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inondazioni e frane si abbattono sul nord est dellindia 200 vittime e 4 milioni di sfollati - Inondazioni e frane si abbattono sul Nord-Est dell'India: 200 vittime e 4 milioni di sfollati

BANGKOK – Tra fine giugno e oggi più di 4 milioni di persone, soprattutto contadini, sono state sfollate con oltre 200 vittime nelle regioni dell’Asia meridionale colpite da uno dei più alti tassi di precipitazione degli ultimi decenni.

I monsoni sono una benedizione per i campi dell’India, del Bangladesh e del Nepal che attendono tra giugno e settembre le piogge stagionali per la crescita dei raccolti nelle vaste pianure come quelle del sistema di fiumi tra Gange, Brahmaputra e Meghna. Ma sempre più spesso, in particolare quest’anno già caratterizzato dalla crisi del coronavirus, si stanno trasformando in una immane tragedia che mette a dura prova la macchina dei soccorsi in tutti i Paesi colpiti.

Ogni anno il ciclo si rinnova con sempre meno regolarità a causa dei cambi climatici e l’accelerazione progressiva dello scioglimento dei ghiacciai, ma nelle ultime settimane gli effetti sono stati particolarmente devastanti per un insieme di fattori non solo naturali, viste le alterazioni provocate da dighe e sbarramenti come ferrovie, strade e costruzioni sul flusso naturale dei 15 fiumi condivisi tra India e Bangladesh, attraversato a sua volta da altri 230 grandi corsi d’acqua che sboccano sull’immenso delta della Baia del Bengala, dove si assiste da anni anche al progressivo innalzamento del mare.

Mentre il livello dell’acqua nei letti dei fiumi, e negli invasi creati per contenerla, continua a salire, intere popolazioni sono state evacuate con barche e zattere e non tutti hanno trovato riparo su terreni ed edifici più elevati, o nei campi creati per l’accoglienza come nello stato nordorientale dell’Assam, dove il governo ne ha predisposti oltre 300 del tutto insufficienti a contenere l’ondata di profughi rimasti senza cibo, acqua potabile e protezione dalle piogge che continuano incessanti senza accennare a un rallentamento.

Se Assam e Arunachal Pradesh sono stati travolti da inondazioni e frane, altri Stati indiani limitrofi come come Manipur e Mizoram si trovano paradossalmente alle prese con una persistente siccità. Ma non è solo il Nord-Est dell’India a subire i danni peggiori. Oltre a Mumbai che si trova sul lato opposto del continente e dove 8 persone hanno trovato la morte sotto un’edificio crollato per gli smottamenti del monsone, anche il popoloso Bihar è rimasto vittima delle forti inondazioni per le incessanti piogge cadute sul montagnoso Nepal che dà origine a 9 dei suoi fiumi più grandi. Su uno di questi, il Gandak nel distretto Gopalganj, è crollato un ponte costato parecchi milioni di dollari interrompendo i trasporti di una vasta regione.

Anche nel territorio del piccolo stato himalayano lo scioglimento dei ghiacciai unito alle eccezionali precipitazioni ha creato frane e smottamenti uccidendo più di 120 persone con almeno 50 dispersi. Il primo argine a straripare quest’anno è stato a giugno quello del grande fiume Brahmaputra che scende dall’India, attraversa l’Assam e si distribuisce nel vasto sistema di pianure e corsi d’acqua del Bangladesh tradizionalmente il più colpito, soprattutto da quando sia in epoca coloniale che dopo sono stati sostituiti i piccoli lavori di irrigazione con progetti più grandi che coinvolgono dighe, reservoire e reti di canali destinati all’irrigazione. Questi interventi idrici su larga scala anche sotto forma di ampi argini di cemento e progetti di diversione per tentare di prevenire le inondazioni non hanno sempre seguito validi criteri scientifici e il limo che doveva distribuirsi naturalmente nelle pianure ha iniziato ad accumularsi alzando il letto dei fiumi. Secondo uno studio del 2018, il carico di sedimenti nel flusso combinato di Gange e Brahmaputra sta diminuendo ad un tasso di 4-10 milioni di tonnellate all’anno.

Tra le drammatiche conseguenze congiunte di piogge torrenziali e interventi umani inadeguati si è verificato quest’anno anche l’allagamento del 90 per cento del parco naturale del Kaziranga in Assam, 430 km quadrati dove sono periti centinaia di rari rinoceronti unicorno, cinghiali e altri animali.Fonte: Repubblica

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