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Le ali di Pegaso potranno continuare a volare: con buona pace di quelli che hanno visto i loro segreti violati e anche le loro vite messe in pericolo. Il tribunale di Tel Aviv ha respinto domenica il ricorso di Amnesty International contro Nso, il gruppo israeliano specializzato nella creazione di software per la sicurezza che ha creato Pegasus, il malware di spionaggio protagonista di alcuni dei più clamorosi hackeraggi telefonici degli ultimi anni: da quelli che hanno visto protagonisti il giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi al fondatore di Amazon Jeff Bezos e poi centinaia di attivisti, giornalisti e politici del mondo arabo e non solo, come raccontato da un’inchiesta del Financial Times.
 
Amnesty International aveva portato Nso e il ministero della Difesa israeliano che ne aveva autorizzato le operazioni davanti al tribunale a inizio anno: partendo dalla violazione dei telefoni di alcuni dei suoi rappresentanti, avvenuta proprio attraverso Pegasus, aveva chiesto di sospendere la licenza di esportazione al gruppo. I suoi prodotti, avevano sostenuto gli avvocati del gruppo, vengono usati per reprimere e spiare dissidenti e oppositori e li trasformano in vittime dei regimi autoritari clienti di Nso.
 

Dalla parte dell’azienda si era schierato appunto il ministero della Difesa, l’entità che sta dietro a buona parte dello sviluppo del settore high tech israeliano e che in questo particolare caso, come in tutti quelli che riguardano la sicurezza nazionale, deve autorizzare le operazioni e i contratti più delicati. Gli esperti del ministero avevano ottenuto che le udienze si svolgessero a porte chiuse per ragioni di sicurezza nazionale: anche per questo le motivazioni della sentenza diffusa oggi a Tel Aviv sono stringatissime. Amnesty non è riuscita a provare la pericolosità di Pegasus, sostengono di fatto i giudici.

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Operando attraverso una falla del sistema di messagistica Whatsapp, il programma, secondo il gruppo di ricerca canadese Citizen Lab era stato usato dall’intelligence saudita per spiare il telefono di Jamal Khashoggi prima del suo omicidio nel consolato saudita di Istanbul nell’ottobre 2018 e di Omar Abdulaziz, un attivista saudita in esilio in Canada. Lo stesso metodo sarebbe stato usato per penetrare nel telefono di Jeff Bezos, rubare foto intime della sua relazione con la sua amante e ricattare il magnate secondo quanto denunciato dagli addetti alla sicurezza di Amazon, che avevano puntato il dito contro Riad.  

Citizen Lab aveva denunciato che Pegasus era stato venduto anche ai governi di Paesi non democratici come Panama, Turchia, Mozambico, Kenya, Messico, Emirati arabi uniti e Nigeria.
 

Fonte: Repubblica

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