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PECHINO – Fuochi d’artificio, bandierine svolazzanti e nessuna nuova arma da mostrare al mondo come minaccia. La parata militare di mezzanotte andata in scena a Pyongyang per celebrare il 73esimo anniversario della fondazione della Corea del Nord è stata, in realtà, molto poco militare. A colpire, invece, sono state quelle truppe con tute arancioni e maschere antigas a marciare in prima linea, una “unità di emergenza per la prevenzione delle malattie”, come l’ha chiamata il quotidiano di regime Rodong Sinmung. Singolare visto che il regno eremita si è sempre dichiarato libero dal Covid e la casella dei casi di coronavirus nel Paese è ferma ancora a zero. 

Sorridente ma smunto, in un completo grigio perla, dal balcone del palazzo che affaccia sulla piazza intitolata al nonno Kim Il-sung – padre della patria e presidente eterno – Kim Jong-un non ha tenuto nessun discorso. Limitandosi a salutare la folla, ad abbracciare bambini e a godersi la sfilata dei paramilitari della Guardia Rossa dei lavoratori e dei contadini e di qualche pezzo di artiglieria “minore”: niente missili balistici intercontinentali o altre armi strategiche. 

A parlare al popolo, al posto suo, è toccato a Ri Il-hwan, membro del Politburo del Partito dei Lavoratori. “Il governo difenderà fermamente la dignità e gli interessi fondamentali del nostro popolo e risolverà tutto a modo nostro: con l’autosufficienza”. A ribadire, dunque, che il regime non ha bisogno dell’aiuto di nessuno. Dieci giorni fa Pyongyang ha rifiutato tre milioni di dosi di vaccino cinese Sinovac, offerte attraverso il programma Covax: lo stesso aveva fatto qualche mese prima con le dosi di AstraZeneca. “Datele ai Paesi che ne hanno bisogno”, era stata la risposta del regime. 

Con i confini completamente sigillati, il Paese affronta da quest’estate pure una delle più gravi crisi alimentari degli ultimi anni. A luglio lo stesso Kim aveva avvertito che la sicurezza dello Stato era a rischio. Il prezzo del riso è raddoppiato e, anche a causa delle piogge torrenziali estive che hanno devastato i raccolti, pure la produzione di grano è calata di oltre il 5%, secondo i dati dell’Istituto coreano per l’unificazione nazionale con sede a Seul. 

A congratularsi con Kim sono stati i due soli “amici” Xi Jinping e Vladimir Putin. “Attribuisco grande importanza allo sviluppo delle relazioni tra Cina e Repubblica Democratica Popolare di Corea e sono disposto a lavorare con il compagno segretario generale per promuovere le relazioni stabili e a lungo termine tra i due Paesi e continuare a raggiungere nuovi livelli, a vantaggio dei due Paesi e dei due popoli”, è stato il messaggio del presidente cinese. “Esprimendo la convinzione che entrambi i Paesi svilupperanno ancora di più il dialogo bilaterale costruttivo e la cooperazione sotto vari aspetti grazie ai loro sforzi”, ha dichiarato il presidente russo, “le azioni congiunte senza dubbio soddisferanno gli interessi dei due popoli e contribuiranno a promuovere la sicurezza e la stabilità nella penisola coreana e nell’intero nordest asiatico”.

Fonte: Repubblica

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