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L’operazione militare con cui gli americani hanno ucciso, il 3 gennaio scorso, il comandante iraniano Qassem Soleimani, uno degli uomini più influenti in Iran, finisce al centro di un duro scontro tra le Nazioni Unite e Washington. Agnes Callamard, relatrice speciale dell’Onu per le esecuzioni extragiudiziali nominata dal Consiglio per i diritti Umani, davanti all’assemblea del Consiglio che riunisce i rappresentati di decine di Paesi del mondo ha definito l’attacco contro il convoglio su cui viaggiava Soleimani “illegale” e “arbitrario”, una conclusione che viene poi argomentata nel rapporto presentato da Callamard con un’appendice di 18 pagine. “Lo strike violava l’Art. 2 (4) della Carta delle Nazioni Unite”, si legge, perché gli Stati Uniti non hanno fornito “alcuna prova del fatto che il generale Soleimani stesse pianificando un attacco imminente contro gli interessi degli Stati Uniti, in particolare in Iraq, per il quale erano necessarie azioni immediate” e “non è stata fornita alcuna prova che fosse necessario un attacco di droni in un Paese terzo o che il danno causato a quel Paese fosse proporzionato al danno presumibilmente evitato”. 

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L’operazione americana avvenne la sera del 3 gennaio nei pressi dell’aeroporto di Bagdad: Soleimani viaggiava su un’auto insieme ad Abu Mahdi al-Muhandis, il vice capo delle Forze di mobilitazione popolare irachene, un insieme di milizie sciite paramilitari sostenute, finanziate e addestrate dall’Iran e che secondo Amnesty International si sono macchiate di diversi crimini contro i civili in Iraq. L’Onu riconosce che “il maggiore generale Soleimani era incaricato della strategia militare iraniana e delle azioni in Siria e Iraq”, ma sostiene che senza una minaccia imminente gli americani si siano mossi in una zona grigia, di illegalità, e che abbiano violato l’integrità territoriale irachena.

La risposta americana al rapporto Onu arriva dalla portavoce del dipartimento di Stato, Morgan Ortagus: “Ci vuole una certa disonestà intellettuale per pubblicare un rapporto che condanna gli Stati Uniti per aver agito per autodifesa nascondendo il famigerato noto passato del generale Soleimani, uno dei peggiori terroristi del mondo”, ha detto, aggiungendo che questa relazione “dimostra ancora una volta che gli Stati Uniti avevano ragione a lasciare” il consiglio Onu dei diritti umani. 

Soleimani, ex comandante delle forze Quds, il corpo dei guardiani della rivoluzione (Pasdaran) che si occupa delle operazioni estere, aveva messo in piedi una rete di milizie fedeli all’Iran e finanziate da Teheran in diversi Paesi della regione, dall’Iraq al Libano alla Siria, considerate dall’America e da parte della comunità internazionale responsabili di operazioni di destabilizzazione, terroristiche e di sabotaggio dei processi democratici. Due anni fa il Dipartimento di Stato americano aveva inserito l’intero corpo dei Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche. Rivendicando l’ordine di uccidere Soleimani, Trump disse che il generale stava pianificando attacchi “imminenti” contro diplomatici e soldati americani. Callamard respinge l’argomentazione di Trump. Nelle settimane precedenti al raid c’erano stati diversi scambi di colpi tra i soldati americani presenti in Iraq e le milizie filoiraniane, culminati nel tentativo delle milizie di assaltare l’ambasciata americana a Bagdad. 

Fonte: Repubblica

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