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Il giorno dopo il rifiuto di benedire le palme e i ramoscelli di ulivo per contestare la chiusura della Congregazione della Dottrina della Fede sulle unioni gay, il parroco di Bonassola don Giulio Mignani ha ricevuto messaggi e telefonate da mezza Italia.
“Mi hanno commosso – spiega il sacerdote spezzino – ; molte erano persone ferite che non si sentono accolte da madre Chiesa: come se tua mamma ti dicesse che fai schifo”.

Perché questo no, don Giulio?
“Avevo già preso la decisione di non benedire perché nella Domenica delle Palme si creano assembramenti e la comunità era avvisata. Poi, il documento della Congregazione mi ha ferito ed ecco la protesta”.
Nel 2020, la parziale apertura di papa Francesco sugli omosessuali, poi il dietrofront della Congregazione sulla coppia gay. Cosa ha provato?
“Ci avevo sperato e ultimamente sembrava che il papa avesse parlato anche dei diritti civili, ma avendo firmato il documento, significa che la pensa in quel modo. Non nascondo la mia delusione, anche se comprendo che non sia facile: rischierebbe degli scismi. Ma la Chiesa come istituzione vale questo dolore?”
Come hanno reagito i suoi fedeli?
“Al momento non ci sono state reazioni contrarie manifeste, anche se so che alcuni parrocchiani di Framura si sono dissociati su Facebook. A Bonassola, invece, i fedeli mi hanno applaudito durante la messa”.

La sua presa di posizione è figlia di confidenze o confessioni raccolte con l’abito talare?
“Purtroppo sì. Non svelo niente, posso solo dire di aver assistito a casi estremi, come persone omosessuali obbligate a farsi una famiglia con moglie e figli. Si snaturano, rinunciano a ciò che sono per convenzione e quando percepisci la loro sofferenza, ti chiedi se sia possibile. In occasione dell’unione civile di due giovani di Bonassola ho sentito dire: “Che schifo”. Ma si può? Io, invece, ho chiesto e ottenuto di partecipare alla cerimonia”.

Ci si potrebbe chiedere perché, come prete, non rispetta le gerarchie ecclesiastiche.
“Discorso analogo: viene prima il bene delle persone rispetto a norme che non contemplano l’amore. Quante volte, in passato, la Chiesa ha sbagliato? Era contro il suffragio universale ed il voto alle donne: aveva ragione?”

Quanto influisce la posizione della Chiesa sulle discriminazioni a danno dei gay?
“Sogno che anche da parte dei vertici ci sia un riconoscimento del loro amore: potrebbe aiutare parecchio.
Io stesso ho liberato la coscienza di fedeli il cui figlio aveva fatto coming out e che sentivano la cosa come un peccato. Più sei tranquillo, più accogli. Il rifiuto, invece, può sfociare nella violenza, anche fisica”.

Piergiorgio Welby non ebbe diritto ad un funerale, Pinochet sì. Le coppie gay non hanno diritto alla benedizione. La Chiesa fa figli e figliastri?

“Bella domanda. Non lo so. Purtroppo c’è dentro tutto il limite umano. In passato mi ero espresso anche sulla legge per l’eutanasia: ci sarebbero passi in avanti da fare”.
Dal 1968, anno dell’enciclica “Humanae vitae” di papa Paolo VI, quali progressi ci sono stati?
“Ne servirebbero ancora molti, però c’è stato il riconoscimento della finalità unitiva dell’atto, oltre a quella procreativa. Questo, a mio avviso dovrebbe equiparare le coppie gay a quelle che per motivi di natura non riescono a generare. Chi non può aver figli, potrebbe aver diritto all’adozione”.

Sta dicendo che la concederebbe anche ai gay?
“Sì: conosco due di donne unite civilmente con due figlie, che problema c’è? Ci sono bambini alla ricerca di due genitori e se una coppia omosessuale è in grado di accudirli, perché no? Possono avere capacità genitoriale al pari degli etero”.

Ha già parlato con il Vescovo monsignor Palletti?
“Con lui mi ero già confrontato nel 2017 su queste posizioni. Per ora no, ma forse non è riuscito a chiamarmi, viste le tante telefonate ricevute. Comunque, in occasione della messa crismale del Giovedì Santo lo vedrò in Cattedrale alla Spezia e se vorrà parlare con me dopo la cerimonia, lo farò con piacere”.
Non è nuovo a queste posizioni così eclatanti. Lo fa per ottenere una reazione?
“Ci sono persone molto più in alto di me che si sono espresse contro il documento: addirittura il Vescovo di Anversa (monsignor Johan Bonny, ndr) ha detto che si vergogna della Chiesa e ha chiesto scusa a chi si è sentito offeso. Non avrei mai pensato di suscitare tanto clamore”.
 

Fonte: Repubblica

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