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222615818 d1fb653f 4aa7 4806 b9b7 50959e47ccf9 - La sfida degli ayatollah a Biden: “Uranio arricchito fino al 20 per cento”

NEW YORK – L’Iran ricomincerà ad arricchire uranio fino al 20%, cioè a livelli tali da poter costruire una bomba atomica, «il più presto possibile». L’annuncio arriva da Teheran nell’anniversario dell’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani da parte degli americani, mentre tutte le forze militari nel Golfo Persico sono in stato di allerta. L’annuncio fa salire la tensione ai massimi e viene interpretato come un segnale a Joe Biden.

Il regime degli ayatollah mette sotto pressione il prossimo presidente a due settimane dal suo insediamento, perché annunci il ritorno degli Stati Uniti nell’accordo nucleare e quindi la levata delle sanzioni. Intanto la previsione di un atto di vendetta nell’anniversario dell’uccisione di Soleimani, induce gli Stati Uniti a lanciare un monito a Teheran: «Nessuno deve sottovalutare – dice il comandante capo delle forze Usa in Medio Oriente, generale Frank McKenzie – la nostra capacità di reagire a qualunque attacco».

Il Pentagono ha mandato due bombardieri strategici B-52 a sorvolare l’area del Golfo Persico. È diretto nel Golfo anche un sottomarino Usa dotato di missili Tomahawk. Ma in un gesto di segno opposto, il segretario alla Difesa Christopher Miller ordina il rientro negli Stati Uniti della portaerei Nimitz. Annunciato alla vigilia dell’anniversario della morte di Soleimani, il ritorno a casa della Nimitz viene interpretato come un gesto di “de-escalation”, per non fornire pretesti agli iraniani e ridurre l’ampiezza dei possibili bersagli americani.

La minaccia atomica torna però in primo piano. Il capo del programma nucleare iraniano, Ali Akbar Salehi, usa un’immagine di tipo militare: «Siamo come soldati con il dito sul grilletto, agli ordini dei nostri capi siamo pronti a produrre uranio arricchito al più presto». La decisione dell’Iran di arricchire uranio al 20% scatenò l’allarme un decennio fa. Allora Israele fu sul punto di colpire gli impianti nucleari iraniani con l’appoggio degli Stati Uniti. Lo scenario di una guerra fu scongiurato, o congelato, dall’accordo sul nucleare raggiunto nel 2015 per volontà di Barack Obama, poi abbandonato da Donald Trump.

L’accordo prevedeva un forte ridimensionamento dei preparativi sull’uranio iraniano per dieci anni in cambio di una progressiva levata delle sanzioni economiche contro Teheran. Trump dopo la denuncia dell’intesa ha inasprito quelle sanzioni e l’economia iraniana ha visto peggiorare le sue difficoltà. Biden era il vice di Obama e favorevole all’accordo, anche se ultimamente ha adottato una posizione più cauta, accogliendo alcune delle critiche contro quell’accordo mosse da Israele, Arabia Saudita, nonché da Trump e anche da alcuni europei: la durata breve dello stop iraniano sull’uranio arricchito; l’assenza di impegni sul riarmo missilistico di Teheran o l’appoggio a milizie terroristiche come gli Hezbollah in Medio Oriente. Ora l’annuncio sulla ripresa imminente dell’arricchimento di uranio sembra voler costringere Biden a sciogliere le riserve e ad accelerare i tempi per un ritorno all’accordo, quindi una levata delle sanzioni.

Il centro dove l’Iran ha annunciato di voler riprendere l’arricchimento dell’uranio si trova a Fordo, vicino alla città santa di Qom, a 90 km a sudovest da Teheran. L’area ha la protezione naturale delle montagne, a cui si aggiungono batterie anti-aeree e altre fortificazioni militari. Finora l’arricchimento di uranio è stato portato dal 3,67% al 4,5%, un livello che già costituisce una violazione degli accordi del 2015. Firmatari di quegli accordi, oltre agli Stati Uniti, sono Cina, Russia, Germania, Francia e Regno Unito.

Un anno fa l’eliminazione del generale Soleimani da parte di un drone americano fu un colpo micidiale, decapitando i corpi di élite delle Guardie Rivoluzionarie di un leader leggendario. Gli iraniani reagirono con un missile contro una base americana in Iraq che ferì decine di soldati. L’Iran ha subito un altro colpo duro a novembre: l’uccisione dello scienziato fondatore del suo programma nucleare, in un raid attribuito ai servizi israeliani.

Fonte: Repubblica

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