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111029383 e673cf39 7117 41b7 a684 126110a41483 - India, al via il festival del Kumbh Mela: milioni ammassati nonostante il Covid

Chennai. Inizia domani nel nord dell’India il più grande festival del mondo, un ritrovo di decine di milioni di induisti che si immergono nel sacro fiume Gange in un’importante e dionisiaca cerimonia. Nemmeno la paura del Covid è riuscita a fermarli. Quest’anno la Kumbh Mela si tiene ad Hardiwar, nell’Uttarkahnd, dove sono già arrivati i primi 800 mila pellegrini in quello che sarà anche il più grande assembramento mondiale di questa pandemia. I fedeli non sembrano preoccupati, sicuri che gli dei li proteggeranno. Ma i giudici dell’Alta Corte dello Stato dell’Uttarkahnd hanno chiesto alle autorità di fare un quadro della situazione ospedaliera, per definire quale sia la reale disponibilità di sale di terapia intensiva, letti ospedalieri, infermieri, macchinari e ventilatori, in una regione già nota per la pessime condizioni della sua sanità pubblica.

Il ritrovo di massa dovrebbe durare tre mesi e mezzo, fino a fine aprile, ma un ministro dell’Uttarkahnd ha chiesto che venga ridotto a 48 giorni, anche se i possibili danni che può causare questa gigantesca festa, resa famosa anche dalle foto dei sadhu, i santoni-pellegrini, con le lunghe trecce a dreadlock che fumano pipe chillum  piene di cannabis, potrebbero essere devastanti. Si teme, infatti, che questo potenziale super-focolaio possa funzionare come una bomba virale, visto che i pellegrini, dopo le abluzioni nel fiume e qualche giorno di preghiere e danze, rientreranno nelle loro case in diverse parti dell’India, portando con sé il virus, in un dejà vu delle infezioni che si sono propagate quando ci fu un primo, repentino lockdown a marzo, e i lavoratori migranti si rifugiarono dalle metropoli nelle campagne, diffondendo l’epidemia. La crescita dei contagi è continuata lentamente da allora, causando 150 mila morti in India,  il secondo Paese più colpito dal Covid al mondo, dopo gli Stati Uniti.

Sarà proprio il Kumbh Mela a spingere l’India al grande soprasso di infezioni da Coronavirus? Al Maha Kumbh Mela di Allahabad nel 2001 parteciparono 60 milioni di persone, e a quello del 2013 addirittura 100 milioni. Naturalmente non si pensa di arrivare a questi numeri quest’anno, ma ad alcune decine di milioni sì.

Tra i partecipanti già accampati sulle rive del fiume circola l’indifferenza, la flemma e soprattutto la fede nella forza divina che li proteggerà dai contagi. “L’India non è come l’Europa,” dice Sanjay Sharma, un indù cinquantenne. “Per quanto riguarda l’immunità, noi siamo più forti di voi.” Non esistono dati che lo confermino, ma questa è una voce che circola in India per spiegare un tasso di mortalità finora relativamente contenuto in rapporto ad altri Paesi occidentali, fenomeno dovuto più probabilmente a una percentuale molto più bassa di anziani, al fatto che il virus si trasmette con più difficoltà nei climi caldi e ad altri fattori. Sharma è dispiaciuto che ci sia il Covid e, in una miscela di negazionismo e fatalismo, spiega perché:  “E’ triste che quest’anno arriverà meno gente solo a causa di uno starnuto e di un colpo di tosse. La verità più grande sulla Terra è la morte. Quindi perché vivere nella paura?”

Una fedele un po’ più giovane, la trentasettenne Lakshmi Sharma, si rende conto che quest’anno le cose saranno diverse: “Dobbiamo provare a mantenere le distanze e continuare a disinfettarci le mani, visto che siamo comunque in una pandemia.” Come misura di sicurezza, le scalinate che scendono verso il fiume sacro per le immersioni purificanti sono state divise in zone colorate: rosso, verde e giallo, a seconda del livello di vulnerabilità al Covid e quindi dell’età. Giovani di qua, mezza età di là e, in fondo, gli anziani. Non pare una misura che possa essere efficace, considerato il genere di folla stipata che si genera in queste occasioni, ma le autorità qualche tentativo l’hanno fatto. Sono stati anche mobilitati due gruppi di commandos delle Guardie di Sicurezza Nazionale, a caccia di “elementi anti-nazionalisti,” ma che potranno essere usati per disperdere la folla se si condenserà troppo, com’è inevitabile.

Sembra assurdo che si sia consentito di tenere il festival quest’anno, ma bisogna considerare che questa nazione è governata da un partito fondamentalista indù che non ha la minima intenzione di attirarsi le critiche di un elettorato molto devoto. Il Kumbh Mela ha un’importanza radicata nella filosofia religiosa indù. Il mito narra che il dio Vishnu, volando via con un vaso pieno di amrita, l’acqua della vita eterna, ne fece cadere quattro gocce, una in ognuna delle quattro città dove ogni tre anni si tiene, a turno, la Kumbh Mela. Immergersi nel Gange quando c’è la congiunzione astrale giusta ridona forza ed energia, regalando fortuna, successo e felicità a chi prega nel modo giusto. Quest’anno però potrebbe portare anche il Covid-19. Ma su questo rischio per i pellegrini,  l’organizzatore Siddharth Chakrapani si affida all’aiuto supremo: “Sono certo che Madre Gange si prenderà cura della loro salute.”

Nel frattempo, questo sabato in India avrà inizio la più grande vaccinazione di massa al mondo, con 300 milioni di persone (quindi almeno 600 milioni di dosi di vaccino) che verranno inoculate in tutta la nazione entro fine agosto, con dosi di Covishield dell’AstraZeneca e del Covaxin prodotto in India. I primi a ricevere le iniezioni saranno dieci milioni di infermieri, poliziotti e soldati. Poi toccherà agli ultracinquantenni e alle persone con malattie respiratorie. Ma per quei pellegrini del Kumbh Mela che non verranno salvati da Madre Gange, sarà troppo tardi.

Fonte: Repubblica

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