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Gli effetti negativi della pandemia su bambini e ragazzi italiani – ben al di là dell’aspetto sanitario – iniziano a vedersi con chiarezza e gettano un’ombra sul futuro del Paese. Quasi l’80 per cento degli italiani pensa che il Covid abbia accentuato la dipendenza dei più piccoli da smartphone e tablet, e che questo rappresenti il principale problema per i minori. Aumenta anche la consapevolezza dell’importanza della continuità scolastica: la maggioranza dei genitori (8 su 10) è convinta che in futuro non dovrà mai più mancare. Così come non dovranno più mancare la socialità fra coetanei (per il 69% degli intervistati), i giochi e le attività sportive (63%). Solo il 29% dei genitori, invece, ritiene fondamentali per i bambini internet e i dispositivi elettronici. Lo certifica l’indagine “Gli italiani e la povertà educativa minorile – Ascoltiamo le comunità educanti”, condotta dall’istituto Demopolis e promossa dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, in occasione della Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 20 novembre.

Dopo i mesi difficili dell’emergenza sanitaria, tra i connazionali è maturata una certezza: la responsabilità della crescita dei minori non ricade solo sulla scuola ma su tutta la comunità. Oggi ne è convinto il 78% delle persone (nel 2019 era solo il 46%). Anche perché un italiano su due pensa che la scuola non se la sia cavata benissimo nell’ultimo biennio: non ha adeguatamente garantito parità di accesso – lezioni, contatti con gli insegnanti, apprendimento – a tutti gli alunni con la Dad. Il 55% degli intervistati pensa anche che sia peggiorata l’organizzazione scolastica.

Al di là del coronavirus, per il 64% degli intervistati la scuola italiana garantisce uguaglianza di opportunità solo in parte, con livelli di qualità differenti, mentre un quarto degli italiani pensa che l’uguaglianza non sia garantita affatto. Per il 65% degli italiani saranno i più piccoli a pagare il prezzo degli effetti a lungo termine della pandemia e per questo cresce la consapevolezza dell’importanza della lotta alla povertà educativa (che è considerata un fenomeno grave dal 90% delle persone). Per quanto riguarda il Pnrr, la maggioranza degli italiani investirebbe sulla sicurezza e la funzionalità delle strutture scolastiche, su nidi e scuole per l’infanzia, sul tempo pieno e le attività extrascolastiche.

L’indagine tocca anche un tema caldo del momento, quello dei vaccini ai più piccoli. Su questo punto gli italiani si dividono: in generale, il 51% si dichiara favorevole e il 40% contrario. Ma se si intervistano solo i genitori di figli minori, la propensione al vaccino scende: 45% di “sì” contro il 44% di “no”. Aumenta pure la consapevolezza sulla piaga dei femminicidi. Quasi il 90 per cento degli italiani è convinto che si presti poca attenzione ai figli delle vittime e ritiene che questi bambini e ragazzi abbiano diritto a essere sostenuti in modo speciale dalla comunità e dalle istituzioni. 

Fonte: Repubblica

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