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104657001 a0d17e76 4fcd 4e83 bae1 3430eda7f075 - Iran, scade l'embargo sulle armi

“Una giornata importante”, twitta il ministro degli Esteri iraniano, Javad Zarif, annunciando l’inizio di una nuova fase nei rapporti tra Teheran e la comunità internazionale, che potrebbe però non essere di distensione. Dopo 13 anni, oggi scade l’embargo sulle armi all’Iran deciso dalle Nazioni Unite nel 2007, e Teheran rivendica la riguadagnata libertà sul mercato internazionale della Difesa: “Da oggi, tutte le restrizioni ai trasferimenti di armi, attività connesse e servizi finanziari da e verso la Repubblica islamica dell’Iran, (…) sono automaticamente revocate”, scrivono gli sherpa di Zarif in un comunicato fatto circolare allo scadere della mezzanotte del 17 ottobre. “La Repubblica islamica dell’Iran può quindi ottenere le armi e le attrezzature necessarie da qualsiasi fonte senza alcuna restrizione legale e solo sulla base delle sue esigenze difensive”. 

La fine dell’embargo sulle armi è una diretta conseguenza dell’accordo sul nucleare voluto e negoziato dall’amministrazione Obama e siglato nel 2015 insieme con Russia, Cina, Germania, Gran Bretagna e Francia. L’intesa prevedeva grosse limitazioni al programma di sviluppo nucleare iraniano in cambio della fine delle sanzioni internazionali comprese quelle sulla vendita e l’acquisto di armi convenzionali. A maggio del 2018, però, l’amministrazione Trump ha deciso di uscire dall’intesa preoccupata dalla politica di influenza regionale iraniana e dal programma missilistico di Teheran, che è accusata da Washington di aver fornito missili balistici a lungo raggio agli Hezbollah libanesi e agli Houthi yemeniti, e armi anche ad Hamas a Gaza e alle milizie in Iraq e in Siria.

Il pressing americano e la mediazione europea

In estate, con un pressing serrato del segretario di Stato Mike Pompeo, gli Stati Uniti avevano cercato di far approvare all’Onu una nuova risoluzione che prorogasse sine die l’embargo, ma i tentativi americani sono naufragati a New York. Il Consiglio di sicurezza ha respinto la richiesta, 11 membri su 15 tra cui Russia e Cina hanno votato contro; Francia, Germania e Regno Unito si sono astenute. Una decisione “ingiustificabile”, disse Pompeo, “l’Iran diffonderà ancora più caos e distruzione se l’embargo scadrà”.
A settembre, gli Stati Uniti hanno annunciato unilateralmente di aver ripristinato tutte le sanzioni Onu contro l’Iran che erano state revocate come parte dell’accordo nucleare, compreso l’embargo sulle armi, ma si sono ritrovati di nuovo isolati. Nelle cancellerie di Berlino, Parigi e Londra è forte la preoccupazione “per le implicazioni per la sicurezza e la stabilità regionale” che avrà la fine dell’embargo ma gli europei cercano una mediazione per salvare quello che resta dell’intesa del 2015 temendo conseguenze anche più gravi in tutta la regione senza un accordo e in vista di un possibile cambio di linea alla Casa Bianca dopo le presidenziali del 4 novembre. 

Le mire di Mosca e Pechino, l’allarme in Israele e nel Golfo 

Ma cosa potrebbe davvero accadere da lunedì? L’ “Iran produce il 90% dei suoi bisogni di Difesa in casa”, ha dichiarato Zarif assicurando che non ci sarà una corsa agli armamenti, ma Teherna ha bisogno di ammodernare le sue forze armate, in particolare quelle aeree. Nel 2019, un rapporto molto citato della U.S Defence Intelligence Agency avvertiva che l’Iran avrebbe cercato di acquistare aerei da combattimento avanzati e carri armati dalla Russia una volta scaduto l’embargo. 

Le forniture militari potrebbero diventare uno strumento di pressione politica. A settembre, il viceministro russo Sergei Ryabkov ha lasciato intendere possibili nuove collaborazioni con l’Iran sul piano dell’industria militare e a ottobre l’ambasciatore russo in Iran Levan Dzhagaryan ha detto che Mosca non avrebbe “alcun problema a consegnare l’S-400 all’Iran”, il sistema di Difesa missilistico appena venduto alla Turchia. Diversi analisti tuttavia sono scettici che questo piano possa davvero concretizzarsi, per diverse ragioni. L’S-400 e il suo mantenimento costano svariati milioni di dollari e la crisi economica devastante in Iran non consentirebbe al regime un investimento militare così sostanzioso come pure quello per i jet da combattimento russi SU 30. Ci sono poi le relazioni regionali. Mosca, ma vale anche per Pechino, vuole salvaguardare i rapporti con le monarchie del Golfo e Israele, già oggi in massima allerta per la fine dell’embargo sulle armi. Secondo l’analista Nicole Grajewski, i russi potrebbero “limitarsi alle armi difensive come l’S-300 o alle licenze di produzione e ai trasferimenti di tecnologia per l’industria della difesa interna”. Aspettando di capire quale sarà la reazione americana.
 

Fonte: Repubblica

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