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TEL AVIV – In un momento di tregua dallo stallo politico delle ultime elezioni, in Israele questo weekend si è festeggiato il ritorno alla vita dopo un anno di pandemia. Le famiglie allargate hanno potuto festeggiare insieme la festività di Pesach, la Pasqua ebraica, iniziata sabato sera. “Festeggiamo la libertà dalla schiavitù d’Egitto e da quella di Zoom” è la battuta ricorrente. Quest’anno non si è dovuto rinunciare alle lunghe tavolate del Seder – la tradizionale cena che apre la festa, in cui gli ebrei leggono i testi che evocano l’esodo dall’Egitto – e le immagini della cerimonia desolata trascorsa un anno fa in solitudine sembrano il ricordo di un’altra era. 

A Gerusalemme la Chiesa Cattolica ha celebrato la domenica delle Palme con migliaia di partecipanti che hanno potuto unirsi alla tradizionale processione dal Monte degli Ulivi alla Città Vecchia, dando inizio alla Settimana Santa. Siamo ancora lontani dai numeri del passato, quando per l’occasione arrivavano turisti da tutto il mondo, ma è stato un momento importante “anche per cominciare a dare dei segni di normalità e soprattutto la fiducia in una ripresa della vita normale”, ha detto il Patriarca Latino di Gerusalemme, Monsignor Pierbattista Pizzaballa. 

Superata la soglia del 50% della popolazione immunizzata con entrambe le dosi del siero Pfizer, il Paese festeggia anche il successo della campagna vaccinale che dimostra la sua efficacia nell’abbattere la curva dei contagi. A poco più di un mese dall’uscita dall’ultimo (terzo) lockdown e con un allentamento graduale delle restrizioni che ha portato all’apertura oggi di tutti i settori secondo le regole del “pass verde”, l’indice del contagio si conferma in calo costante e si attesta oggi intorno allo 0,55. Calano drasticamente la mortalità (-85%) e i contagi (-86%). Ieri si sono registrati intorno ai 300 nuovi contagi quotidiani, mentre solo a inizio marzo la media quotidiana era di 2.500 nuovi positivi. Se si pensa che gennaio, con l’arrivo della variante britannica, era stato il mese peggiore dall’inizio della pandemia, con oltre 1.000 morti (6.183 dall’inizio della crisi), ancora a inizio marzo gli esperti si esprimevano con cautela rispetto alla ripresa della routine. Ma l’effetto della campagna vaccinazioni, iniziata il 20 dicembre e avanzata a passo spedito, si è dimostrata evidente di settimana in settimana e ora il governo annuncia che la settimana prossima – previa valutazione della situazione al termine della settimana pasquale – si discuterà dell’eliminazione delle mascherine quantomeno all’aria aperta. 

La sensazione che il Covid appartenga al passato sembra già molto presente tra la gente: quasi 200 mila israeliani hanno visitato parchi naturali e siti archeologici nel weekend e le mascherine spesso erano un optional. Anche club e discoteche hanno ripreso l’attività e radunato migliaia di persone grazie al pass verde, che vincola l’ingresso a immunizzati e guariti in alcuni settori dell’economia come palestre, spazi chiusi nei ristoranti, alberghi, stadi, luoghi della cultura. Da una settimana è possibile accedere a questi esercizi anche presentando un tampone rapido, consentendo l’ingresso a non immunizzati e bambini sotto i 16 anni, che ancora non hanno accesso al vaccino. 

La vita in Israele, insomma, sembra tornare più velocemente del previsto alla normalità. Se non ci saranno sorprese, il nuovo governo che verrà formato nelle prossime settimane potrà accantonare la curva dei contagi e concentrarsi ad abbattere la pandemia economica.  Fonte: Repubblica

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