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C’è una tempesta silenziosa che rischia di fare più danni di Vaia. Si chiama bostrico ed è un insettino lungo poco più di 4 centimetri. Alcuni studiosi dicono addirittura che sia per l’abete rosso come il coronavirus per l’uomo. Ciò che collega questo parassita a Vaia è la sua propensione ad attaccare le piante in difficoltà, quindi sta proliferando ormai da tempo nei boschi del Bellunese e dell’Altopiano di Asiago, tra le migliaia di alberi ancora schiantati a terra dopo essere stati frustati al vento furioso che soffiò a ottobre 2018. I monitoraggi hanno permesso di determinare anche quanto sia diffuso: 20 mila insetti nelle trappole a feromoni, contro le 9 mila dell’anno scorso. I numeri danno l’idea della progressione esponenziale. E non potrebbe essere che così, visto che il bostrico tipografo, così si chiama, si nutre della corteccia degli alberi debilitati.

Andrea Battisti, professore ordinario di Entomologia dell’Università di Padova, sta seguendo il fenomeno. I focolai sono un’ottantina e il problema vero è che quando le piante sane vengono attaccate, l’unica soluzione è il taglio a raso per un raggio di 50 metri e gli alberi, una volta abbattuti, devono essere necessariamente scorticati o rimossi. Il bostrico dell’abete rosso e del pino silvestre si è diffuso tra gli alberi schiantati e poi rimasti a marcire senza che nessuno li portasse via: a Bolzano sono state bonificate aree per una percentuale del 90%, in Veneto invece i contatori non si schiodano dalla percentuale del ’60.”Ritardi oggettivi dovuti ai tanti siti inaccessibili, alla pandemia, alla difficoltà di trovare imprese”, ha spiegato al Corriere delle Alpi Battisti.

Il bostrico sta devastando i tronchi a terra soprattutto nelle valli di Livinallongo. È quanto si legge nel Raf, il Rapporto annuale sulle foreste, preparato da un’ottantina di esperti e licenziato dalla Regione a fine luglio. Ma i fronti problematici sono vari. A Vigo di Cadore è stata segnalata per la prima volta la presenza di Phytophthora plurivora e sull’ontano verde la Phytophthora alpina, specie nuova. Leandro Grones, sindaco di Livinallongo del Col di Lana, ha fotografato le gallerie che questi insetti scavano sotto la corteccia degli abeti rossi. “I caldi estivi, ma anche temperature più elevate della norma nelle stagioni intermedie, ne favoriscono il ciclo e lo sviluppo”, ha spiegato Grones. “Ma soprattutto, dopo gli eventi calamitosi di Vaia, molte sono le condizioni del soprassuolo arboreo che ne predispongono le infestazioni”. Alla superficie distrutta dall’uragano del 2018 si sono aggiunte altre aree danneggiate nel novembre 2019 e poi anche quelle dell’inverno 2020-2021 (solo a Livinallongo ci sono 872 ettari schiantati da Vaia). Bisogna quindi difendere la superfice rimasta, non ci si può permettere una ulteriore riduzione dei boschi. La protezione dalle valanghe potrebbe essere messa a serio rischio.

Fonte: Repubblica

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