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203742560 26c6590d fd4d 486d 9fbf 5fca221b188d - Irlanda, rapporto shock su abusi e morti nelle case famiglia

LONDRA – «È un capitolo nero, vergognoso della nostra storia». Sono le parole gravi e inequivocabili del “Taoiseach”, il premier Micheál Martin, commentando il report shock di ieri che ha riesumato una scomoda e tremenda verità in Irlanda: l’infausto destino subìto da decine di migliaia di giovani donne e i loro bambini nelle famigerate mother-and-baby homes, le Case di accoglienza per mamme e bambino, in un Paese allora «dominato da una cultura oppressiva e brutalmente misogina».

Erano le diciotto Case famiglia, attive in Irlanda dagli anni Venti e fino alla fine del secolo scorso, destinate a ospitare donne incinte fuori dal matrimonio. Strutture dell’orrore, gestite dalla Chiesa Cattolica e da ordini di suore che, stando ai risultati dell’inchiesta ordinata dal governo nel 2014 e pubblicata ieri, hanno umiliato, brutalizzato o lasciato morire molti dei suoi malcapitati ospiti.

In circa 80 anni di attività, le mother-and-baby homes hanno ospitato 56mila “ragazze madri”, sottoposte a ogni tipo di vessazione e umiliazioni, e i loro 57mila bambini, dopo la nascita dati in adozione o portati negli orfanotrofi. Di questi, almeno 9mila sono morti nelle Case, il 15% del totale.

Spesso venivano sepolti in fosse comuni, come scoperto sette anni fa dalla storica Catherine Corless nella contea di Galway. Un caso agghiacciante che innescò l’inchiesta: i resti di 796 bambini ammassati e seppelliti nel giardino dell’istituto, venti di loro in una cisterna delle fogne. Soltanto di uno le suore avevano registrato la morte.

Le parole di Martin sono pesantissime. Perché il premier non ha legato quegli orrori a una degenerazione di una ristretta fetta della società, bensì «alla perversa attitudine verso la sessualità e la sfera intima» dell’intera Irlanda dell’epoca. «È una scomoda verità, ma dobbiamo dirla: tutta la nostra società era complice di quello che accadeva nelle case di accoglienza: tutti noi abbiamo trattato quelle madri e i loro bambini con assoluta crudeltà. Tutta la nostra società di quei tempi ha abbracciato un perverso moralismo religioso».

Lo scandalo delle case famiglia è stato toccato al cinema dal film Philomena con Judi Dench, che scioccò il pubblico come Magdalene di Peter Mullan, Leone d’Oro a Venezia 2002 sull’orrore delle cattoliche Case Magdalene, che sull’isola accoglievano ragazze orfane o “immorali”, a causa della loro “condotta peccaminosa al di fuori del matrimonio”. Una pagina nera così vicina e così lontana dalla progressista Irlanda di oggi, che negli ultimi anni ha approvato a larghissima maggioranza aborto e matrimoni gay, in due distinti referendum.

Fonte: Repubblica

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