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PARIGI – La pastorella e la sopravvissuta all’Olocausto. Una battaglia legale si combatte sulle due sponde dell’Atlantico intorno a un dipinto di Pissarro, “Bergère rentrant des moutons”. La pastorella che fa rientrare le sue pecore all’ovile, creata a cavallo tra impressionismo e puntinismo, la costruzione estetica con puntini, era stata razziata dai nazisti a Parigi nel 1941 alla famiglia di Léone-Noëlle Meyer. Per anni il padre adottivo della donna, Raoul Meyer, diventato poi direttore delle celebri Galeries Lafayette, aveva tentato di ritrovarla. Invano. E’ solo dopo varie peripezie che il quadro è finalmente riapparso negli Stati Uniti, presso il museo Fred Jones dell’università di Oklahoma. A ritrovarlo sono stati per caso alcuni nipotini della signora Meyer nel 2012. Lieto fine? No, la storia continua.

Dopo un primo, lungo contenzioso per recuperare l’opera di Pissarro del 1886 che apparteneva alla sua famiglia, Meyer ha dovuto firmare nel 2016 un accordo con l’università dell’Oklahoma nel quale era prevista una rotazione perpetua a del dipinto ogni tre anni tra Francia e Stati Uniti. Un compromesso rispetto alla completa restituzione del dipinto. Meyer, racconta il suo avvocato Ron Soffer, era stata in qualche modo costretta a firmare con l’istituzione americana per aggirare le regole sulla prescrizione in vigore negli Stati Uniti. L’intesa prevedeva però che la legittima proprietaria facesse donazione del dipinto a un museo. Impegno che Meyer ora vorrebbe portare a termine con il museo d’Orsay dove è accolta la più grande collezione di quadri impressionisti del mondo. Impossibile. “Nessun museo francese può accettare la donazione di un’opera con obbligo di rotazione” spiega Soffer. 

“La storia di questo quadro si mescola con quella del paese e di un periodo” dice ora la signora di 81 anni, che aveva perso i genitori deportati ad Auschwitz, prima di essere adottata dalla famiglia Meyer. “È il simbolo di tutti quei morti che non sono mai tornati. Vorrei che il quadro stesso tornasse”, dice ancora la donna. Nel 2018 il quadro è tornato provvisoriamente nel museo d’Orsay per la prima rotazione prevista dall’intesa con l’università dell’Oklahoma. Dopo un tentativo di mediazione fallito, per rimuovere il vincolo, Meyer ha avviato due procedimenti davanti alla Corte di giustizia di Parigi. Il primo prevede il sequestro del quadro per evitare che a luglio venga rispedito negli Stati Uniti. L’altra causa in corso riguarda la restituzione dell’opera sulla base della legge francese che non tiene conto dell’eventuale “buona fede” di proprietari di una qualsiasi opera spoliata durante la guerra. E’ quello che ha confermato una sentenza della Corte di Cassazione del luglio 2020 in un altro caso di quadro di Pissarro depredato, La Cueillette des pois (1887), la cui restituzione è stata ottenuta in base all’ordinanza del 21 aprile 1945 che dichiarava nulle tutte le vendite fatte sotto le leggi antiebraiche del regime di Vichy.

“L’università dell’Oklahoma poteva fare qualcosa di grandioso restituendo l’opera alla legittima proprietaria, sopravvissuta della Shoah” osserva l’avvocato Soffer, ricordando che l’ereditiera aveva anche proposto di creare una Borsa per far venire ogni anno studenti americani. E invece l’istituzione Usa ha lanciato una durissima controffensiva legale, facendo causa a Meyer nel tribunale federale che ha condannato la donna di 81 anni per “disprezzo civile”. Meyer è ora minacciata da sanzioni finanziarie pari a 2.500 dollari al giorno se non abbandona le sue azioni davanti ai tribunali francesi. E nel frattempo è stata anche condannata negli Stati Uniti a pagare oltre 700mila euro di spese legali. “E’ un paradosso” spiega il suo avvocato a proposito delle somme in gioco. “Le spese legali messe in campo dall’università dell’Oklahoma sono quasi pari al valore del quadro” spiega Soffer ricordando che la Pastorella è assicurata dal museo d’Orsay per 1,5 milioni. 

Perché quindi l’università americana spende cifre folli e continua a battagliare contro Meyer? Forse l’istituzione vuole trasformare l’affaire in un simbolo per scoraggiare altri eventuali legittimi proprietari di opere spoliate. La ricca ereditiera si può permettere di affrontare i costi della guerra legale, ma non tutti i discendenti di famiglie depredate durante la guerra possono farlo. Sulla scia dell’affaire Meyer la Commissione per il risarcimento delle vittime della spoliazione, presieduta da Michel Jeannoutot, ha avviato un’indagine sulla provenienza di tutte le opere donate al museo dell’Università di Oklahoma dalla famiglia Weitzenhoffer nel 2000. Il caso del Pissarro depredato potrebbe non essere un caso isolato. La coppia di collezionisti americani, Aaron e Clara Weitzenhoffer, avevano lasciato in eredità al museo altri 32 dipinti impressionisti in parte comprati dal commerciante David Finley, già al centro di altri scandali di opere razziate dai nazisti.

Proprio in queste ultime ore il museo d’Orsay ha deciso di restituire un dipinto di Klimt a una famiglia austriaca a cui era stato rubato durante la guerra. “Mi chiedono se non c’è il rischio di impoverire la Francia” ha sottolineato la ministra della Cultura, Roselyne Bachelot. “Penso invece che sia un modo di arricchirla” ha aggiunto facendo riferimento al dovere morale nei confronti delle vittime della Shoah. Con ritardo, la Francia sta facendo molto negli ultimi anni per accelerare la restituzione delle opere d’arte sottratte dai nazisti. Una stima parla di oltre 100mila oggetti. “Sono stati fatti grandi passi avanti” conferma la studiosa Margaux Dumas, specialista nella ricerca di opere spoliate durante la guerra. Anche se, aggiunge, gli ostacoli restano molti. Dalla difficoltà di provare il titolo di proprietà ai problemi legali con giurisdizioni diverse in ogni paese. La battaglia di Meyer per la sua Pastorella lo dimostra. 

Fonte: Repubblica

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