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163846848 d0d6b967 4536 4c50 894e 29570eb5cb9b - Isola del Giglio, saranno abbattuti gli ultimi 40 mufloni: "Introdotti nel '55 e nocivi per l'ambiente"; "No, ormai ne fanno parte"

Inseguendo il mito di ricondurre i luoghi allo stato naturale primigenio previa l’eliminazione delle specie alloctone, in barba ai cambiamenti climatici e fatta eccezione per il massiccio viavai di gente, animali domestici e da macello o creature trasportate da navi e mezzi meccanici, l’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago toscano ha deciso di eradicare dall’Isola del Giglio i mufloni. Fra i 25 e i 40 esemplari derivati da un’introduzione sul territorio datata 1955 per salvaguardare la specie. A questi animali, oggi, si riserva una lussuosa operazione di sterminio. Per ucciderli, l’Ue sborsa infatti al Parco e ai suoi partner, la ditta Nemo incaricata dell’epurazione e la facoltà di Biologia dell’Università di Firenze, oltre 320mila euro. La somma  rientra nel totale di 1.6 milioni di co-finanziamento comunitario ottenuto dalla Commissione europea tramite il Programma Life + per il progetto  LetsGoGiglio – Lessalienspecies in the Tuscan Archipelago: new actionns to protect Giglio islandhabitats

“Per abbatterli utilizziamo armi a canna rigata, ma se qualcuno viene catturato nei recinti può essere ceduto a chi ne faccia richiesta”, spiega Giampiero Sammuri, presidente dell’Ente Parco. “E’ universalmente noto che nelle isole gli ungulati sono dannosi per la biodiversità, perciò non abbiamo buttato soldi in uno studio specifico sui danni arrecati dai mufloni all’Isola del Giglio”. I mufloni non sono dunque accusati di combinare nefandezze specifiche?  “Meglio eradicarli e lasciare spazio a specie con maggior diritto di abitare sul posto, via libera al ritorno di piante e insetti che c’erano prima”.

Con quanta probabilità, e quando, dovrebbe ricostituirsi la natura di un’epoca perduta però non è chiaro, visti gli sconvolgimenti climatici sempre più pressanti. Eppure il sacrificio di intere comunità di animali e piante in ottima salute sembrerebbe prevista dai protocolli. “Ci domandiamo su quali basi scientifiche si sia assunta una simile iniziativa. Il muflone è considerato invasivo soltanto da pochi studi datati o condotti su isole esotiche”, ribatte Kim Bizzarri, esperto di politica ambientale europea e coordinatore di una campagna per salvare le pecore selvatiche del Giglio, che vede sul piede di guerra cittadini, scienziati e associazioni come Enpa e Lav. “Ma, per esempio, sul sito internazionale Cabi una scheda dettagliata del 2019 conclude che il muflone non può considerarsi invasivo. Inoltre, invece di destinare l’incredibile somma di quasi 350mila euro per le uccisioni, non sarebbe stato più ovvio costruire recinti, oppure sterilizzare gli animali, come previsto dalla regolamentazione europea?”

“L’obbligo di eradicazione comunitario è limitato a pochissime specie fra cui non si annovera il muflone, ma spesso è bene intervenire prima che gli impatti di una situazione siano evidenti, come fece anni fa la Gran Bretagna con le nutrie eliminandole e prevenendo disastri”, osserva Piero Genovesi, responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica dell’Ispra, che ha dato il suo placet alle uccisioni. “Le maggiori cause di distruzione degli habitat sono, nell’ordine, cambiamenti climatici, inquinamento e specie invasive”.

Oltre all’eliminazione dei mufloni, il progetto prevede la distruzione di alberi che non fanno parte della vegetazione originaria, come l’ailanto, le robinie o il fico degli ottentotti. Anche per quest’ultimo c’è stata una mobilitazione della cittadinanza caduta nel vuoto. “Ognuno la pensa come vuole”, dice Sammuri. “Se l’Ue ci ha finanziati e l’Ispra ci ha dato parere positivo, significa che stiamo agendo per il meglio”.

“Bisogna vedere cosa è stato raccontato alla Commissione”, obietta Bizzarri. “Nel progetto presentato a Bruxelles e riccamente finanziato con fondi comunitari si legge che i mufloni sono accusati di minacciare l’agricoltura sull’Isola, quando esiste un documento sottoscritto da 47 coltivatori che negano il fatto. E poi si sostiene che il turismo si gioverebbe della loro scomparsa, come se non fossero animali magnifici”. Tant’è che gli abitanti del Giglio hanno lanciato una petizione per la salvezza dei mufloni raccogliendo in poche settimane alcune migliaia di firme. E non è tutto:  “Prima di poter partecipare al bando europeo, il progetto LetsGoGiglio avrebbe dovuto essere sottoposto alla valutazione e approvazione del Consiglio Comunale” racconta Bizzarri. “Invece, in un comunicato stampa del febbraio 2019,  il sindaco dava notizia che il piano operativo sarebbe iniziato a luglio all’insaputa di consiglieri comunali e cittadini i quali avevano già mosso riserve verso l’eradicazione del muflone e del fico degli ottentotti. Così due consiglieri comunali hanno fatto ricorso alla Regione Toscana denunciando l’omissione della ratifica al consiglio comunale. A loro avviso, tale mancanza amministrativa comporterebbe la decadenza del progetto, che a nostra volta chiediamo al Ministero della Transizione Ecologica e alle istituzioni europee di sospendere immediatamente”.

Fonte: Repubblica

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