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BERLINO – Drammatica protesta dei giornalisti di una delle ultime testate indipendenti in Ungheria, dove gli oligarchi alleati e vassalli del premier-autocrate sovranista Viktor Orbán controllano la maggioranza dei media tramite una loro fondazione e hanno chiuso quelli più critici e scomodi e “addomesticato” gli altri alla fedeltà al regime. Oltre 70 giornalisti, quindi la quasi totalità della redazione, del giornale online Index.hu, si sono dimessi per protesta dopo che, sembra per ordine diretto di Orbán e del suo entourage, il direttore della prestigiosa e autorevole testata indipendente, Szabolcs Dull – una grande firma del giornalismo dell´Europa di mezzo – era stato licenziato. Manifestazioni di protesta di giornalisti e cittadini si sono svolte e probabilmente si svolgeranno ancora a Budapest davanti all’ufficio del premier, in pieno centro di Budapest.

Annunciando le loro dimissioni per solidarietà col coraggioso direttore epurato, i settanta giornalisti hanno diffuso sui social network foto del loro addio: ultimi abbracci, lacrime. Tutto è cominciato quando l’oligarca Miklos Vaszily, amico del premier e in possesso del 50 per cento della proprietà di Index.hu oltre che in controllo della televisione TV2 e del sito filogovernativo Origó, ha licenziato in tronco Szabolcs Dull pochi giorni fa.

Da giugno Szabolcs Dull denunciava in diversi suoi editoriali le crescenti pressioni del potere sul mondo dell’informazione, avvertendo che quel che resta della libertà di stampa in Ungheria era in grave pericolo e l’intero staff di index.hu rischiava per il suo futuro di media operators. L’Ungheria di Orbán è piazzata molto male dall’indice di libertà dei media compilato ogni anno da Reporters sans frontières: all’89mo posto tra 180 Paesi esaminati. Una qualifica non compatibile con l’appartenenza del Paese magiaro all’Unione europea e alla Nato, forti istituzioni legate ai valori costitutivi del mondo libero.

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È dunque arrivato il licenziamento e sono circolate su Internet foto di una cena riservata tra l’oligarca Miklos Vaszily e una delle principali consigliere di Orbán, Maria Schmidt, considerata di estrema destra e sospettata di sentimenti antisemiti e campagne d’odio. È esplosa la protesta della redazione, ma ieri il portavoce della proprietà di Index.hu, László Bodolai, ha annunciato il no assoluto alla richiesta dei giornalisti di riassumere Szabolcs Dull. Allora i settanta si sono dimessi e hanno filmato e messo online per tutto il mondo il loro walkout dalla redazione.

Di fatto dunque l’Ungheria resta adesso quasi totalmente priva di media indipendenti e critici verso il potere, di cui Index.hu aveva denunciato le campagne nazionaliste, le leggi autoritarie, la corruzione e i legami oscuri con Russia, Turchia, Cina, Azerbaijian. Rimane ancora, chi s? per quanto, la voce del bel settimanale economico e di politica internazionale Héti Világgázdaság, Hvg, che significa la settimana dell’economia mondiale, ed era voce critica persino sotto la dittatura comunista prima del 1989. L’altra grande testata critica, il Népszabadság (ex organo ufficiale del partito comunista gorbacioviano prima del 1989, poi divenuto giornale liberal) è stato acquistato dagli oligarchi, che con le loro fondazioni controllano quasi tutti i media, e chiuso nel 2016.

L’allarme per la libertà d´informazione e la libertà in generale in Ungheria si diffonde a livello europeo e mondiale. La scure di Orbán contro Index.hu è stata condannata dalla Bbc, dal Guardian, da molti grandi autorevoli media mondiali. A Bruxelles la commissaria per libertà e diritti umani Vera Jourová ha espresso forte preoccupazione per il futuro della libertà di stampa nel paese. Ma Orbán prosegue diritto sulla sua strada, continua a incassare i fondi di coesione europei vitali per l’economia magiara e a rifiutare i valori comuni costitutivi del mondo libero. E al momento nessun governo di un Paese democratico ha ancora espresso critiche per il colpo mortale contro Inderx.hu. Il tramonto delle ultime deboli luci di libertà e voci critiche continua e si accelera in Ungheria, dieci anni dopo l´arrivo di Orbán al potere. Sia Trump, sia Putin sia Erdogan elogiano di continuo il premier ungherese, adorato in Italia da Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
 

Fonte: Repubblica

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