da soli e disporremo la revoca della concessione ad Autostrade perché non c’è dubbio incombesse loro l’onere, l’obbligo, il vincolo di curare la manutenzione di questo viadotto e assicurare che tutti gli utenti potessero viaggiare in sicurezza». Concetto che ribadirà il concetto poche ore dopo Luigi Di Maio, allora vicepremier e capo politico del Movimento. “I pedaggi non sono reinvestiti da Autostrade per l’Italia nella manutenzione ordinaria e straordinaria. Vengono divisi in utili ed è lì che questi ponti crollano. Toglieremo la concessione ad Aspi, non faremo il palo a chi doveva fare manutenzione e non l’ha fatta”.

Il mantra è lo stesso ancora l’estate scorsa, e la linea la detta ancora Di Maio, di ritorno a Genova per la cerimonia di commemorazione a un anno dalla tragedia, davanti al primo pilone del nuovo ponte in costruzione, con il governo gialloverde agli sgoccioli e la delegazione di Aspi e Atlantia inviata alla messa che viene fatta allontanare dai familiari della vittime. “Si sta commemorando questa tragedia perché qualcuno non ha fatto il suo dovere, non ha mantenuto un ponte che se mantenuto non avrebbe dovuto crollare. Il nostro dovere di amministratori pubblici – spiega – è assicurare che questo non accada mai più”. Quasi 12 mesi dopo, invece, poco è cambiato. L’idea di un ritorno del (fu) ponte Morandi e futuro ponte San Giorgio nelle mani di Aspi fa montare la rabbia della base grillina e dei parlamentari liguri del M5s (“Uno schiaffo per noi e per Genova, spero si tratti di un percorso obbligato”, dice il deputato genovese Marco Rizzone), e torna ad agitare i rapporti tra alleati di governo. Costringendo i suoi rappresentanti, dopo mesi da incendiari, a fare da pompieri.
“In questo momento la priorità è riaprire il ponte e dare un sollievo alla viabilità autostradale ligure – spiega ad esempio il sottosegretario ai Trasporti a cinque stelle Roberto Traversi, ligure pure lui – Si tratta unicamente di un passaggio tecnico che permette al commissario Bucci di eseguire i collaudi necessari in tempi certi e di emettere l’ordinanza per aprire quanto prima il ponte al passaggio veicolare. Non c’era altro modo per farlo garantendo tempi rapidi considerando che Aspi gestisce entrambi i tronconi laterali al nuovo ponte. La questione della eventuale revoca, invece, è altra cosa sulla quale il governo presto prenderà una decisione”.
 
 
 
 
 
 Fonte: Repubblica

Condividi:

Rispondi

Su questo sito Web utilizziamo strumenti di prima o di terzi che memorizzano piccoli file (cookie) sul dispositivo. I cookie vengono normalmente utilizzati per consentire al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare report di navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare adeguatamente i nostri servizi /prodotti (cookie di profilazione). Possiamo utilizzare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti a offrirti un’esperienza migliore. Cookie policy