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180216174 ce3767fb fc82 463d 9819 19c32138fe8c - L'analista americano: "L'Afghanistan è il nostro nuovo Vietnam"

NEW YORK – «L’Afghanistan è il nuovo Vietnam di noi americani. E non solo per la foto evocativa dell’elicottero sul tetto dell’ambasciata di Kabul così simile alle immagini di Saigon nel 1975. Ma per l’enorme sconfitta politica che rappresenta. Lo smacco inflittoci dai talebani è ben peggiore di quello subito dai vietcong quasi mezzo secolo fa». Michael O’Hanlon, 60 anni, è l’analista esperto di Difesa della Brooking Institution autore del saggio “The Science of War”.   

Una sconfitta storica, certo: addirittura peggiore di quella subita in Vietnam?  

«Sì, perché in Afghanistan stavamo lavorando bene con un governo, per quanto imperfetto, con buone possibilità di successo: meritava più sostegno. Per restare ai paralleli storici, la speranza, ora, è che il futuro afghano somigli al Vietnam post 75. Un governo più misurato di quanto ci aspettiamo, capace di migliorare la vita della gente, aperto a un futuro dialogo. Dipenderà dalle dinamiche interne ai talebani: il braccio di ferro fra moderati, in cerca di riconoscimento esterno, e i fondamentalisti interessati solo a dominare su un Paese chiuso. C’è il rischio di una  nuova guerra civile».   

Su The National Interest, pochi giorni fa, lei suggeriva una divisione del Paese fra talebani e governo. In queste ore sono in corso colloqui fra le due fazioni: c’è ancora spazio per la diplomazia?   

«Quel che sembrava plausibile sabato, è ormai impensabile. I talebani hanno vinto e la divisione del potere non è più realistica. Possiamo solo sperare che per meglio controllare la società gli studenti coranici provino a essere più inclusivi, moderando i loro comportamenti. Lo sapremo già nelle prossime ore».  

Il presidente Biden ha detto che l’accordo fatto da Trump con i talebani gli “legava le mani”. Non c’erano alternative?  

«Non era affatto vincolato da quell’accordo: i talebani lo avevano violato mantenendo legami con Al Qaeda, come documentato dall’Onu. Uscire senza un piano ha invece scatenato l’effetto domino. Gli afghani si sono arresi sentendosi le spalle scoperte. Biden ha deciso, spinto dallo scontento bipartisan verso la nostra presenza in loco. Ma era moderata e a costi contenuti, una presenza che offriva l’equilibrio necessario ad un processo di pace concreto con l’aiuto di Pakistan e fazioni moderate. È vero, i talebani già avanzavano. Ma pure se avessero attaccato, nulla sarebbe stato tragico come il crollo cui assistiamo ora. Per Biden è un boomerang. Il ritiro sarà più impopolare dello sforzo bellico recente».   

L’Afghanistan diventerà nuova piattaforma del terrorismo islamico?  

«Abbiamo gli strumenti per affrontare le minacce inclusi satelliti e droni. Ma fare antiterrorismo da remoto è complesso. Ma i talebani sanno quanto rischiano ad allearsi nuovamente con i terroristi: sarebbero colpiti duramente. Terremo a bada la minaccia. Ma ci toccherà trattare coi fondamentalisti, alternando incentivi e minacce. Sarà difficile, ma non c’è altra soluzione».  

Fonte: Repubblica

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