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Ha negli occhi l’immagine del migrante morto in mare. Seminudo, impigliato nel gommone che doveva portarlo in salvo, come un Cristo in croce. Un corpo indifeso rimasto deriva per giorni perché nessuno interveniva mentre il nostro Parlamento riconfermava il finanziamento della missione in Libia, gli accordi con la guardia costiera.
 

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“Ecco io davanti a tutto questo non ci sto. Non voglio portarmi sulla coscienza uno Stato, l’Italia, che finanzia la cosiddetta guardia costiera libica: persone che sistematicamente torturano e rapinano civili, che detengono illegalmente, fanno prostituire migranti dopo viaggi da inferno. E’ uno scandalo l’approvazione, il rinnovo dell’accordo da parte del nostro parlamento. Una cosa inammissibile”. Ha la voce appassionata di chi ha ancora la voglia di indignarsi la scrittrice Valeria Parrella, che lunedì sarà in piazza San Silvestro a Roma, alle ore 18, alla manifestazione “I sommersi e i salvati” (#isommersieisalvati). Con lei tra i firmatari uomini e donne di cultura, attori, come Ascanio Celestini e Fabrizio Gifuni, intellettuali e politici tra cui Luigi Manconi, Sandro Veronesi, Emma Bonino, Matteo Orfini, Riccardo Magi, Roberto Saviano e Michela Murgia. Associazioni come a Buon Diritto, Sea Watch, Medici Senza Frontiere.
 

 Qual è l’obiettivo della manifestazione?

“Chiedere al Governo italiano e all’Europa di smetterla di finanziare la Guardia costiera libica. Chiudano i centri di detenzione fuori dalla Libia e promuovano corridoi umanitari. Così da permettere alle persone di spostarsi da zone in cui rischiano la vita”.
 

Corridoi umanitari per chi scappa dalla guerra e dalla fame?
“Sì, perché non ci sono migranti di serie A che fuggono dalla guerra e altri di serie B se si mettono in viaggio per motivi economici. Si scappa dalla morte, dalla paura di un’esistenza grama che ci riduce in bestie. Si scappa per sentirci esseri umani. Succede a loro per caso, per sfortuna, ma poteva benissimo capitare a noi. Com’è possibile non identificarci nell’altro, nelle loro terrore?”.
 
Attori, politici, scrittori in piazza. Cosa vi accomuna?
“Siamo un gruppo eterogeneo con idee politiche a volte lontane, ma ci unisce la necessità tutti i giorni di non derogare dalla nostra coscienza e alcune immagini che arrivano dalla cronaca come quella del migrante morto, rendono necessario e urgente agire. Ognuno tutto l’anno fa qualcosa a modo suo per i migranti, nel sociale, spesso privatamente ma a volte, come adesso, serve proprio una chiamata alle armi”.  

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Quel migrante è un simbolo?
“Quel corpo martoriato, dimenticato in mare mi ha fatto pensate al cadavere di Ettore trascinato da Achille perché gli aveva ucciso Patroclo, ma li c’era stata pietas, aveva fatto seppellire il corpo. E invece qui dopo giorni come risposta a quella tragedia c’è stata la votazione in aula per abrogare o rinnovare gli accordi con la Libia: 41 deputati hanno votato no. Tra gli altri c’è chi è uscito dall’aula, e chi ha votato sì. Qualcosa di scandaloso, e la risposta è venuta immediata: facciamoci sentire”.
 

Ma lei perché lo fa?
“Come posso vivere in una società dove pago le tasse, voto, passeggio per le strade e allo stesso poi derogo dalla mia coscienza, dal fatto che persone come me a poche miglia marittime vengono sacrificate per le politiche italiane? Siamo un popolo di frontiera, possiamo essere la porta di Europa, dobbiamo aprirla. Far finta di nulla è stancante, raccontarla diversamente è stancante. Rispondere ai figli che chiedono ragione di quel corpo senza verità è stancante. Ignorare o difendere una cosa che ci rende disumani, fa perdere energie. Scendere in piazza ce le farà recuperare, almeno lo scempio non viene fatto in nostro nome”.

Qual è la sua soluzione?
“Fare a gli altri quello che vuoi per te stesso, se ho bisogno di mettere al sicuro mio figlio ho bisogno di essere accolto, aiutato durante il tragitto. La pressione dei migranti che spingono ai confini dell’Europa svela che questo flusso non si può, e per me non si deve, fermare. Va contro la storia, i popoli nella storia si sono sempre mossi. Così cambiano le civilità”.Fonte: Repubblica

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