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Un annuncio tra le transenne. Santa Sofia non è più agibile per il pubblico, non si chiama più nemmeno così. E neppure è più un museo. Tanto meno la basilica bizantina che fu. Diventa, da oggi, Ayasofya. Una moschea. Il Consiglio di Stato turco ha infine dato il via libera alla sentenza che fa del luogo che per quasi un millennio fu sacro per i cristiani, un santuario musulmano. E il capo dello Stato turco, Recep Tayyip Erdogan, ha firmato il decreto che ne decide l’apertura alla preghiera islamica.

“È stato deciso che Ayasofya sarà posta sotto l’amministrazione della Diyanet”, cioè l’autorità statale per gli Affari religiosi, il dicastero spirituale che ricade però sotto l’amministrazione e la guida della presidenza della Repubblica. E’ il ministero che che gestisce le moschee della Turchia. “Ayasofya sarà riaperta alla preghiera”, si legge nel decreto, firmato da Erdogan e diffuso sul suo profilo Twitter. Una decisione pubblicata immediatamente sulla Gazzetta ufficiale.
 

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  La disposizione adottata nel 1934 dal suo predecessore, Mustafa Kemal Ataturk, il padre della Turchia laica e moderna, viene così cancellata. Con una decisione che contravviene a quanto era stato indicato dall’Unesco, che aveva invitato a non modificare lo status di museo dell’edificio senza aver prima avviato un dialogo sull’argomento inclusivo di tutte le comunità del Paese. Ma il leader turco, in difficoltà per la crisi economica e per la pandemia, negli ultimi giorni ha premuto sui nazionalisti più radicali, per arrivare a un passo che lo rafforza internamente, e all’estero gli assegna la palma di protagonista nel mondo musulmano sunnita. Da anni il presidente della Repubblica turca sostiene il ritorno a moschea del monumento, progettato dagli architetti Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto, inaugurato nel 560 come cattedrale greco-cattolica. Lo fu fino al 1463, anno della presa di Costantinopoli.

 Le prime reazioni nel mondo sono attonite. Rabbia in Grecia. Sbalordimento in Russia. Shock in Romania. Paesi dove forte è l’attaccamento alla fede ortodossa. Anche in Vaticano è un momento di grande preoccupazione: tutti i media cattolici hanno parlato in questi giorni della vicenda, sperando che il Sultano infine non approvasse l’ultimo passaggio. Speranze vane. Ora ci si attende una risposta ufficiale dalle più alte cariche istituzionali della Santa Sede.

  A Istanbul intanto i fedeli musulmani cominciano a radunarsi nei dintorni di Piazza Sultanahmet, dove la ex basilica ogni anno è visitata da centinaia di migliaia di turisti di tutto il mondo. Le transenne non impediranno la preghiera, ora che il capo dello Stato ha decretato il via libera alle celebrazioni, ai canti del muezzin, e alla lettura delle sure del Corano.

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Fonte: Repubblica

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