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“C’è una donna che mi perseguita. E’ una donna senza mani, una tedesca. Mi segue, mi minaccia, compare improvvisamente anche nelle videochiamate che faccio con mia madre”. Sono queste le dichiarazioni spontanee fatte da Somale Duula, il 26enne richiedente asilo di origini somale che sabato pomeriggio a Rimini ha accoltellato e ferito quattro persone, tra cui un bambino di 6 anni. Durante l’udienza di convalida del fermo, che si è svolta davanti al Gip di Rimini, alla presenza del pm Davide Ercolani, l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere per poi decidere di fare soltanto alcune dichiarazioni messe a verbale. Apparentemente agitato, il 26enne, ha messo assieme un racconto sconnesso e a tratti contraddittorio, alla fine del quale è emersa la figura inquietante della donna che alimenterebbe i suoi incubi. Si potrebbe dedurne che la tesi difensiva punti all’infermità mentale. Il difensore, l’avvocato Anna Maria Rivieccio infatti ha chiesto la perizia psichiatrica.

Sugli accoltellamenti sull’autobus della linea 11 (vittime due accertatrici) e lungo la via di fuga (un’anziana ferita lievemente e il bimbo ridotto in fin di vita, per fortuna salvato) non ha voluto dare spiegazioni. Null’altro sarebbe emerso se non che “della tedesca sanno sia i poliziotti che i pakistani”. Frasi buttate lì, senza apparente raziocinio: “Si – ha detto al giudice – quella donna mi ha seguito anche l’altra sera, una volta mentre parlavo con mia madre in videochiamata dalla Somalia è apparsa improvvisamente sullo schermo. Ho paura”.

Secondo quanto accertato dalla polizia, il 10 settembre scorso, mentre faceva il tampone ha iniziato a inveire contro tutti in maniera aggressiva. Poche ore dopo si è presentato in questura, con tanto di referto e una prognosi di 4 giorni, per fare denuncia contro due persone ignote che lo avevano aggredito nella struttura della Croce rossa che lo ospitava. Un presunto pestaggio di cui però non c’è alcun riscontro.

Il pm Davide Ercolani ha chiesto agli investigatori di scavare nel suo passato tramite l’Interpool. Dalle banche dati non risultano precedenti né in Italia né all’estero. Non si capisce tuttavia il suo girovagare per l’Europa. Dal 2015 a oggi ha infatti presentato domanda per il riconoscimento dello status di rifugiato in Danimarca, Svezia, Germania, Olanda e ora in Italia. La cosa strana è che sempre – prima ancora di ottenere una risposta di accoglimento o respingimento alle sue richieste di asilo – ha lasciato improvvisamente il Paese del quale era ospite per trasferirsi in un altro. Gli inquirenti voglio vederci chiaro ed è per questo che le indagini sono tutt’altro che chiuse. Un primo esame medico psichiatrico era stato effettuato in ospedale subito dopo il fermo visto anche il sospetto che Somane avesse assunto droga. I primi test sulle urine hanno però dato esito negativo alla cocaina, ma la parola definitiva arriverà dagli esami del sangue. Si attende ora la decisione del gip sulla convalida e la custodia cautelare.

Fonte: Repubblica

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