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LONDRA – Ecco perché qualche giorno fa Londra non ha accettato l’invito Ue a entrare nella piattaforma dei vaccini anti coronavirus dell’Unione Europea (nonostante la Brexit). Il Regno Unito vuole avere mani libere nell’accaparrarsi quante più dosi di vaccini diversi e comunque tuttora potenziali, visto che di nessuno sinora è stata provata l’efficacia. Ma l’importante è arriva prima e accumulare scorte. E così oggi Londra ha annunciato l’acquisto di altre 90 milioni di dosi, oltre ai 100 milioni già prenotate da AstraZeneca per il vaccino di Oxford. Stavolta però, da altri due produttori diversi: 30 milioni di queste dai tedeschi di BioNTech che stanno curando una sperimentazione con il gigante americano Pfizer. E i restanti sessanta dal potenziale vaccino della francese Valneva. 
 

Insomma, il governo di Boris Johnson non vuole restare a mani vuote, anzi, vuole anticipare tutti gli altri. Perché questa è la battaglia mondiale del vaccino e il primo che dovesse acquisire quello giusto avrà un vantaggio enorme sugli altri Paesi, in termini sanitari ma anche economici, ovviamente. Già due mesi fa Londra si era mossa prima di tutti, prenotando 100 milioni di dosi del vaccino di Oxford sviluppato in collaborazione con la Irbm di Pomezia, mentre tutta l’Unione Europea ne ha successivamente bloccate 400 milioni, ma per 27 Paesi e comunque disponibili dopo la priorità concessa ai britannici. 
 
Oggi invece, un po’ come sta facendo Donald Trump in giro per il mondo vedi con Moderna, Johnson&Johnson e il tentato blitz a fine 2019 per la tedesca CureVac poi bloccato dalla cancelliera Angela Merkel, il Regno Unito è stato il primo Paese ad acquistare a scatola chiusa il possibile vaccino di BioNtech e Pfizer. Mentre quello di Valneva, efficace o meno, sarà prodotto nella fabbrica dell’azienda francese a Livingstone, in Scozia. Particolare da non sottovalutare perché in teoria una stato, in caso di emergenza nazionale, potrebbe bloccare l’esportazione di vaccini all’estero, nonostante i contratti nazionali in atto. È un’ipotesi estrema, ma non impossibile: il primo ministro indiano Narendra Modi, per esempio, ma anche Trump hanno accennato più volte a questa possibilità. 
 
Inoltre, il governo Johnson si sta muovendo su vari tavoli, e cioè su varie tipologie di vaccino, perché ancora non si sa quale sarà la più efficace. Acquisti al buio e di cui non si conoscono i dettagli finanziari, ma che fa capire l’importanza della frenetica battaglia internazionale. Il vaccino genetico di BioNtech e Pfizer “BNT162″, per esempio, si basa sulla reazione che scatenerebbe nel corpo umano nel momento in cui si inietta nelle cellule umane il genoma del virus tramite il codice RNA per creare antigeni che fanno reagire il sistema immunitario. Dopo alcuni risultati preliminari positivi, l’ultima fase della sperimentazione su 30mila soggetti dovrebbe iniziare a breve e le due aziende contano di poter produrre 100 milioni di dosi entro fine anno e 1,3 miliardi nel 2021.
 
Il vaccino di Valneva “VLA2001″, invece, è in una fase meno avanzata e potrebbe avere un ok dalle autorità farmaceutiche solo a metà 2021. Ma per il governo Johnson è importante averne comunque già una fetta in quanto si tratta di un tipo di vaccino diverso, ossia iniettando nell’organismo una forma blanda del virus SARS-CoV-2, sviluppando così – si spera – una reazione immunitaria. Ancora diverso il vaccino di Oxford, “ChAdOx1”, che agisce sulle “proteine Spike” del Covid19 (quelle che penetrano le nostre cellule infettandoci) e che deriva dall’adenovirus, un virus blando tipico degli scimpanzé, ma geneticamente modificato in modo da portare con sé una parte del coronavirus e, una volta immesso nell’essere umano, di sviluppare – si spera – una risposta immunitaria preventiva nell’organismo affinché riconosca il Covid 19 e possa sconfiggerlo disattivando le proteine spike del virus. Johnson e il Regno Unito, da oggi, hanno messo le mani su tutti e tre.Fonte: Repubblica

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