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NEW YORK – Nuovo boom di contagi negli Stati Uniti: dove per la prima volta dallo scorso 9 febbraio – quando, cioè, la popolazione aveva appena iniziato a vaccinarsi – si sono superati i 100mila contagi giornalieri. Qui ieri i positivi sono stati ben 107.143: e anche se siamo ancora lontani (ma non troppo) dai 255mila del 9 gennaio scorso, è un tristissimo promemoria di quanto la variante Delta sia rapida e infettiva, visto che solo il 20 giugno i casi nazionali erano scesi ad appena 5.197. L’allarme riguarda pure l’aumento dei ricoveri ospedalieri, saliti addirittura del 40 per cento nell’arco di una sola settimana. Mentre pure il numero di morti raddoppia: erano 270 al giorno una settimana fa, ora sono già 500, secondo i dati della Johns Hopkins University.

Almeno la metà dei nuovi casi e ricoveri si registra in sette Stati del Sud a guida repubblicana, con la Florida sul triste podio dei più infetti con circa 45 mila nuovi contagi al giorno. Eppure il governatore trumpiano Ron DeSantis – ritenuto uno dei papabili alla gara per la Casa Bianca 2024 – ha addirittura vietato ogni obbligo di mascherina, perfino nelle scuole e negli ospedali. Seguono il Texas, il Missouri, l’Arkansas, la Louisiana, l’Alabama e il Mississippi.

In quest’ultimo è vera emergenza: la terapia intensiva è intasata e restano solo 8 posti disponibili nei reparti. Sono, d’altronde, gli Stati dove il tasso di vaccinazione è il più basso dell’intero Paese: inferiori al 45 per cento degli aventi diritto.

Il virologo Anthony Fauci, intanto, già bolla questa nuova ondata, la quarta, come “pandemia dei non vaccinati”. Avvertendo: “Se non ci sbrighiamo a fermarla, potremmo avere presto nuove e più aggressive mutazioni, rendendo inutile tutto ciò che abbiamo fatto finora”.

In America i vaccini non mancano: solo da ieri metà della popolazione – 165.9 milioni di persone – è totalmente immunizzata (il 58,4 per cento ha invece ricevuto la prima dose). Mentre l’obiettivo del 70 per cento di adulti immunizzati, a cui il presidente Joe Biden mirava entro il 4 Luglio per poter dichiarare finalmente “l’indipendenza dal virus”, è stato raggiunto sì, ma il 4 agosto. Con un mese di tragico ritardo, proprio per colpa della riluttanza di troppi.

Anche per questo l’amministrazione sta spingendo sempre di più verso l’imposizione dei vaccini sui posti di lavoro – pur senza mai pronunciare quella che il sito di Politico già chiama “M-word”, la proibitissima parola “mandate”, “obbligatorio”: invisa a quella parte di Paese convinta che la propria libertà personale non debba essere limitata dall’alto.

Biden ha pure deciso di richiedere prova di vaccinazione (o l’impegno di sottoporsi a regolare tampone) a tutti i 2 milioni di dipendenti federali. Convincendo pure il Pentagono a imporre il vaccino a tutti i militari. Venerdì, esultando per i dati in crescita sul lavoro, lo ha ribadito: “Il vaccino salva vite, farà in modo che non avremo gli stessi danni economici subiti quando è iniziato il Covid”. E ha ringraziato gli imprenditori che non faranno tornare in uffici e fabbriche i dipendenti non immuni: dai big di Silicon Valley, Apple e Facebook in testa, alla catena di grandi magazzini Walmart, dalla compagnia aerea United al colosso dell’intrattenimento Disney.

Ora l’amministrazione pensa a una nuova linea dura: ritirare i fondi federali e le agevolazioni fiscali a chi non obbligherà i propri dipendenti a immunizzarsi. Un piano, racconta il Washington Post, ancora in fase di studio, ma che prevede la possibilità di sanzionare realtà come case di cura, università e navi da crociera.

Fonte: Repubblica

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