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Ogni anno, in India, muoiono in media sessantamila persone a cause di morsi di serpente. Fino a qualche tempo fa, questa fine era la causa più comune di decesso nel Paese. È forse per questo che Suraj Kumar ha scelto come arma del suo uxoricidio proprio un serpente, anzi due, una vipera Russel e un cobra. Un piano tra il diabolico e il maldestro, tra il crudele e l’insensato, approfittando di una moglie lievemente disabile, narcotizzata e inerme di fronte a un piano omicida che gli è costato due ergastoli.

Tutto ha inizio nel febbraio dell’anno scorso nello Stato meridionale del Kerala quando l’impiegato di banca ventottenne contatta online Suresh Kumar, trafficante illegale di serpenti. Suraj dovrebbe essere contento, da un anno è padre del piccolo Dhruv e da due anni ha concluso un bell’affare sposando Uthra. Lui viene da una famiglia più umile: il padre è un autista di auto-rickshaw, la madre è casalinga. La dolce Uthra, che ha tre anni meno di lui, viene da una famiglia ben più ricca: il padre è un commerciante di gomma, la madre è una preside in pensione. Chi conosce l’India sa che se c’è uno scompenso sociale così forte, in un matrimonio combinato da un sensale, qualche problema c’è. E in questo caso è forse da individuare nell’handicap di apprendimento di Uthra, una certa lentezza di comprensione che le sarà fatale nel non percepire a che genere di mostro è stata data in sposa. Ma per Suraj è un affare d’oro, letteralmente. Difatti riceve in dote una fortuna, per il contesto indiano: 768 grammi d’oro, per il valore attuale di 27 mila euro; un’auto Suzuki Sedan; un bonus del valore di 4 mila 500 euro e uno stipendio di 90 euro al mese “per prendersi cura di Uthra.”

Parte di quei soldi Suraj decide di usarli per far fuori la consorte. Ed escogita quello che deve aver pensato sarebbe stato il piano perfetto. Come verrà dimostrato nell’incartamento di mille pagine del processo, al culmine di un’inchiesta di 78 giorni con il parere di 90 testimoni tra erpetologi, medici ed esperti informatici, Suraj ha studiato ossessivamente decine di video online su come maneggiare i serpenti, sull’effetto del loro veleno e su come procurarsene clandestinamente. In aprile, ha contattato Suresh Kumar dal quale ha acquistato, pagando l’equivalente di 110 euro, una vipera Russel, che si trova comunemente nel Kerala ed ha un veleno tra i più letali al mondo.
La sera del 27 febbraio, dunque, Suraj arriva a casa con un sacchetto di plastica che nasconde tra il legname del ripostiglio. La notte, libera la vipera Russel nel soggiorno della casa, sale in camera da letto e poi, con noncuranza, chiede alla moglie di andargli a prendere il telefono giù al pianterreno. Scesa dalle scale, però, Uthra scorge la vipera accoccolata sul pavimento di marmo e grida aiuto. Suraj scende, prende la vipera con un bastone ed esce di casa. Non la uccide, ma la rimette nel contenitore del ripostiglio. Il primo tentativo è andato male. Così il 2 marzo ci riprova. Ma questa volta mescola dei sedativi al dessert della moglie, che si addormenta profondamente. Uthra si sveglia urlando di dolore, la gamba piena di morsi di vipera. Suraj getta il serpente dalla finestra. Poi impiega due ore per trovare un ospedale che la curi.

La moglie è attanagliata dal dolore, con la gamba gonfia e in emorragia. Ma dopo due trapianti sopravvive e torna a riprendersi nella villetta dei genitori. Suraj resta a casa con il figlio e con i suoi genitori a tramare il prossimo passo.

“Mentre la moglie languiva in ospedale,” spiega uno degli investigatori, Anoop Krishna, “Suran girava per i siti di Internet per capire meglio come usare il veleno di serpente e gestire i rettili.” È intenzionato a ucciderla, prendersi l’eredità e sposare un’altra donna, come riveleranno le indagini. Quando la moglie rientra a casa è ora di provare con un serpente con un veleno ancora più rapido: il sacro cobra dagli occhiali. Lo compra sempre dal venditore Suresh Kumar, questa volta per 90 euro. E la notte del 6 maggio entra in azione. 

Uthra è ancora convalescente e accetta di buon grado il bicchiere di succo di frutta che il marito le offre la sera. È zeppo di sedativi. La moglie si addormenta pesantemente nella camera matrimoniale dove dormono in letti separati. Suraj apre il contenitore con il cobra e fa cadere il serpente, lungo quasi un metro, sul corpo della donna. Ma invece di azzannarla, l’animale sguscia via. Il marito lo raccoglie e lo getta di nuovo sulla moglie. Di nuovo il cobra sfila via. “I cobra non mordono se non provocati,” ha spiegato l’erpetologo Mavish Kumar durante il processo. Suraj fa il suo terzo tentativo. Questa volta, però, preme la testa del cobra sul braccio sinistro di Uthra. Il serpente, agitato dai maltrattamenti, morde la donna due volte e si ritira su uno scaffale della stanza dove resta per tutta la notte.

Suraj lava il bicchiere con i sedativi, elimina il bastone usato per spostare il serpente e cancella le telefonate incriminanti dal cellulare. La mattina arriva la madre di Uthra e trova la figlia a letto con la bocca aperta e la mano sinistra penzolante nel vuoto. “Perché non hai controllato come mai non si sveglia?” chiede la suocera al genero. “Non volevo disturbarle il sonno,” risponde il marito avvelenatore. I genitori della donna la portano di fretta all’ospedale, dove muore per avvelenamento. Ma la famiglia chiama la polizia, chiede un’autopsia. Nel sangue e nello stomaco di Uthra oltre al veleno ci sono tracce di sedativo. La polizia arresta Suraj, scoprendo i suoi commerci con il trafficante di serpenti Suresh Kumar, il quale durante il processo confessa: “Sì, ho venduto io la vipera e il cobra a quell’uomo.”  E per l’uxoricida armato di serpenti è finita.

Fonte: Repubblica

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