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MODENA – Laila El Harim non era stata formata per utilizzare il macchinario che l’ha uccisa. E’ una delle conclusioni cui è arrivata l’indagine della procura di Modena sulla morte della donna rimasta incastrata nella fustellatrice alla quale stava lavorando all’intero dell’azienda di packaging Bombonette di Camposanto, nel Modenese, dove era stata assunta pochi mesi prima. Sono due gli iscritti nel registro degli indagati, con l’ipotesi di omicidio colposo: il legale rappresentante e il responsabile alla sicurezza dell’azienda.

Una versione che però l’azienda contesta. Nell’incontro ufficiale con i sindacati Cgil e Cisl di venerdì 6 agosto, ha riferito che l’operaia Laila El Harim aveva 15 anni di esperienza su un macchinario simile e che aveva avuto un tempo congruo di addestramento, circa un mese, con un collega addetto a una macchina gemella.

L’indagine della procura modenese punta ora ad accertare i fatti, e se la formazione sia realmente avvenuta o meno: un punto delicato questo nell’inchiesta, che potrebbe dare una svolta nell’accertamento del tragico infortunio.

A lavoro per chiarire la dinamica dell’incidente ci sono i carabinieri e gli specialisti dell’Ispettorato nazionale del lavoro. Gli ispettori hanno ascoltato il compagno di Laila, Manuele Altiero, impiegato anche lui nel settore. La donna infatti aveva fotografato più volte il macchinario per segnalare i malfunzionamenti e l’uomo ha consegnato il cellulare, sotto sequestro. Lutto cittadino, bandiere a mezz’asta e manifestazioni pubbliche sospese nel frattempo a Bastiglia, dove Laila viveva con la sua famiglia, il compagno e la figlia di 5 anni. I funerali si sono svolti alle 18, nella sezione islamica del cimitero di Massa Finalese. Il 21 agosto prossimo Laila avrebbe compiuto 41 anni.

“La scomparsa di Laila – scrive la sindaca Francesca Silvestri annunciano il lutto cittadino – ha profondamente colpito la nostra comunità, un evento tragico che ha scosso ognuno di noi. Le bandiere a mezz’asta e il lutto cittadino sono gesti simbolici con i quali vogliamo ricordare Laila, stringerci attorno ai famigliari e partecipare al loro dolore. Così facendo intendiamo mandare un messaggio ai suoi cari, dire loro che non sono soli e metterci a disposizione per quanto ci sarà possibile per aiutarli a superare questo difficile momento”.

La mamma, il papà, i fratelli e le sorelle dell’operaia di Bastiglia morta il 3 agosto scorso, con una nota hanno voluto “ringraziare tutti coloro che sono stati loro vicini in questo momento di lutto, che hanno dato loro conforto e che hanno dedicato la loro attenzione alla tragica vicenda della loro cara”. L’operaia, di origine marocchina, risiedeva in Italia praticamente da vent’anni. Lascia una figlioletta di 5 anni e il compagno.

Fonte: Repubblica

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